Piano pandemico 2021-2023, “scegliere chi curare”: ecco il pdf

Questo documento serve per la preparazione di una risposta nazionale alle pandemie influenzali, predisposto sulla base delle raccomandazioni dell'Oms

Mentre il Governo è ancora alle prese con gli aggiustamenti alla bozza del nuovo Dpcm che molto probabilmente vedrà la luce sabato 16 gennaio, ecco spuntare un’altra bozza, quella del nuovo Piano pandemico per il triennio 2021-2023.

Questo documento serve per la preparazione di una risposta nazionale alle pandemie influenzali, predisposto sulla base delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiorna e sostituisce i precedenti Piani Pandemici Influenzali.

Quello in vigore fino ad oggi era ancora quello del 2006, rimasto in un cassetto senza alcun tipo di aggiornamento, esattamente come quanto denunciato mesi fa da alcune voci fuori dal coro rispetto al governo Conte, la trasmissione Report in testa (ve ne avevamo parlato approfonditamente qui).

Il piano, 140 pagine fitte, rappresenta un inquadramento e un promemoria delle principali azioni da intraprendere per prepararsi correttamente ad un’eventuale pandemia e la necessità di stabilire adeguati strumenti per la prevenzione, l’identificazione rapida e monitoraggio epidemico, la cura e il trattamento dei pazienti contagiati, limitando il rischio di contagio per gli operatori sanitari e per i cittadini.

Gli obiettivi del Piano pandemico

Questi gli obiettivi generali del Piano:

  • proteggere la popolazione, riducendo il più possibile il potenziale numero di casi e quindi di vittime della pandemia in Italia e nei cittadini italiani che vivono all’estero
  • tutelare la salute degli operatori sanitari e del personale coinvolto nell’emergenza
  • ridurre l’impatto della pandemia influenzale sui servizi sanitari e sociali ed assicurare il mantenimento dei servizi essenziali
  • preservare il funzionamento della società e le attività economiche.

E questi gli obiettivi specifici:

  • pianificare le attività in caso di pandemia influenzale
  • definire ruoli e responsabilità dei diversi soggetti a livello nazionale e regionale per l’attuazione delle misure previste dalla pianificazione ed altre eventualmente decise
  • fornire strumenti per una pianificazione armonizzata regionale per definire ruoli e responsabilità dei diversi soggetti a livello regionale e locale per l’attuazione delle misure previste dalla pianificazione nazionale e da esigenze specifiche del territorio di riferimento
  • sviluppare un ciclo di formazione, monitoraggio e aggiornamento continuo del piano per favorire l’implementazione dello stesso e monitorare l’efficienza degli interventi intrapresi.

A cosa serve davvero un Piano pandemico

Dopo la pandemia, dovrebbe guidare le azioni del governo, degli operatori sanitari, del mondo socioeconomico e della popolazione stessa per consentire un ritorno alle normali attività, tenendo conto della possibilità di nuove ondate dell’epidemia.

La pandemia Covid-19, si legge nel documento, conferma l’imprevedibilità di questi fenomeni, per cui è necessario disporre di sistemi di preparazione che si basino su alcuni elementi comuni rispetto ai quali garantire la presenza diffusa nel Paese e altri più flessibili da modellare in funzione della specificità del patogeno che possa emergere.

Sempre l’esperienza del 2020 ha dimostrato che si può e si deve essere in grado di mobilitare il sistema per aumentare nel giro di poco tempo sia la produzione di mascherine e dispositivi di protezione individuale a livello nazionale che i posti letto in terapia intensiva, anche per far sì che non si verifichino disservizi nella assistenza e nella cura delle persone affette da malattie ordinarie, diverse dal Coronavirus, quanto comuni.

E ancora, il Piano prevede la necessità di una formazione continua finalizzata al controllo delle infezioni respiratorie e non solo, in ambito ospedaliero e comunitario, un continuo monitoraggio esplicato dal livello centrale sulle attività di competenza dei servizi sanitari regionali e in generale un rafforzamento della cosiddetta preparedness nel settore della prevenzione e controllo delle infezioni.

