Report Iss, Rt scende ma non basta: in 5 Regioni rischio Covid alto, solo in 2 è basso

L’incidenza delle diagnosi Covid è solo leggermente in diminuzione a livello nazionale, e resta ancora elevata e molto lontana da livelli che permettano il ripristino della fase di contenimento

Triste record per l’Italia, che diventa ufficialmente il Paese in Europa con il maggior numero di morti per Covid. Secondo i dati dell’osservatorio della Johns Hopkins University che monitora l’andamento della pandemia dall’inizio, il numero di decessi da Coronavirus nel mondo ha superato quota 1,6 milioni.

Italia, record di vittime per Coronavirus

L’Italia risulta il Paese più colpito in Europa, con 64.036 decessi totali, superando così il Regno Unito, le cui autorità sanitarie al momento dichiarano 64.026 decessi, anche se va precisato che nel computo totale i certificati di morte sui quali compare l’attestazione di positività sono 73.125.

A fronte di un elevatissimo numero di vittime, la situazione epidemiologica in Italia però migliora leggermente. La cabina di regia del 9 dicembre, per il periodo 30 novembre-6 dicembre, evidenzia che l’incidenza delle diagnosi di Covid-19 è solo leggermente in diminuzione a livello nazionale, e resta ancora elevata e molto lontana da livelli che permettano il ripristino della fase di contenimento.

Natale, Italia verso il lockdown: tutti in zona rossa?

Mentre si discute ancora animatamente a Palazzo Chigi e dintorni sulle feste di Natale, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha spiegato che al 9 dicembre l’incidenza è di 193 per 100mila abitanti. “No agli spostamenti tra comuni a Natale, il rischio è troppo alto” avverte.

L’ultima parola spetta al Parlamento, ma stando alle ultime indiscrezioni, dopo il vertice di ieri sera convocato dal premier Conte in fretta e furia, non sembra più che qualche deroga per gli spostamenti di Natale ci sarà, solo per comuni più piccoli, massimo 15mila abitanti, e vicini, come si era ipotizzato. L’Italia va, tutta, verso la zona rossa. Proprio come la Germania di Angela Merkel, dove da mercoledì 16 dicembre scatterà il lockdown “duro”.

I tempi per eventuali modifiche agli spostamenti diventano sempre più stretti, e l’epidemia in Italia continua a mostrare una riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente, ma si mantiene grave, a causa di un impatto elevato sui servizi assistenziali.

Indice di trasmissibilità Rt

Verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella seconda decade di novembre. L’indice di contagio Rt scende ancora, passando da 0,91 a 0,82, ma ancora non basta a dirsi fuori pericolo, anzi.

L’indice di trasmissibilità Rt è superiore a 1 solo nel Molise, con 1.48, e nel Veneto, con 1.01. La Basilicata ha il valore più basso con un indice Rt di trasmissione del contagio a 0.66.

Risulta tuttavia ancora molto marcata la forte variabilità tra le Regioni. Si continua ad osservare una riduzione generale del rischio di trasmissione di Sars-Cov-2, con la maggior parte delle Regioni/Province autonome a rischio moderato.

Le Regioni a rischio basso, moderato e alto

Tutte le Regioni, tranne 1 che è compatibile con lo scenario 2 – il Molise – hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo 1.

Due Regioni sono classificate a rischio basso:

  • Basilicata (Rt 0,66)
  • Molise (Rt 1,48).

14 Regioni sono classificate a rischio moderato:

  • Abruzzo (Rt 0,82)
  • Calabria (Rt 0,76)
  • Campania (Rt 0,71)
  • Friuli Venezia Giulia (Rt 0,91)
  • Lazio (Rt 0,82)
  • Liguria (Rt 0,68)
  • Lombardia (Rt 0,85)
  • Marche (Rt 0,87)
  • Piemonte (Rt 0,68)
  • Provincia autonoma di Bolzano (Rt 0,74)
  • Sicilia (Rt 0,72)
  • Toscana (Rt 0,81)
  • Umbria (Rt 0,73)
  • Valle D’Aosta (Rt 0,67).

Di queste, nessuna ha una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità.

5 Regioni sono comunque ancora a rischio alto di trasmissione non controllata e non gestibile (la settimana scorsa erano soltanto 3):

  • Emilia-Romagna (Rt 0,88)
  • Provincia autonomia di Trento (Rt 0,89)
  • Puglia (Rt 0,87)
  • Sardegna (Rt 0,73)
  • Veneto (Rt 1,01).

2 di queste – Puglia e Sardegna – sono state classificate a rischio alto e/o equiparate a rischio alto per 3 o più settimane consecutive, il che prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale.

La situazione negli ospedali

Si osserva una lieve diminuzione nelle ospedalizzazioni in area medica e in terapia intensiva ma ancora con un forte impatto sui servizi ospedalieri.

All’8 dicembre sono 16 le Regioni che hanno superato almeno una soglia critica in area medica o di terapia intensiva, contro le 18 della settimana precedente. Il tasso di occupazione dei posti letto supera ancora le soglie critiche di occupazione a livello nazionale.

Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve diminuzione da 3.663 a 3.345. Anche il numero di persone ricoverate in aree mediche è lievemente diminuito passando da 32.811 a 30.081.

Si osserva una diminuzione nel numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note, con la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti stabile al 24,7%. E anche un lieve aumento nella percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (32.3% vs 30,2% la settimana precedente). Infine, il 29.8% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 13.2% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico.

Sebbene in miglioramento, resta una evidente e diffusa difficoltà nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrata sia per mancata tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal Ministero della Salute) sia per incompletezza.

Cosa serve fare

La situazione epidemiologica rimane grave e l’Iss raccomanda che, in base all’impatto sui servizi sanitari e territoriali, una modulazione delle misure di mitigazione nelle Regioni/PA eviti un rilassamento delle misure stesse e il livello di attenzione della popolazione al punto da rischiare di determinare una rapida inversione della tendenza.

Dunque, l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda massima attenzione nel mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone, evitando tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile.

Resta obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine.

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