Referendum per l’eutanasia legale, come e dove si firma (anche online)

È partita lo scorso 30 giugno la campagna di raccolta firme per il sostenere il referendum a favore dell'eutanasia legale, contraddistinta sui social dall'hashtag #liberifinoallafine

“Ammalarsi fa parte della vita. Come guarire, morire, nascere, invecchiare, amare. Le buone leggi servono alla vita: per impedire che siano altri a decidere per noi”. È partita con questo incipit, lo scorso 30 giugno, la campagna di raccolta firme per il sostenere il referendum a favore dell’eutanasia legale, contraddistinta sui social dall’hashtag #liberifinoallafine.

Il referendum è proposto dal Comitato Eutanasia Legale, che nasce da un’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni. Fondato nel 2013 con la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico, il Comitato lavora da anni per l’approvazione di una legge che renda tutti liberi di decidere sulla propria vita, fino alla fine.

Ecco come e dove firmare, dal 12 agosto anche online, e cosa cambierebbe se passasse il sì.

Referendum eutanasia legale, un iter lungo e ignorato dalle istituzioni

Sono tante in Italia le persone che, a causa di malattie invalidanti o incidenti, si trovano bloccate a letto, senza poter più vivere quella che non riescono a concepire come vita.

Come Roberto Sanna, 34 anni, malato di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), partito a marzo scorso, come racconta il Comitato sul suo sito, dalla Sardegna per arrivare in Svizzera, dove ha potuto ottenere aiuto medico per mettere fine alle sue sofferenze. Operaio del cagliaritano, Roberto ha preferito non attendere la nutrizione e la ventilazione artificiali. Ad accompagnarlo in Svizzera la madre, un fratello e uno zio. Il papà non ce l’ha fatta. “Un dolore raddoppiato dall’indifferenza parlamentare”, commenta l’Associazione Luca Coscioni. “Il suicidio medicalmente assistito in Italia è legale in questi casi, ma mancano le regole”.

Fanno parte del Comitato Eutanasia Legale, oltre all’Associazione Luca Coscioni, l’UAAR, Radicali Italiani e la Chiesa pastafariana italiana. Grazie alla loro proposta di legge e alle iniziative successive, il Comitato è riuscito a far approvare a dicembre 2016 la legge sul Biotestamento.

Dopo 6 mesi di raccolta firme, a settembre il Comitato ha depositato la prima proposta di legge popolare per la legalizzazione dell’eutanasia. Il Regolamento della Camera dei Deputati non prevede l’immediata discussione delle leggi popolari ed è servita la disobbedienza civile di Marco Cappato e Mina Welby – e la conseguente ordinanza della Corte costituzionale – per costringere il Parlamento a discuterne.

Durante la XVII legislatura è stato poi creato un intergruppo parlamentare con 240 deputati e senatori di ogni schieramento politico. Grazie a questo lavoro di pressione costante, il Comitato è riuscito a far approvare la legge sul testamento biologico. Anche in questa legislatura è stato promosso un nuovo intergruppo con l’obiettivo di arrivare alla legalizzazione dell’eutanasia.

A 8 anni dal deposito della proposta di legge Eutanasia Legale, dopo 2 richiami della Corte costituzionale ignorati dal Parlamento, ora il Comitato cerca di portare avanti la sua battaglia di civiltà con la campagna Refeferendum Eutanasia Legale. Alla fine di gennaio 2019 è iniziato l’iter della legge alla Camera dei Deputati.

Sono solo 73 (l’8% del totale) i parlamentari che in questa legislatura chiedono una legge per l’eutanasia legale insieme alla Corte costituzionale: 53 deputati (8%) e 20 senatori (6%). Si tratta di singoli parlamentari, mentre spicca lo stallo dei partiti. Tra questi nessuno è deciso a portare avanti una discussione sui temi del fine vita.

Nel mese di febbraio 2021, l’Associazione Luca Coscioni ha continuato a ricevere richieste di aiuto quotidianamente: “Sei volte più dell’anno scorso, portando a quasi mille le richieste in 6 anni”. Per questo è stata creata una Infoline sui diritti nel fine vita, un vero e proprio centralino telefonico (0699313409) per aiutare chi sta cercando informazioni per il rispetto delle proprie volontà.

