L’Italia riapre, tutti gli indici Rt delle Regioni: chi rischia di più

Da oggi lunedì 26 aprile l'Italia riparte, quasi tutta gialla, che non esisteva da oltre un mese, con nuove regole e allentamenti sulle restrizioni. Ecco i dati Regione per Regione

Pronti a fare passi avanti, ma con prudenza. Da oggi lunedì 26 aprile l’Italia riparte, quasi tutta gialla (qui la nuova mappa a colori), colore che non esisteva più da oltre un mese, con nuove regole e allentamenti sulle restrizioni. Coprifuoco confermato alle 22, per ora: quel senso del limite, viene da pensare, più simbolico che altro, ma che difficilmente i cittadini avrebbero, come peraltro dimostrato a più riprese di fronte alle riaperture (qui trovate il calendario completo e definitivo).

Con in più la differenza che ora i contagi e soprattutto la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive non è affatto paragonabile a quella di un anno fa. Ci sono i vaccini, vero, ma ad oggi sono poco più di 5 milioni gli italiani che hanno ricevuto le due dosi anti-Covid: 5.203.516 per l’esattezza, 5.761.012 le somministrazioni andate agli over-80 e 2.431.486 alla fascia 70-79 anni, 639.330 le somministrazioni ad ospiti delle RSA, 3.179.188 al personale sanitario e 1.149.334 al personale scolastico. Ancora troppo lontani dai target fissati dal commissario Figliuolo per raggiungere, come auspicava, l’immunità di gregge a settembre/ottobre.

Cosa ha detto Speranza sulle riaperture

“Riprendiamo, ma dobbiamo farlo gradualmente per evitare di tornare poi indietro”, ha raccomandato il ministro Speranza ospite a Domenica In. “L’orario delle 22 ci consente di ridurre la mobilità: è una scelta dei tecnici, degli scienziati e del governo nello spirito di prudenza, cautela e gradualità che ci anima. Nessuno si diverte a fare restrizioni, ma sono misure indispensabili per mantenere la curva sotto controllo”.

L’Italia punta a raggiungere le 500mila dosi di vaccino quotidiano: “I nostri numeri sono allineati a quelli dei principali Paesi Ue. Sono stati più veloci di noi altri Paesi che hanno avuto la fortuna di produzioni sul proprio territorio, come Gran Bretagna e Usa” spiega Speranza.

Ora siamo nelle condizioni di fare un’accelerazione ancora più forte, dimostrando di arrivare vicini alle 400mila somministrazioni al giorno, e dunque “l’obiettivo delle 500mila dosi quotidiane è alla nostra portata”. Sono fiducioso, con l’accelerazione nel mese di maggio e di giugno creeremo condizioni per star meglio e superare i mesi drammatici che nessuno di noi potrà mai dimenticare”.

Oggi dunque il primo passo, poi il governo monitorerà settimana per settimana “e vediamo come regge il Paese. L’esito non è già scritto, vedremo: se ci saranno le condizioni, sarò il più felice di tutti a fare passi avanti sul coprifuoco e su altre misure. Ma si potrà fare quando ci sono le condizioni”.

Da Crisanti a Galli, gli esperti contro il piano Draghi

Molti esperti tuttavia non concordano con le riaperture decise dal governo Draghi nell’ultimo decreto. A lanciare un nuovo allarme, tra gli altri, è Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova: “Non ci sono le condizioni per una apertura in sicurezza, come l’Inghilterra. Non sarà come a Londra. Si presenterà un rischio legato all’elevato numero di casi positivi che ci sono ogni giorno”.

E torna sul nodo scuola: “Non siamo ancora in grado di identificare, all’interno delle scuole, un rischio o rischi specifici. Qualsiasi decisione è presa senza sufficienti informazioni scientifiche. Con la Dad si limitano i contagi a condizione che le scuole siano tutte chiuse. Se si lascia l’iniziativa libera alle persone è un altro discorso” lamenta.

