Passaporto vaccinale, la Cina è il primo Paese al mondo a lanciarlo: come funziona

La Cina lancia il primo passaporto vaccinale, presto potrebbe arrivare anche in Italia: come funziona

La Cina è stato il primo Paese a entrare in lockdown per arginare il coronavirus. È stato anche il primo a lanciare app di contact tracing e a lavorare sui vaccini per debellare il Covid-19. A distanza di oltre un anno dall’inizio dell’emergenza, la Cina è il primo Paese al mondo a lanciare anche il passaporto vaccinale: potrebbe presto essere adottato anche da altre nazioni. Ma come funziona?

Passaporto vaccinale, la Cina è il primo Paese al mondo a lanciarlo: come funziona

Il passaporto vaccinale della Cina è sostanzialmente un certificato digitale attraverso il quale provare a far ripartire l’economia, in particolare il settore del turismo. Questo documento indica lo status vaccinale del cittadino, con i risultati dei test.

Vi si può accedere attraverso il social WeChat (app di messaggistica simile a WhatsApp, che invece in Cina è bandito). Il programma include un codice Qr crittografato, che permette di ottenere informazioni sulla salute dell’iscritto: in questo momento non è obbligatorio, c’è in ballo (anche in Cina) un dibattito sulla privacy.

Passaporto vaccinale, la situazione nel resto del mondo e in Italia

In altre parti del mondo ci sono già degli esperimenti sulla scia della Cina. In Israele c’è il ‘green pass‘: chi ne è in possesso può accedere a un certo numero di servizi. Negli Stati Uniti si è testato l”Excelsior Pass‘ per partecipare ad eventi sportivi.

L’Europa invece è ancora ferma. L’Ue discuerà, il 17 marzo, una proposta legislativa per uno strumento digitale che dovrebbe, in futuro, dare la possibilità di varcare i confini nazionali. Ossigeno puro per il settore turistico.

L’ipotesi, come il sistema cinese, è di basarsi su un Qr Code sullo smartphone che contenga informazioni sui test effettuati e le dosi acquisite. L’ostacolo più duro da superare è relativo alla privacy. L’Italia, attraverso il ministro della Salute Roberto Speranza, ha spiegato che il Paese si muoverà con l’Ue.

Il Garante della privacy intanto sii è pronunciato sottolineando la necessità di una legge nazionale al fine di evitare discriminazioni tra chi ha avuto il vaccino e chi no, oltre a fughe in avanti delle singole Regioni (come è avvenuto nel caso di Immuni).

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