Quali sono i “diritti di fine vita” in Italia

Eutanasia è quando avviene la somministrazione diretta di un farmaco letale da parte di un medico a un paziente che ne faccia richiesta e che risponda a determinati requisiti. Oggi in UE è legale in Belgio, Olanda e Lussemburgo. In Italia no: da noi sono in vigore altri altri “diritti di fine vita”:

Cure palliative

Le cure palliative, nate circa 30 anni fa in Inghilterra, sono la cura globale per i pazienti affetti da una malattia che non risponde più a trattamenti specifici e di cui la morte è diretta conseguenza, per migliorare il più possibile la qualità di vita sia per i pazienti che per le loro famiglie. Queste cure si rivolgono a pazienti in fase terminale di ogni malattia cronica ed evolutiva, in primo luogo malattie oncologiche, ma anche neurologiche, respiratorie, cardiologiche. Nelle cure palliative si cerca di controllare il dolore, gli altri sintomi e i problemi psicologici.

Rifiuto dei trattamenti sanitari

Con la legge 219/2017 è stato disciplinato ciò che prima si ritrovava solo nella giurisprudenza, ossia la possibilità per il malato di rifiutare o sospendere qualsiasi terapia. Per placare i sintomi fisici, come il dolore, nella fase terminale che si viene a creare con il rifiuto o l’interruzione di terapie salvavita, il medico può aiutare il paziente attraverso una sedazione palliativa profonda continua.

DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento)

Le DAT sono disposizioni attuali che si riferiscono a un possibile futuro. Con le Disposizioni Anticipate di Trattamento, ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere può lasciare proprie indicazioni ai medici circa i trattamenti sanitari che in futuro vorrà accettare o rifiutare nel momento in cui si trovasse in una condizione di malattia giudicata irreversibile, associata a grave disturbo cognitivo, tale da compromettere le sue capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione.

Interruzione delle terapie in assenza di DAT

In assenza di Disposizioni Anticipate di Trattamento scritte, l’amministratore di sostegno della persona in una condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo tale da comprometterne le capacità di coscienza, giudizio o di comprensibile espressione, può richiedere l’interruzione delle terapie.

Assistenza medica al suicidio

L’aiuto e l’istigazione al suicidio sono reati puniti con la reclusione da 5 a 12 anni. In virtù di Sentenza della Corte Costituzionale n.242 del 2019, che ha valore di legge, questi reati non si configurano per chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente”. A differenza dell’eutanasia, con il suicidio assistito il medico prescrive il farmaco letale al paziente senza una somministrazione diretta.

Referendum eutanasia legale, il testo della proposta di legge

Ecco il testo della proposta di legge.

I sottoscritti cittadini italiani promuovono la seguente legge di iniziativa popolare ai sensi dell’art. 71 comma 2 della Costituzione e della legge 25 maggio 1970, n.352 e successive modificazioni.

ARTICOLO 1
Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa:

  • provenga da soggetto maggiorenne;
  • provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 3;
  • sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata,
  • con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, “fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura”.

ARTICOLO 2
Il personale medico e sanitario che non rispetti la volontà manifestata dai soggetti e nei modi indicati nell’articolo precedente è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento.

ARTICOLO 3
Le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:

  • la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;
  • il paziente sia maggiorenne;
  • il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 4;
  • i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;
  • la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;
  • il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico;
  • il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato il trattamento eutanasico.

ARTICOLO 4
Ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni.

La richiesta di applicazione dell’eutanasia deve essere chiara ed inequivoca e non può essere soggetta a condizioni. Essa deve essere accompagnata, a pena di inammissibilità, da un’autodichiarazione, con la quale il richiedente attesti di essersi adeguatamente documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani ad essa relativi.

Altrettanto chiara ed inequivoca, nonché espressa per iscritto, deve essere la conferma del fiduciario.

Ove tali condizioni, unitamente al disposto di cui al precedente art. 3, comma 7 siano rispettate, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte le paziente, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593.

Referendum eutanasia legale, come funziona la firma online

Si può firmare fisicamente presso:

  • banchetti sparsi per le città (qui potete vedere le postazioni sempre aggiornate in tempo reale per ciascuna città)
  • studi legali e notarili
  • uffici comunali.

Dal 12 agosto – ed è una vera rivoluzione – è possibile apporre la propria firma al referendum anche online, in tre modi diversi:

  • Spid (qui come funziona e come fare ad averlo): ci si autentica tramite Spid. L’autenticazione con l’identità pubblica digitale viene usata per firmare il quesito con una firma digitale, senza bisogno di apporla direttamente (avviene tutto automaticamente, con conferma via mail)
  • firma digitale: chi ha un dispositivo da firma digitale (smart card, chiavetta USB o servizio di firma digitale remota) può firmare così
  • TrustPro: chi non ha né lo Spid né la firma digitale, può scegliere di usare il servizio TrustPro per firmare subito (TrustPro chiede il pagamento di 3 euro, a differenza degli altri due sistemi che sono totalmente gratuiti).

Per firmare online dovete cliccare qui sul sito ufficiale del Comitato Eutanasia Legale.

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