Pronto soccorsi, RSA e carceri: come cambiano le regole

Nella Fase 2 indicazioni particolari arrivano anche per i pronto soccorsi, le case di riposo e le carceri

Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del Coronavirus, il Consiglio dei ministri ha stabilito con decreto 26 aprile le misure da applicarsi sull’intero territorio nazionale. Nella Fase 2 indicazioni particolari arrivano anche per i pronto soccorsi, le case di riposo e le carceri.

Indicazioni specifiche riguardano anche pronto soccorsi, case di riposo e carceri, che come sappiamo sono stati tra i luoghi che più hanno favorito i contagi, facendo registrare tassi di mortalità elevatissimi, soprattutto nelle seconde.

Pronto soccorsi

E’ vietato agli accompagnatori dei pazienti di permanere nelle sale d’attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorsi degli ospedali, salve specifiche diverse indicazioni del personale sanitario preposto.

RSA

Nelle cosiddette RSA, le comuni case di riposo, nelle strutture di ospitalità e lungo degenza, nelle residenze sanitarie assistite, negli hospice, nelle strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, l’accesso di parenti e visitatori è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni dell’infezione.

Carceri

Per quanto riguarda le carceri, nel decreto si legge che, “tenuto conto delle indicazioni fornite dal Ministero della Salute, d’intesa con il coordinatore degli interventi per il superamento dell’emergenza Coronavirus, le articolazioni territoriali del Servizio sanitario nazionale assicurano al Ministero della giustizia idoneo supporto per il contenimento della diffusione del contagio”, anche mediante adeguati presidi idonei a garantire i nuovi ingressi negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni.

I casi sintomatici dei nuovi ingressi devono essere posti in condizione di isolamento dagli altri detenuti, raccomandando di valutare la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare.

I colloqui visivi si svolgono in modalità telefonica o video, anche in deroga alla durata attualmente prevista dalle disposizioni vigenti. In casi eccezionali può essere autorizzato il colloquio personale, a condizione che si garantisca in modo assoluto una distanza pari a due metri.

Si raccomanda comunque di limitare i permessi e la semilibertà o di modificare i relativi regimi in modo da evitare l’uscita e il rientro dalle carceri, valutando la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare.

Qui potete scaricare il Dpcm in pdf in versione integrale.

LO SPECIALE QUIFINANZA SULLA FASE 2

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