Passaporto sanitario anche per i ristoranti, così riaprono: la proposta

I ristoratori chiedono di poter riaprire in sicurezza e, tra le ipotesi, si fa largo l'idea del passaporto sanitario anche nel settore enogastronomico

Il Covid potrà dirsi sconfitto se e quando il vaccino raggiungerà una grande fetta della popolazione mondiale. Nell’attesa, anche in Italia, le continue chiusure e il blocco delle attività continuano a danneggiare i professionisti operanti nel mondo della ristorazione, che chiedono l’introduzione di un passaporto sanitario anche per i ristoranti, in modo tale da riaprire il prima possibile e in sicurezza.

Passaporto sanitario anche per i ristoranti: la proposta

Che dovremmo fare ancora per molto tempo i conti con il virus lo sappiamo già. L’arrivo del vaccino in Italia, purtroppo, non garantisce l’immunità di gregge immediata, poiché vaccinare tutti e subito è impossibile (sia per una questione di tempo che per dosi disponibili). Il Paese è ancora diviso in zone e le restrizioni costringono tutt’oggi i ristoratori a rimanere chiusi.

Per questo motivo, con il settore al collasso, chef Cristina Bowerman, presidente Ambasciatori del Gusto, si è fatta portavoce di un’iniziativa che potrebbe permettere a ristoranti, bar, pub e a tutte le attività di ristorazione di aprire di nuovo ai clienti.

La proposta prevede l’introduzione di un passaporto sanitario anche nel settore delle ristorazione, una sorta di tessera che certifica l’immunità della persona, rilasciata a chi ha già ricevuto il vaccino, in modo tale da incoraggiare di nuovo le uscite e gli spostamenti – rendendoli possibili – e tornare a garantire il servizio in totale sicurezza.

Come funzionerebbe il passaporto sanitario per i ristoranti

La proposta della Bowerman è stata accolta con entusiasmo dai professionisti del settore. Secondo Confcommercio il 14,4% delle attività di ristorazione rischia di chiudere e di non riaprire più a causa dell’emergenza Covid. Con i viaggi bloccati e le restrizioni anti contagio le città si sono svuotate e molta meno gente  – sia per motivi legati alla sicurezza sia per motivi economici – decide di consumare fuori i propri pasti, anche quando è possibile.

Il rilascio di una certificazione, come il passaporto sanitario appunto, garantirebbe una maggiore circolazione e aumenterebbe la fiducia dei consumatori, ma non solo. L’idea è quella di rendere tale documento propedeutico e necessario per lavorare all’interno di bar, ristoranti, pub etc., in modo da rendere le strutture “Covid free”.

La gente, così facendo, tornerebbe a muoversi, garantendo uno slancio al turismo ma anche al mondo della ristorazione e a tutti i comparti ad essi legati, e l’economia riprenderebbe a respirare.

Nell’attesa però, mentre molti imprenditori continuano a tenere le saracinesche chiuse, si potrebbe adottare un approccio diverso. L’OMS, infatti, ha ribadito che il virus non si contrae all’aperto, dunque ristoranti, pub e bar (che fanno l’80% del fatturato a cena) potrebbero tornare a riaprire garantendo servizio ai tavoli e all’esterno, approfittando del clima mite e attrezzandosi con pedane, ombrelli e funghi (e sempre rispettando le distanze di sicurezza). Cosa si aspetta allora ad intervenire?

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