Covid, quali regioni rischiano la zona gialla dal 23 agosto e dal 30 agosto

Quali territori rischiano davvero di abbandonare la zona bianca e qual è la situazione in Sicilia, finora considerata la regione più a rischio zona gialla

Il nuovo report dell’Istituto Superiore di Sanità fotografa la situazione dei contagi da Covid in Italia. In base a quanto emerge dal monitoraggio dell’ente, nell’ultima settimana presa in considerazione, quella dal 9 al 15 agosto, l’incidenza di casi a livello nazionale è di 69 per 100 mila abitanti. Il dato è stabile rispetto alla precedente, quando era di 68 per 100 mila abitanti.

Regioni e province a rischio: 18 territori a rischio moderato, 3 a rischio basso

Si tratta di un numero che è comunque al di sopra della soglia dei 50 casi, che permetterebbe il contenimento della diffusione del virus grazie all’identificazione dei positivi e al tracciamento dei loro contatti.

L’indice di contagio Rt, calcolato sui casi sintomatici, si attesta a 1,1, in calo rispetto alla settimana precedente, ma anche in questo caso sopra la soglia di rischio dell’1. La circolazione del patogeno è imputata principalmente ai più giovani e ai non vaccinati.

Per quanto riguarda la probabilità di diffusione del Covid, per l’Istituto Superiore di Sanità sono 18 le regioni e le province autonome a rischio moderato. Lazio, Lombardia e Veneto, in base agli indicatori, rientrano invece nella fascia di rischio basso.

Sono presi in considerazione i seguenti fattori per la valutazione, in maniera progressiva.

  • Rilevazione di nuovi casi negli ultimi 5 giorni. Se non è segnalata la probabilità è molto bassa, al contrario è bassa.
  • Crescita dell’indice Rt e aumento del numero e delle dimensioni dei focolai. Se non sono segnalati la probabilità è bassa, al contrario è moderata.
  • Presenza di trasmissione non gestibile senza misure di contenimento come le zone rosse. Se non è segnalata la probabilità è moderata, al contrario è alta. Nessuna regione si trova in questa situazione.

Quali sono i nuovi parametri per il cambio di colore e l’ingresso in zona gialla

Ma effettivamente chi rischia davvero la zona gialla in Italia? In base alle ultime decisioni del Governo, del Ministero della Salute e della cabina di regia, per abbandonare la zona bianca è necessario avere un tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva superiore al 10% e nei reparti ordinari Covid superiore al 15%. Inoltre l’incidenza settimanale deve essere superiore ai 50 casi per 100 mila abitanti.

Covid, quali sono le regioni e le province a rischio zona gialla per le terapie intensive

Di seguito i dati della saturazione delle terapie intensive nelle varie regioni e province autonome in Italia, rilevati da Agenas e aggiornati al 20 agosto.

  • Abruzzo 7% (+1%)
  • Basilicata 2%
  • Bolzano 1%
  • Calabria 5% (-2%)
  • Campania 4%
  • Emilia Romagna 6%
  • Friuli Venezia Giulia 5% (-1%)
  • Lazio 7%
  • Liguria 5% (-1%)
  • Lombardia 3%
  • Marche 4%
  • Molise 3%
  • Piemonte 2%
  • Puglia 5%
  • Sardegna 9% (-1%)
  • Sicilia 9% (-2%)
  • Toscana 7%
  • Trento 2%
  • Umbria 4%
  • Valle d’Aosta 0%
  • Veneto 4%

Covid, le regioni e le province a rischio zona gialla per i posti letto in ospedale

Di seguito i dati della saturazione dei reparti ordinari nelle varie regioni e province autonome in Italia, rilevati da Agenas e aggiornati al 20 agosto.

  • Abruzzo 5%
  • Basilicata 10% (+1%)
  • Bolzano 4% (-1%)
  • Calabria 16%
  • Campania 9%
  • Emilia Romagna 6%
  • Friuli Venezia Giulia 2%
  • Lazio 8%
  • Liguria 5% (+1%)
  • Lombardia 5%
  • Marche 5%
  • Molise 4%
  • Piemonte 2%
  • Puglia 6% (+1%)
  • Sardegna 11%
  • Sicilia 18% (+1%)
  • Toscana 7% (+1%)
  • Trento 4%
  • Umbria 8% (+1%)
  • Valle d’Aosta 4% (-1%)
  • Veneto 3%

Covid, quali sono le regioni e le province a rischio zona gialla per l’incidenza di casi

Di seguito i dati dell’incidenza di casi ogni 100 mila abitanti nelle varie regioni e province autonome in Italia, rilevati da Agenas e aggiornati al 20 agosto.

  • Abruzzo 39,57
  • Basilicata 41,93
  • Bolzano 43,18
  • Calabria 57,44
  • Campania 50
  • Emilia Romagna 58,11
  • Friuli Venezia Giulia 33,49
  • Lazio 50,07
  • Liguria 51,81
  • Lombardia 23,08
  • Marche 48,85
  • Molise 18,97
  • Piemonte 25,77
  • Puglia 30,10
  • Sardegna 108,96
  • Sicilia 122,91
  • Toscana 85,09
  • Trento 36,11
  • Umbria 62,17
  • Valle d’Aosta 49,59
  • Veneto 51,20

Covid, chi finisce in zona gialla il 23 agosto o il 30 agosto e cosa rischia la Sicilia

In base ai dati aggiornati di Iss e Agenas, dunque nessun territorio rischia la zona gialla. Il ministro della Salute Roberto Speranza, inoltre, firma il venerdì le ordinanze per il passaggio a fasce di colore diverse delle regioni e delle province autonome. Alcune rimangono tuttavia “osservate speciali” a causa dei valori molti alti e oltre i limiti di uno o più parametri per la zona gialla.

La situazione delle terapie intensive è migliorata ovunque, con Sicilia e Sardegna che sono riuscite a rientrare all’interno del valore massimo consentito in zona gialla. Aumenta di un punto percentuale invece il dato dell’Abruzzo, comunque ben lontano dal 10%.

La saturazione dei reparti ordinari desta preoccupazioni sempre in Sicilia, dove il dato arriva al 18%, in crescita rispetto alla precedente rilevazione, e in Calabria, sopra la soglia per un punto percentuale. In aumento i posti letto occupati anche in Basilicata, Liguria, Puglia, Toscana e Umbria, comunque al di sotto del valore massimo.

Diversa la situazione dell’incidenza, con la metà dei territori sopra i 50 casi ogni 100 mila abitanti. Anche in questo caso è la Sicilia ad avere il valore più alto (122,91), seguita dalla Sardegna (108,96) e dalla Toscana (85,09). In nessun territorio si registra un aumento dell’incidenza, nonostante i

Valutando il complesso dei numeri, dunque, la Sicilia ha evitato il cambio di colore per poco. Non entrerà in zona gialla il 23 agosto, ma se i numeri delle terapie intensive dovessero rialzarsi, potrebbe rischiare di farlo dal 30 agosto. L’alto dato dell’incidenza potrebbe comunque portare a introdurre nuove misure di contenimento dei contagi, magari con un’ordinanza regionale.

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