Dal 29 novembre torna la zona gialla: le Regioni più a rischio

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato una nuova ordinanza che dispone il passaggio della prima Regione italiana in zona gialla dopo mesi di fascia bianca.

Torna, dopo mesi, la zona gialla in Italia. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia del 26 novembre 2021, ha firmato una nuova ordinanza che dispone il passaggio della prima Regione italiana in zona gialla dopo mesi di fascia bianca, a partire da lunedì 29 novembre.

I dati Covid in Italia a fine novembre

Mentre è arrivata anche in Italia la nuova variante Omicron (l’Oms ha spiegato perché ha saltato i nomi Nu e Xi che avrebbe dovuto usare secondo l’alfabeto greco adottato per le varianti), nel periodo tra il 15 e il 21 novembre, continua per la quinta settimana consecutiva l’aumento generalizzato dell’incidenza del numero di nuovi casi Covid, che, a livello nazionale, è oltre i 100 casi per 100mila abitanti: 112 per la precisione, molto al di sopra della soglia settimanale di 50 casi ogni 100mila abitanti.

Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nei primi dieci giorni di novembre.

Nel periodo 3-16 novembre, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,23, stabile rispetto alla settimana precedente e al di sopra della soglia epidemica. É in leggero aumento e sopra la soglia epidemica l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero Rt = 1,15, contro 1,09 della settimana scorsa.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 6,2%, e in aumento rispetto alla settimana precedente. Il numero di persone ricoverate passa da 481 a 560. Anche il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale aumenta ed è pari all’8%. Il numero di persone ricoverate in queste aree è in aumento da 3.970 a 4.597. In forte aumento il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione.

La prima Regione italiana a tornare in zona gialla dal 29 novembre

Una Regione risulta classificata a rischio alto, 18 Regioni risultano classificate a rischio moderato. Tra queste, una Regione è ad alta probabilità di progressione a rischio alto. A passare in zona gialla da lunedì 29 novembre è il Friuli Venezia Giulia, osservato speciale da diverse settimane. Tutte le altre Regioni e Province autonome restano in zona bianca.

Nel Friuli giallo entrano subito in vigore le restrizioni più “soft” per vaccinati e guariti, introdotte dall’ultimo decreto approvato dal Consiglio dei ministri (anticipando la data prevista inizialmente per il 6 dicembre, qui come funziona il super green pass e come scaricarlo). Lo dispone il documento del governo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, anticipando di una settimana l’originaria decorrenza fissata per lunedì 6 dicembre.

Cosa cambia, dunque? Scatta per tutti i friulani l’obbligo di mascherina anche all’aperto. Nessuna limitazione, invece, nemmeno transitoria, per chi si è vaccinato entro i 12 mesi precedenti o ha già avuto il Covid da meno di 6 mesi, nell’accesso a spettacoli ed eventi sportivi, alle cerimonie e ai ristoranti.

In attesa dell’aggiornamento informatico che, a livello nazionale, porterà al rilascio del super green pass digitale con relativo Qr code, sarà sufficiente esibire il certificato vaccinale o quello di avvenuta guarigione in versione cartacea completa.

In 3 Regioni reparti pieni oltre la soglia di allerta

Mentre intanto la nuova variante Omicron arriva in Italia (qui i sintomi “diversi” a cui prestare attenzione) e le case farmaceutiche sono già al lavoro per una rimodulazione del vaccino (qui cosa faranno Pfizer e Moderna), gli ultimi dati AGENAS fotografano un aumento al 9% della percentuale di posti occupati nei reparti ospedalieri da parte di pazienti Covid.

Sono 7 le Regioni che vedono un aumento, di cui 3 superano il livello di allerta del 15%: si tratta di Friuli Venezia Giulia, che arriva al 22%, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano al 18%. Ma tra le sorvegliate speciali ci sono anche Campania al 9%, Abruzzo, Provincia autonoma di Trento e Veneto all′8%.

Per le terapie intensive, il valore in Italia resta al 7% ma sale in 5 Regioni: al 10% nel Lazio, all′8% nella PA di Trento, al 7% in Molise e Sardegna, e addirittura all′11% in Umbria.

Ecco il dettaglio, con occupazione delle terapie intensive e posti letto in “area non critica”:

  • Abruzzo 5% e 8% (variazione giornaliera di +1%)
  • Basilicata 1% (-2%) e 4%
  • Calabria 9% e 12%
  • Campania 5% e 9% (+1%)
  • Emilia Romagna 7% e 8%
  • Friuli Venezia Giulia 15 e 22% (+2%)
  • Lazio 10% (+1%) e 11%
  • Liguria 9% e 8%
  • Lombardia 6% e 12%
  • Marche 10% e 8%
  • Molise 3% e 7% (+1)
  • Provincia autonoma di Bolzano 10% e 18% (+1%)
  • Provincia autonoma Trento 8% (+1%) e 8% (+1%)
  • Piemonte 5% e 6%
  • Puglia 5% e 5%
  • Sardegna 7% (+1%) e 4%
  • Sicilia 5% e 9%
  • Toscana 8% e 5%
  • Umbria 11% (+3%) e 8%
  • Valle d’Aosta 3% e 18% (+3%)
  • Veneto 8% e 8% (+1%) .

Crescita della curva Covid non esponenziale

La Fondazione GIMBE sottolinea come stiamo vedendo una crescita dei nuovi casi giornalieri lineare, ma non esponenziale. “In poco più di 5 settimane i casi sono quintuplicati, ma se guardiamo i pazienti ospedalizzati sono poco più che raddoppiati e le terapie intensive non sono neppure raddoppiate”. Ma la vera grande notizia è che l’impatto a livello ospedaliero viene ammortizzato dalla copertura vaccinale, spiega il presidente Nino Cartabellotta.

“Sappiamo ovviamente che il vaccino non è perfetto, che bisogna fare la terza dose, ma finora è quello che ci sta permettendo di tenere tutto aperto – aggiunge -. Non si vedono all’orizzonte altre Regioni che possano andare in tempi brevi in zona gialla”. Intanto, sulle terze dosi, le cosiddette booster, il commissario Figliuolo ha dato una forte accelerata, siamo su una media di 250mila persone al giorno.

Sul fronte bambini, crescono anche, come ovvio, i contagi a scuola. Con una popolazione adulta sempre più immunizzata, il virus muta e tenta di insediarsi là dove non ha scudi che lo respingono: i bambini sotto i 12 anni sono ancora esclusi dalla campagna vaccinale, che però potrebbe partire prima di Natale, forse già il 23 dicembre.

Il presidente di Gimbe sottolinea come puntare sulle sole vaccinazioni non sia la strada da seguire. “Avevamo sottolineato tempo fa che puntare esclusivamente sulla campagna vaccinale era un rischio molto azzardato, soprattutto perché sotto i 12 anni il vaccino non è ancora disponibile – dice – su tutti gli interventi di miglioramento ambientale, come l’areazione dei locali, si è fatto veramente molto poco. A questo aggiungiamo l’assenza di screening sistematici”.