Le Regioni che cambiano colore questa settimana: zone rosse sparse

Come ogni venerdì c'è grandissima attesa per le Regioni che cambieranno colore dopo il nuovo monitoraggio dell'Iss e del ministero della Salute

In attesa del nuovo Dpcm, che dovrebbe vedere la luce il 15 febbraio, giorno in cui scadranno alcuni dei punti fissati dal Governo negli ultimi decreto legge e Dpcm del 14 gennaio scorso (mentre la scadenza naturale delle altre misure resta fissata per il 5 marzo), come ogni venerdì arriva puntuale il nuovo monitoraggio dell’Iss e del ministero della Salute (qui quello della scorsa settimana) che decreta quali Regioni cambieranno colore questa settimana.

Le uniche due novità riguardano la Sardegna, che, unica Regione a cambiare colore, diventerà gialla. Nessun cambio di scena per le altre, a parte alcune zone rosse localizzate. Novità anche per la Provincia autonoma di Bolzano, che ha deciso di tornare in lockdown duro per tre settimane.

I colori delle Regioni ad oggi

Ad oggi, in base alle ultime ordinanze del ministro della Salute Speranza del 29 gennaio 2021, le Regioni sono così divise:

  • zona gialla (qui tutte le regole in vigore): Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto;
  • zona arancione (qui tutte le regole in vigore): Provincia Autonoma di Bolzano, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria;
  • zona rossa (qui tutte le regole in vigore): nessuna Regione.

Nel giorno in cui il premier incaricato Mario Draghi riprende il giro di consultazioni per la formazione del nuovo Governo (prima tocca a Autonomie, Leu e Italia Viva di Matteo Renzi e poi, nel pomeriggio, a Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia), sicuramente non c’è neanche questa volta la tanto agognata zona bianca: quella che – non è ancora mai successo – consentirebbe davvero un ritorno alla normalità, fatti salvi gli obblighi di continuare ad indossare la mascherina e mantenere il distanziamento sociale.

La zona bianca, ricordiamo, scatta con un indice di trasmissione del virus (Rt) sotto lo 0,5. Nessuna Regione, al momento, è ancora così virtuosa. Ma la prossima settimana potrebbe toccare alla Basilicata, staremo a vedere.

Restano questa settimana quasi certamente in zona gialla: Abruzzo, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Veneto, Valle d’Aosta, Piemonte, Lazio, Campania, Liguria, Calabria e Toscana.

Chi diventa giallo

Unica Regione a cambiare colore e passare a gialla è la Sardegna. La Regione guidata da Solinas la settimana scorsa aveva fatto ricorso, senza successo, al Tar contro la zona arancione.

Ora qui il Covid ha perso potenza. Il 2 febbraio il numero dei casi positivi è sceso a 71, anche se ieri è risalito a 141. La situazione degli ospedali è sotto controllo, con le terapie intensive occupate al 14%, area non critica al 26%, indicatori quindi ben sotto soglia.

Nessuna nuova zona arancione

Rischiavano la zona arancione Molise, unica Regione che in base all’ultimo report ha un Rt ben sopra alla soglia critica di 1 con rischio basso ad alto rischio di progressione (ha un valore medio di 1,5), Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento.

Invece non ci saranno cambiamenti in questo senso. Restano quindi in fascia arancione la Puglia, la Sicilia e l’Umbria.

Le nuove zone rosse

L’Umbria rischiava di essere declassata a zona rossa: l’Rt è attorno a 1, il rapporto positivi-casi testati nella settimana tra il 27 gennaio e il 2 febbraio è del 23,6%, in peggioramento, e l’incremento dei casi segna un +6%. Mentre però la Regione resta arancione, arrivano mini zone rosse nel Perugino.

Si sa già anche che Tortorici, in provincia di Messina, da venerdì 5 febbraio sarà zona rossa. A prevederlo un’ordinanza del presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci, d’intesa con l’assessore alla Salute Ruggero Razza. Così come Chiusi, in provincia di Siena, in lockdown dal 7 al 14 febbraio.

In Abruzzo finiscono in zona rossa i Comuni di Atessa, San Giovanni Teatino e Tocco da Casauria, mentre chiude le scuole superiori in tutto il territorio regionale.

