Reinfezione da Covid, chi rischia di più di riprenderselo

Alcuni studi hanno evidenziato come alcune categorie di persone risultate positive al Covid abbiano prodotto meno anticorpi: sono quelle che rischiano una seconda infezione

La variante Omicron ha ricambiato tutto, visto che i primi studi starebbero dimostrando come la mutazione possa provocare più reinfezioni, anche se non gravi, rispetto alla Delta. Il vaccino è l’arma per uscire dalla pandemia, ma soprattutto per evitare forme gravi e ospedalizzazioni, ma la terza dose è lontana qualche settimana ancora per parecchie persone. Il rischio di contagiarsi di nuovo, quindi, non è assolutamente basso. Ecco cosa dicono gli studi.

Reinfezione da Covid, il confronto tra Omicron e Delta

Uno studio dell’Imperial College di Londra dimostra che la variante Omicron ha fatto crescere i tassi di reinfezione. La ricerca spiega che il rischio di contagiarsi di nuovo è 5,4 volte maggiore con la Omicron rispetto alla variante Delta. Il lato positivo è che, comunque, i contagi legati alla Omicron sembrerebbero tradursi in ospedalizzazioni nel 15%-20% di casi in meno rispetto alla Delta. Più basse del 40%-45% le probabilità di essere ricoverati per più di un giorno.

Lo studio dell’Imperial College di Londra ha preso in esame tutti i casi di variante Omicron confermati e registrati nel Regno Unito nelle prime due settimane di dicembre. Gli scienziati, però, hanno specificato che l’alto numero di casi potrebbe ancora portare far crescere quello dei ricoveri.

Reinfezione da Covid, chi rischia di più

Secondo lo studio dell’Uomc Children’s Hospital di Pittsburgh e della University of Pittsburgh, inoltre, sarebbero le persone giovani quelle maggiormente a rischio di contagiarsi una seconda volta. La ricerca è stata pubblicata su medRxiv.

Lo studio ha coinvolto 173 persone positive tra i 19 e i 79 anni, guariti da diverse settimane da forme lievi o moderate della malattia. Le analisi hanno evidenziato che i pazienti sotto i 30 anni producevano livelli di anticorpi più bassi rispetto a tutti gli altri gruppi di età.

Secondo la ricerca, quindi, alcuni pazienti (soprattutto i più giovani) non avrebbero una memoria anticorpale particolarmente buona dopo l’infezione. Per loro, dunque, è più che mai necessaria una nuova dose di vaccino. Anche quelle che sono già guarite. Il consiglio è di stare attenti, anche mentre si viaggia. A proposito, se si è stati seduti vicino a una persona risultata poi positiva in volo, questa è da considerarsi è un contatto stretto? Scatta la quarantena? Le indicazioni del Governo

Come riportato sul sito del Governo: “I test antigenici rapidi su saliva, sulla base delle evidenze disponibili, NON sono al momento raccomandati come alternativa ai tamponi oro/nasofaringei, in quanto non raggiungono i livelli minimi accettabili di sensibilità e specificità”.

Qui l’elenco delle farmacie convenzionate, i nuovi prezzi dei tamponi e le regole di validità del Green pass per chi viaggia.

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