E anche rispetto all’arrivo della bella stagione Crisanti non sembra ottimista. Secondo lui non si può prevedere un abbassamento dei contagi in estate, “basta vedere il caso Brasile, dove non c’è stato alcun beneficio legato alle alte temperature”. L’unico elemento positivo che si può individuare viene dal beneficio di stare più all’aperto, semmai. E “non bisogna fare paragoni con l’estate 2020, sarà una stagione completamente diversa, con maggiore trasmissione dei contagi”.

Sulla stessa linea anche Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che al Quotidiano Nazionale ha criticato il piano del governo. Con le riaperture si rischia di pagare “un prezzo alto”. “Siamo ancora a livelli molto alti, con numeri, per quanto calati, che sono probabilmente la metà di quelli veri“.

Per Galli, infatti, siamo lontani da una condizione di sicurezza: “Negli Usa e nel Regno Unito, dove sono molto più avanti con la profilassi, hanno registrato una ripresa fino al 10% di nuove infezioni a metà aprile”. E poi ha aggiunto come sia “un mito da sfatare” il fatto che i contagi calino durante la bella stagione.

Paura per la nuova variante indiana: Speranza firma nuova ordinanza

C’è poi un’altra partita doppia e essenziale da giocare: quella di vaccinare più persone possibili e tentare di bloccare l’ingresso dall’estero in Italia di nuove varianti resistenti al vaccino. Proprio in questo senso si è mosso ieri il ministro Speranza, firmando una nuova ordinanza che vieta l’ingresso in Italia a chi sia stato in India nei 14 giorni precedenti.

La misura si è resa necessaria dopo la scoperta di alcuni casi di variante indiana nella provincia di Firenze, che ha subito messo in allarme gli esperti visto l’elevato livello di contagiosità che si porta dietro questa mutazione.

L’epidemia Covid in Italia al 26 aprile

Intanto, secondo l’ultimo monitoraggio Iss, si conferma anche per questa settimana la lenta discesa dei nuovi casi e del numero di pazienti ricoverati per Covid, ma il quadro complessivo resta ancora ad un livello di grave rischio.

I dati – per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella terza decade di marzo – fotografano ancora una lievissima diminuzione dell’incidenza settimanale, pari a 157,4 per 100mila abitanti, contro i 160,5 della settimana scorsa.

Ma rimane alto il numero di Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva o aree mediche sopra la soglia critica (12 contro le 14 della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica, fissandosi al 35%, anche se il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 3.526 a 3.151. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende invece finalmente sotto la soglia critica (36%) per la prima volta dopo varie settimane. Il numero di persone ricoverate in queste aree passa da 26.952 a 23.255.

Indice Rt

L’indice di contagio Rt medio calcolato sui casi sintomatici è pari a 0,81 (range 0,77– 0,89), ancora in diminuzione rispetto alla settimana precedente. Migliora anche leggermente il livello generale del rischio, con due Regioni (Calabria e Sardegna) che hanno un livello di rischio alto.

4 Regioni (contro le 5 della settimana precedente) hanno un Rt puntuale maggiore di 1. Tra queste, 2 (Basilicata e Sicilia) hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 1.

Regioni con indice Rt sotto 1

  • Friuli Venezia Giulia 0.61
  • Piemonte 0.66
  • Marche 0.69
  • Veneto 0.71
  • Lombardia 0.72
  • Emilia-Romagna 0.73
  • Provincia autonoma di Bolzano 0.75
  • Provincia autonoma di Trento 0.77
  • Lazio 0.78
  • Liguria 0.82
  • Puglia 0.84
  • Abruzzo 0.84
  • Toscana 0.88
  • Umbria 0.89
  • Campania 0.92
  • Valle d’Aosta 0.94
  • Sardegna 0.97

Regioni con indice Rt sopra 1

  • Calabria 1.03
  • Sicilia 1.12
  • Basilicata 1.24
  • Molise 1.49.

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