È record di nuovi contagi da inizio pandemia: ecco cosa succederà

In Italia è record di contagi da inizio pandemia. Mentre il governo vara nuove misure restrittive, ecco cosa attenderci per gennaio

In Italia è record di contagi da inizio pandemia. E per fermare la nuova ondata di casi, legata all’esplosione della variante Omicron che rappresenta ormai il 28,2% dei positivi, arriva una nuova stretta con il decreto di Natale appena varato dal governo Draghi (qui tutte le nuove regole su green pass, mascherine, terza dose, eventi e feste).

Nelle terapie intensive la crescita è lenta, ma continua in tutto il Paese e l’Rt si mantiene al di sopra di 1, spiega il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Grazie alla flash survey è possibile fare una stima sulla prevalenza della circolazione di Omicron, “si attesta un po’ sopra il 28% e marca come questa variante cresca in modo rapido”. Una crescita che fa pensare a un “raddoppio in due giornate“, quindi si può stimare che la variante Omicron sarà “dominante nelle prossime settimane”.

Le Regioni in cui l’attenzione è massima

La grande “malata” d’Italia, o meglio contagiata visto che sono tanti i positivi asintomatici, è la Lombardia. Lunghe code in farmacia per fare i tamponi e quasi 13mila contagi nelle ultime 24 ore: per la stampa estera la Lombardia è di nuovo il “focolaio d’Italia” a causa anche della larga diffusione, superiore rispetto alla percentuale nazionale, della variante Omicron responsabile del 40% degli infetti lombardi (qui più dati sulla situazione in Lombardia). Nonostante nell’ultimo bollettino con 12.913 casi abbia fatto segnare il record di casi mai raggiunti nell’arco delle 24 ore, la regione dovrebbe però rimanere in zona bianca anche la prossima settimana.

Oggi 24 dicembre, vigilia di Natale, riflettori puntati anche sul Veneto, dove sono 5.074 i nuovi contagi secondo i dati Covid-19 dell’ultimo bollettino della Regione. Da ieri ci sono stati 16 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati processati 27.015 tamponi molecolari e 90.505 antigenici. Dall’inizio della pandemia, i tamponi molecolari effettuati sono stati 8.136.675, gli antigenici 12.919.282. Diminuiscono i ricoveri in terapia intensiva che sono 153, -6 rispetto a ieri.

Occhi aperti anche sulla Toscana, dove sono 3.337 i contagi da Coronavirus oggi secondo numeri e dati covid del bollettino della Regione anticipato dal governatore Eugenio Giani. “I nuovi casi registrati in Toscana sono 3.337 su 52.095 test di cui 18.985 tamponi molecolari e 33.110 test rapidi. Il tasso dei nuovi positivi è 6,41% (19,0% sulle prime diagnosi)”, scrive Giani su Telegram, aggiungendo che i vaccini attualmente somministrati sono 7.005.115.

Incidenza, Rt, contagi e ricoveri in Italia a Natale

E a livello nazionale qual è la situazione? Secondo l’ultimo report Iss l’incidenza settimanale continua ad aumentare: 351 per 100mila abitanti nel periodo 17-23 dicembre, contro 241 della scorsa settimana, secondo i dati del flusso del Ministero della Salute.

Nel periodo 30 novembre-13 dicembre 2021, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,13, stabile rispetto alla settimana precedente ma al di sopra della soglia epidemica. Stabile, ma ancora sopra la soglia epidemica, l’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (Rt = 1,11 al 23 dicembre contro 1,09 precedente).

Il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 10,7% secondo la rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 23 dicembre, contro il 9,6% del 16 dicembre. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 13,9%, contro il 12,1% della settimana scorsa.

2 Regioni/PPAA sono classificate a rischio alto, 18 Regioni o Province autonome risultano classificate a rischio moderato. Tra queste, 5 Regioni/PPAA sono ad alta probabilità di progressione a rischio alto. Una Regione/PA è classificata a rischio basso. 13 Regioni/PPAA riportano un’allerta di resilienza. Due Regioni/PPAA riportano molteplici allerte di resilienza.

