Referendum sull’eutanasia legale in Italia: il quesito e cosa cambia con il sì

Serviranno 500 mila firme per portare il referendum per legalizzare l'eutanasia attiva, proposto dall'associazione di Marco Cappato, alle urne

È partita ufficialmente il 17 giugno la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia proposto dall’Associazione Luca Coscioni, con banchetti organizzati a Milano, tra via Statuto e Corso Garibaldi, e Roma, in Largo Argentina. Entro la fine del mese sarà possibile firmare in tutte le città italiane grazie ai tanti volontari distribuiti sul territorio.

La discussione sul fine vita in Italia ha una storia lunga e travagliata, con campagne mediatiche che hanno posto al centro dei riflettori le vicende umane di chi ha richiesto di morire alle proprie condizioni in seguito a incidenti molto gravi e malattie fortemente invalidanti.

Tutti gli iter per l’approvazione di una legge a favore dell’eutanasia in Parlamento si sono arenati. Si tratta di un argomento divisivo, e non si è mai trovata una mediazione tra le posizioni dei comitati pro choice, che chiedono la legalizzazione di questo diritto, e quelli pro life e cattolici.

Quali leggi vietano l’eutanasia attiva in Italia

Si intende per eutanasia attiva qualsiasi intervento medico che prevede la somministrazione di un farmaco letale per un paziente che ne fa richiesta. Al momento le leggi del nostro Paese la vietano.

In Italia è a tutti gli effetti un reato che rientra nelle ipotesi previste e punite da due articoli del Codice Penale, e può essere sanzionato con il carcere fino a 15 anni.

  • L’articolo 579 del Codice Penale prevede il reato di “omicidio del consenziente“. Punisce chi uccide una persona con il suo consenso. La ratio è quella della tutela della vita come bene collettivo.
  • L’articolo 580 del Codice Penale prevede il reato di “istigazione o aiuto al sucidio“. Punisce chi agevola il suicidio di un’altra persona.

Quali leggi permettono l’eutanasia passiva in Italia

L’eutanasia passiva, che avviene con la sospensione delle cure necessarie per sopravvivere, è invece tutelata dalla Costituzione e da una legge del 2017.

  • L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
  • L’articolo 5 della legge 219 del 2017 esplicita la possibilità di rifiutare, in maniera totale o parziale, accertamenti diagnostici e trattamenti sanitari, compresi la nutrizione e l’idratazione artificiali, in qualsiasi momento.

Quali leggi permettono il suicidio assistito in Italia

Il suicidio medicalmente assistito differisce dall’eutanasia perché gli operatori sanitari mettono a disposizione gli strumenti per togliersi la vita al paziente stesso, che compie l’ultimo gesto, generalmente autosomministrandosi un farmaco tramite un’iniezione.

La sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale ha creato un precedente e, di fatto, legalizzato il suicidio medicalmente assistito in Italia. È nota come sentenza Cappato, dal nome dell’attivista e politico Marco Cappato.

Nel 2017 accompagnò Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, tetraplegico e non vedente dopo un grave incidente, da Milano verso una clinica di Zurigo per procedere con le operazioni di fine vita. Al suo ritorno in Italia si autodenunciò per istigazione al suicidio.

Con una decisione storica, la Consulta stabilì che l’eventuale colpevolezza per il suicidio assistito deve rimettersi alla fattispecie del caso. Tuttavia dalla sentenza si evincono solo quattro condizioni per cui chi accompagna alla morte un paziente non è punibile.

  • Chi fa richiesta deve essere pienamente capace di intendere e di volere.
  • Il paziente deve avere una patologia irreversibile.
  • Tale patologia deve implicare gravi sofferenze fisiche o psichiche.
  • Il paziente può sopravvivere solo grazie a trattamenti di sostegno vitale.

La sentenza è stata applicata per la prima volta il 16 giugno 2021 dal Tribunale di Ancona, che ha accolto la richiesta di un 43enne tetraplegico a causa di un grave incidente stradale e disposto che l’azienda sanitaria competente faccia i dovuti accertamenti e accompagni l’uomo al fine vita.

Perché è stato proposto un referendum per l’eutanasia

Considerando quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, sono escluse dalla possibilità del suicidio assistito alcune categorie di pazienti gravi, come i malati oncologici o quelli che, pur soffrendo di patologie invalidanti e dolorose, possono sopravvivere senza l’ausilio di macchinari e trattamenti sanitari.

Per questo l’associazione Luca Coscioni, di cui Marco Cappato è tesoriere, ha proposto un referendum abrogativo contro l’articolo 579 del Codice Penale. Saranno necessarie 500 mila firme, da raccogliere entro il 30 settembre 2021, per portare la domanda ai seggi.

Referendum per l’eutanasia attiva: il quesito e la data

Di fatto l’abrogazione parziale della norma cancellerebbe il reato di omicidio del consenziente dal nostro ordinamento, se non per determinati casi. Questo rimane l’ultimo ostacolo per la legalizzazione dell’eutanasia in Italia. Il quesito referendario è il seguente.

“Volete voi che sia abrogato l’articolo 579 del Codice Penale (omicidio del consenziente) approvato con regio decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole «la reclusione da sei a quindici anni»; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole «Si applicano»?”.

Non è ancora stata resa nota una data per le consultazioni referendarie. Il dl del 5 marzo 2021, già convertito in legge, ha differito le elezioni al prossimo autunno, ed è possibile che il referendum venga accorpato a queste.

Referendum per l’eutanasia attiva in Italia: cosa cambia

Il testo dell’articolo 579 diventerebbe il seguente (sono cancellate le parti della legge che verrebbero abrogate dal referendum).

“Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.
Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.

Si applicano le disposizioni relative all’omicidio (previste dagli articoli 575 e 577) se il fatto è commesso:

  • contro una persona minore degli anni diciotto.
  • contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti.
  • contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno”.

Rimarrebbe dunque vietata, anche con l’approvazione del referendum, l’eutanasia per i minori, per le persone incapaci di intendere e di volere o circuite. La formula “col consenso di lui” prevede il ricorso al consenso informato, mediante anche l’utilizzo del testamento biologico.

Se dovesse essere raggiunto il quorum e vincere il al referendum per legalizzare l’eutanasia in Italia, è possibile immaginare che il Parlamento legiferi in tal senso, prevedendo delle norme esplicite e dei protocolli a livello nazionale.

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