>>> Scarica qui la bozza del Piano pandemico 2021-2023 <<<

Cosa serve fare, i punti chiave

Altro punto cardine del piano pandemico italiano dei prossimi tre anni è la necessità di effettuare esercitazioni, assicurare la disponibilità di dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari, provvedere alle scorte e assicurare la disponibilità di farmaci antivirali antinfluenzali e vaccini pandemici contro virus influenzali aviari che si dimostrino in grado di passare all’uomo, e in caso di necessità prevedere opportune piattaforme per il loro sviluppo.

Disporre e mantenere una riserva nazionale o regionale di farmaci antivirali durante la fase inter-pandemica, definendo le modalità di accesso alle riserve, è un’altra questione di essenziale importanza. “La riserva nazionale di farmaci antivirali – si legge – è localizzata in un magazzino di proprietà del ministero della Salute” e “gestita direttamente” dal dicastero.

Questa gestione prevede, oltre all’acquisto, allo stoccaggio e all’idoneo smaltimento dei farmaci, anche le relazioni con l’azienda produttrice al fine del controllo della validità del principio attivo e la realizzazione delle procedure di rivalutazione delle scadenze in base a questo processo.

In caso di utilizzo del farmaco, il ministero della Salute si avvale, tramite una convenzione in essere per la trasformazione in capsule e il confezionamento, della collaborazione dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Attività regolate da una pianificazione interna già esistente, che non è quindi duplicata nel piano pandemico.

Invece, nell’ambito delle attività essenziali previste dal Piano, viene evidenziato l’aggiornamento entro il 2022 della stima di fabbisogno di farmaci antivirali per il trattamento e la profilassi durante una pandemia. Questi dati verranno comunicati dalla Dg Prevenzione del ministero della Salute con documento tecnico per programmare eventuali acquisti durante il periodo di validità del Piano pandemico influenzale.

Tocca anche il tema delle mascherine il Piano. E’ chiaro che le mascherine chirurgiche o quelle di comunità, quando usate correttamente da tutti, insieme alle altre misure di prevenzione, sono fondamentali nel ridurre la trasmissione dell’infezione. Come suggerisce l’esperienza australiana, le misure di distanziamento fisico sono state in grado di minimizzare l’impatto dell’influenza stagionale e potrebbero quindi mitigare, almeno in parte, il decorso di una pandemia influenzale.

Il problema etico: come si sceglie chi curare?

Si cita anche il tema dell’etica nella bozza del piano pandemico: “Un quadro di etica – si legge – è tra le fondamenta delle politiche di sanità pubblica: i principi di etica sono alla base della visione e della pianificazione. Una pianificazione eticamente e clinicamente corretta deve mirare a garantire risorse e protezioni giuste ed eque, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili. Tuttavia, durante situazioni di crisi, i valori etici fondamentali consentono alcune azioni che non sarebbero accettabili in circostanze ordinarie”.

Tradotto, ciò non significa che in condizioni di crisi cambiano le situazioni, non gli standard di etica. E viene precisato che quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori possibilità di trarne beneficio.

Le cure, cioè, devono essere dirottate preferibilmente verso chi ha più probabilità di trarne beneficio, cioè di salvarsi, rispetto a chi invece ha già un quadro clinico gravemente compromesso. Gli operatori sanitari sono sempre obbligati, anche durante la crisi, a fornire le cure migliori, più appropriate, ragionevolmente possibili. Ma “per esempio – si precisa – lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili può rendere necessario adottare criteri per il triage nell’accesso alle terapie”.

Non è consentito agire violando gli standard dell’etica e della deontologia, ma può essere necessario, per esempio, privilegiare il principio di beneficialità rispetto all’autonomia, cui si attribuisce particolare importanza nella medicina clinica in condizioni ordinarie.

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