Posti in terapia intensiva, le Regioni che superano la soglia critica

Le varianti del coronavirus hanno aumentato il contagio, e quindi riempito i posti letto negli ospedali: le Regioni che stanno peggio

Il coronavirus continua a colpire e a ospedalizzare tantissime persone. Lo testimonia la crescita dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva: secondo l’ultimo monitoraggio l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, aggiornato al 16 marzo, si attesta ora al 36%, segnando un aumento del 5% rispetto a una settimana fa, in cui si era superata la soglia critica (fissata al 30%). Il dato si riferisce alla media nazionale, ma quali sono le Regioni che stanno peggio?

Posti in terapia intensiva, le Regioni che superano la soglia di allerta

Secondo i dati pubblicati dall’Agenas, sono 13 (2 in più rispetto al 9 marzo) le Regioni e le province autonome che superano la soglia del 30%:

  • Abruzzo (40%);
  • Emilia Romagna (49%);
  • Friuli Venezia Giulia (40%);
  • Lazio (31%);
  • Lombardia (51%);
  • Marche (57%);
  • Molise (51%);
  • Provincia autonoma di Bolzano (33%);
  • Provincia autonoma di Trento (53%);
  • Piemonte (44%);
  • Puglia (33%);
  • Toscana (40%);
  • Umbria (53%).

Posti letto ordinari, le Regioni che superano la soglia di allerta

Vicina alla soglia critica del 40% l’occupazione dei letti dei reparti di area non critica di pneumologia, malattie infettive e medicina generale: a livello nazionale è del 39%, registrando una crescita del 4% rispetto al 9 marzo. Le Regioni oltre questa soglia sono 9 (2 in più rispetto al 9 marzo):

  • Abruzzo (46%);
  • Emilia Romagna (53%);
  • Friuli Venezia Giulia (42%);
  • Lombardia (49%);
  • Molise (46%);
  • Piemonte (53%);
  • Puglia (42%);
  • Toscana (48%).

Le situazioni migliori si hanno invece in Sardegna, forte della sua zona bianca (13% in terapia intensiva e 11% nei reparti di area non critica), Sicilia (13% e 19%) e Valle d’Aosta (15% e 7%).

Impennata nei decessi, cambiano le raccomandazioni sanitarie

Il bollettino del 16 marzo ha registrato anche una crescita dei decessi legati al coronavirus in Italia: sono 502 in 24 ore, il totale supera quota 103 mila. Era dalla fine di gennaio che non si registrava un numero di morti così alto.

Colpa soprattutto delle varianti, che hanno aumentato il contagio e di conseguenza le morti. Inail, Aifa, Iss e Ministero della Salute hanno scritto insieme un documento in cui raccomandano che la distanza, ove possibile (soprattutto al chiuso e in condizioni conviviali, come al bar e al ristorante), passi da un metro a due. Anche se, è scritto nel report, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di un incremento della distanza di sicurezza a seguito della comparsa delle nuove varianti virali.

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Posti in terapia intensiva, le Regioni che superano la soglia critica