In forte aumento il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (62.669 vs 42.675 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in diminuzione (27% vs 31% la scorsa settimana), e in molte città l’attività di contact tracing è completamente saltata. In molte grandi città l’attesa per la chiamata delle Asl è di almeno 4/5 giorni, come a Torino ad esempio. Inoltre, è in aumento la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (45% vs 43%).

Cosa aspettarci nelle prossime settimane

Intanto, la domanda che tutti si fanno è quando arriverà il piccolo di questa quinta ondata (non quarta come scrivono in molti, perché in Italia siamo avanti di una), che sembrava vicino e invece pare allontanarsi ancora. Il forte incremento dei contagi Covid che si registra in questi giorni in Italia “non è ancora il picco, a gennaio ci sarà un rialzo fortissimo dei casi“.

A mettere in guardia è Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute, ospite questa mattina a Sky Tg24. Nel nostro Paese è quindi “prevedibile un numero di casi simile a quello visto negli altri Paesi d’Europa”.

“Con le varianti Delta e in particolare Omicron, che la sorpassa anche di 4-5 volte, la vaccinazione, anche quella con due dosi è fondamentale perché evita di finire in ospedale e di morire, ma non è sufficiente – spiega – Per cui ci saranno due pandemie, una dei non vaccinati, che avranno conseguenze gravi, e una dei vaccinati, che potranno infettarsi, con quegli inconvenienti di dover stare a casa, fare tamponi e isolarsi” (qui tutto ciò che sappiamo sulla nuova variante Omicron e perché potrebbe essere la spia di una seconda pandemia).

Terza dose, perché è assolutamente necessario farla

“Le vaccinazioni restano quindi fondamentali – sottolinea Ricciardi – ma in questa fase ci vuole anche il comportamento, e le misure del governo servono a farci adottare comportamenti sani”. “Ci sono state due varianti, Delta e Omicron, che hanno una capacità riproduttiva, soprattutto Omicron, enorme”.

La nuova variante, però, “ha un’alta contagiosità ma è meno letale”. E, in questo momento, con la terza dose di vaccino “siamo al sicuro”, sottolinea Ricciardi. “Dobbiamo evitare che i contagi arrivino, come successo nel Regno Unito, a 100-120mila al giorno”, avverte (qui come e dove prenotare la terza dose in ogni Regione).

“Certamente ci sono alcune categorie, quelle a contatto con il pubblico, che con Omicron diventano vettori, se non vaccinati. Di fatto tutte le operazioni a contatto con il pubblico dovranno prevedere prima o poi l’obbligo vaccinale”, conclude.

Intanto si continua proprio a ragionare sulle terze dosi di vaccino. “La terza dose non sarà l’ultima” ha detto all’Adnkronos Salute Massimo Galli, già direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. “Mi sento di dire, anche se mi spiace dirlo, che in una situazione in cui in un anno abbiamo avuto tre diverse varianti che hanno preso la scena, l’ultima delle quali molto diversa dal virus sul quale sono stati realizzati i vaccini, la terza dose non sarà l’ultima dose necessaria”, dice Galli.

Quanto è accaduto “mi porta a pensare che la faccenda evolverà in una situazione in cui periodicamente toccherà ripetere, se non cambiano le cose, una vaccinazione impostata magari con nuovi vaccini mirato sulla variante predominante, un po’ sul modello influenza“.

Un richiamo una volta all’anno con gli aggiornamenti del vaccino? “E’ una delle possibili ipotesi che penso debbano essere considerate. Ma se ci fossero stati dubbi” sulla necessità di un adeguamento dei vaccini “penso siano stati fugati da questa variante Omicron, che ha 32 mutazioni rispetto al virus di Wuhan e che giustificherebbe da sola che venga messo in piedi un nuovo vaccino”.

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