In zona rossa anche l’Alto Adige da lunedì 8 febbraio e fino al 28 febbraio. L’ha deciso stasera la Giunta provinciale composta da esponenti della Suedtiroler Volkspartei e Lega, proprio mentre il Cts ha dato il via libera alla riapertura delle piste da sci in zona gialla. Qui si torna addirittura al lockdown duro: divieto di spostamento dai Comuni, chiusi i negozi e didattica a distanza nelle scuole. Garantita invece l’apertura di servizi e strutture sociali e socio-sanitarie, e le scuole dell’infanzia.

“Nonostante la strategia di effettuare test a tappeto su tutto il territorio per cercare di interrompere la catena dei contagi non accenna a calare il numero di persone positive al Sars-Cov2 in Alto Adige, ed è già stato registrato anche il primo caso di mutazione del Coronavirus”. Per questo motivo, la Giunta provinciale ha deciso per un inasprimento delle misure attualmente in vigore.

La Provincia autonoma di Bolzano, attualmente in zona arancione va in lockdown dopo che la mappa Ue dell’Ecdc-Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha confermato il territorio in rosso scuro.

Il caso di Corzano, la “Codogno della variante inglese”?

C’è molta preoccupazione anche per il Comune di Corzano, in provincia di Brescia, che secondo alcuni esperti potrebbe diventare “la Codogno della variante inglese”. Il focolaio nel Bresciano è sintomo di un’attestazione della variante inglese, come avvenuto purtroppo a Codogno con quella di Wuhan. La variante inglese può avere inizio da lì.

Nel paesino della Bassa bresciana di 1.400 abitanti il 10% della popolazione è contagiato dalla variante inglese. Ci sono 140 positivi e il 60% è rappresentato da bambini della scuola elementare e della materna che a loro volta hanno contagiato i familiari, come ha spiegato il sindaco del Giovanni Benzoni, lui stesso positivo. Tanto da aver già deciso di chiudere le scuole fino all’8 febbraio, misura che quasi sicuramente verrà prorogata.

Scoperto il primo piccolo studente positivo all’interno di una scuola, è stato subito avviato lo screening di massa dall’Ats di Brescia che ha permesso di rintracciare e isolare i contagiati tra bimbi, familiari e personale scolastico. In tutto circa 300 persone. La buona notizia è che, dopo nemmeno una settimana, come ha sottolineato anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana, i primi contagiati sottoposti al tampone di controllo sono già risultati negativi.

Nonostante la presenza di casi con variante inglese, tutti i soggetti sono stati colpiti in modo lieve e stanno trascorrendo la convalescenza a casa. Solo uno di loro, il papà del sindaco, è ricoverato in ospedale.

Riguardo alla possibilità di un lockdown territoriale, il primo cittadino ha spiegato che “non ho saputo nulla, ma posso dire che nelle ultime ore abbiamo avuto un solo caso in più. Tutte le famiglie sono in isolamento e ci aspettiamo che la curva torni a scendere”.

“Non so quanto potremo limitarne l’espansione, per questo è fondamentale vaccinare e proteggere le persone anziane e fragili” ha spiegato il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia Asst Spedali Civili di Brescia Arnaldo Caruso in una intervista a Fanpage.it.

Le varianti in circolazione oggi nel nostro Paese sono nate spontaneamente dal ceppo originario perché né farmaci né vaccini lo hanno bloccato. “Il virus così ha circolato e si è evoluto, originando un migliore adattamento all’uomo. Ora in Italia abbiamo casi di variante sudafricana e brasiliana di importazione, mentre iniziano a esserci focolai autoctoni di variante inglese, che preoccupano perché possono avere un’incidenza massiccia”.

Ad oggi però i dati in possesso degli scienziati sembrano dire che la variante inglese è sì più rapida nella sua diffusione, ma sembra dimostrare minore aggressività. Anche la variante sudafricana non sembra essere troppo aggressiva. Sulla variante brasiliana invece non sappiamo ancora molto, anche se nella città brasiliana di Manaus, capitale dello Stato di Amazonas e principale centro urbano, finanziario e industriale della Regione Nord del Brasile, i focolai hanno provocato molte vittime.

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