È arrivata la quinta ondata? Cosa dicono i dati (e la bufala sui morti)

Tornano a salire alcuni indici Covid. Questi segnali di ripresa della circolazione del virus – al momento lievi – non mettono però in discussione i vaccini

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Con l’arrivo dei primi freddi e di una vita più “al chiuso” tornano a salire alcuni indici Covid. Questi segnali di ripresa della circolazione del virus – al momento lievi – non mettono però in discussione l’efficacia dei vaccini, che restano l’unica arma assolutamente indispensabile per uscire dalla crisi.

Se non li avessimo avuti, la situazione oggi sarebbe probabilmente drammatica, a causa della variante Delta e Delta plus sempre più contagiose (qui trovate i sintomi a cui fare attenzione e quanto sono pericolose).

Siamo di fronte alla quinta ondata?

Come notano diversi studiosi, può darsi che ci troviamo di fronte a una nuova ondata, la quinta, ma molto probabilmente si tratterà di numeri contenuti, proprio come la quarta. Non dobbiamo infatti dimenticarci che il grosso del loro lavoro i vaccini lo fanno contro la malattia Covid grave e il rischio morte. Le immunizzazioni proteggono anche dall’infezione, ma non garantiscono una schermatura totale. La vera differenza la fanno proprio sul rischio di ricovero per malattia grave e decesso.

Ma vediamo i numeri Covid degli ultimi 7 giorni in Italia per avere un quadro più chiaro, ottimamente riassunti nel blog del dott. Paolo Spada “Pillole di ottimismo”, senza farci prendere dal panico o gridare allarme.

I dati Covid in Italia: contagi, ricoveri e morti e le Regioni messe peggio

L’incidenza è a 40,9, cioè ci sono 40,9 nuovi positivi ogni 100mila abitanti negli ultimi 7 giorni. Le Regioni con i valori più elevati sono Bolzano (91,1), Friuli Venezia Giulia (70,2), Veneto (54,6) e Umbria (52,6). Il dato più basso si registra in Sardegna, dove si fissa appena a 8,1.

La variazione percentuale nell’ultima settimana rispetto alla precedente è pari a +37,1%: prima era stata a 32,5%, prima ancora a +26,3%, +22,6%, ancora prima a +14%, +5,9% e addirittura -1,9%. I valori più elevati tra le Regioni si riscontrano in Molise (+173,7%), Umbria (+140,7%), Abruzzo (+80,4%), Puglia (+65,8%), Friuli Venezia Giulia (+61,4%), Lazio (+60,8%), Marche (50,2%), Bolzano (50%), Trento (45,8%).

Per quanto riguarda i dati sui ricoveri, negli ultimi 7 giorni la variazione media di nuovi ricoverati è stata pari a +22, mentre nella settimana precedente era -37: percentualmente, si registra dunque un +6,2% di nuovi ospedalizzati in area medica non critica.

Il grande spauracchio, e vera cartina di tornasole dell’efficacia dei vaccini, resta sempre il dato relativo alle terapie intensive. I pazienti attualmente ricoverati in terapia intensiva per Covid sono 338, pari al 3,7% dei posti letto disponibili a livello nazionale.

Qui la variazione percentuale dei soli ingressi nell’ultima settimana è stata +11,1%, ma attenzione, perché prima era stata +26% e prima ancora +25,6%. E – di nuovo attenzione – la variazione percentuale complessiva che tiene conto sia degli ingressi che delle uscite negli ultimi 7 giorni è stata -5,6%, quindi ancora un saldo negativo, il che rappresenta un’ottima notizia.

Infine, per quanto riguarda i decessi, la variazione settimanale è stata +8,4% (ma il giorno prima era stata +18,8%), e bisogna sempre tenere presente che molti morti registrate risalgono alle settimane se non addirittura ai mesi precedenti.

La bufala sul 2,9% dei morti Covid, spiegata

E proprio il punto sulle morti è nodale. Soprattutto dopo l’editoriale del direttore de Il Tempo Franco Bechis, che ha elaborato un calcolo errato e fuorviante, che è poi stato ripreso dai no green pass sui social e nelle piazze (del numero 3783 vi abbiamo parlato qui).

A questo proposito è sceso in campo direttamente l‘Istituto Superiore di Sanità, visto che lo stesso Bechis faceva riferimento a dati dei suoi report, ma interpretati in modo errato.

Nel rapporto sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia pubblicato dall’Iss lo scorso 19 ottobre non viene assolutamente affermato che solo il 2,9% dei decessi attribuiti al Covid è dovuto al virus. La percentuale del 2,9%, peraltro riportata anche nelle edizioni precedenti, si riferisce alla percentuale di pazienti deceduti con positività per SARS-CoV-2 che non avevano altre patologie diagnosticate prima dell’infezione.

Cifra peraltro confermata dall’osservazione, fatta fin dalle prime fasi della pandemia e ampiamente riportata in diversi studi nazionali e internazionali e rapporti anche dall’Iss, che avere patologie preesistenti costituisce un fattore di rischio. I rapporti congiunti ISTAT-ISS stilati sulla base dei certificati di morte riportano come il Covid sia la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2.

La questione delle patologie pregresse in relazioni alle morti

Indipendentemente dal Covid, poi, l’Iss sottolinea che la presenza di patologie croniche nella popolazione anziana è molto comune. Un recente rapporto dell’Istat indica che solo il 15% della popolazione anziana non soffrirebbe di patologie croniche e che circa il 52% soffrirebbe di 3 o più patologie croniche.

Le patologie pre-esistenti riportate nel report vengono valutate da un gruppo di medici dell’ISS attraverso la revisione di un campione di cartelle cliniche ospedaliere inviate ad ISS dalle regioni e Province Autonome. Le più rappresentate sono ipertensione, diabete di tipo 2 e demenza, patologie molto frequenti nella popolazione.

In considerazione del fatto che le patologie croniche rappresentano un fattore di rischio per decesso da Covid e che queste sono molto comuni nella popolazione generale, non deve sorprendere l’alta frequenza di queste condizioni nella popolazione deceduta SARS-CoV-2 positiva.

Non è inoltre corretto affermare che le patologie riscontrate nei deceduti SARS-CoV-2 positivi avrebbero comunque portato a decesso “in tempi brevi”. La concomitanza di più patologie croniche nella stessa persona costituisce di per sé elemento di fragilità in genere compensato con appropriate terapie: il contrarre una infezione come SARS-CoV-2 si traduce in un aumentato rischio di complicanze e di morte.

“Sin dall’inizio della pandemia infatti, è stato censito un eccesso di mortalità nella popolazione, cioè un numero di deceduti superiore a quello degli anni precedenti, le cui stime sono periodicamente riportate nel rapporto congiunto Iss-Istat” spiega l’Istituto Superiore di Sanità.

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