Rivoluzione per il pane nei supermercati: cosa cambia adesso

Una grande rivoluzione sta per arrivare in tutti i supermercati d'Italia: la sentenza del Consiglio di Stato cambia tutto

Una grande rivoluzione sta per arrivare nei supermercati: stop alla vendita di pane sfuso nei grandi centri di distribuzione. Storceranno il naso i tantissimi clienti abituati ad acquistare il pane ovunque, ma esultano i panificatori artigiani italiani. Il Consiglio di Stato ha infatti appena emesso una sentenza destinata sicuramente a far discutere.

Stop al pane sfuso nei supermercati

Dopo aver ottenuto il divieto per la grande distribuzione di denominare il pane precotto con la dicitura “pane fresco”, ora i panettieri plaudono al Consiglio di Stato per avere messo uno stop a quella che definiscono una prassi consueta nella grande distribuzione, per nulla conforme alle norme igienico-sanitarie in vigore.

Niente più pane sfuso in modalità self-service, dunque. Il pane dei grandi supermercati e nei centri commerciali non si troverà più “sciolto”, in nessuna parte d’Italia. Il Consiglio di Stato ha così di fatto abbracciato la tesi di Confartigianato, che da tempo di batteva per questo riconoscimento.

Cosa dice la sentenza del Consiglio di Stato sul pane sfuso

Tutto era partito a dicembre 2020, quando i Carabinieri dei Nas di Lecce avevano sequestrato 23 chili di pane e imposto la sospensione della vendita in modalità “self service” ad un supermercato.

La struttura commerciale aveva immediatamente presentato ricorso, ma le cose sono andate male. Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso giudicandolo “inammissibile”, in primis perché la modalità di vendita self service di pane sfuso risulta, scrive, “del tutto inidonea a garantire le più elementari esigenze di sicurezza alimentare”.

Secondo, la sentenza afferma anche che il pane sfuso ottenuto da completamento di cottura del pane precotto deve essere confezionato prima della messa in vendita e non può essere confezionato dal cliente.

Il pane ottenuto mediante completamento di cottura da pane parzialmente cotto, surgelato o non surgelato, deve essere distribuito e messo in vendita in comparti separati dal pane fresco e in imballaggi preconfezionati riportati oltre alle indicazioni previste dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109.
Ove le operazioni di completamento della cottura e di preconfezionamento del pane non possano avvenire in aree separate da quelle di vendita del prodotto, dette operazioni possono avvenire, fatte salve comunque le norme igienico-sanitarie, anche nella stessa area di vendita e la specifica dicitura di cui al comma 1 deve figurare altresì su un cartello esposto in modo chiaramente visibile al consumatore nell’area di vendita.

Cosa cambia per consumatori e supermercati

Un lungo braccio di ferro: “Questo è l’ennesimo passo in avanti di una situazione che vede i ‘piccoli’ combattere contro pratiche non corrette che stanno diventando sempre più frequenti e pesanti” spiega Confartigianato, “e che minano la crescita e la sopravvivenza dei panificatori indipendenti. Una condizione, questa del pane sfuso, che metteva i piccoli panificatori in una situazione di grave inferiorità”.

Da oggi dunque chi mette in vendita sugli scaffali il pane sfuso precotto, sia surgelato che non, quindi anche privo di etichetta, rischia sanzioni salatissime e la sospensione dell’attività.

Lato clienti, oltre alla stangata sui prezzi in vista del Natale (qui gli altri prodotti coinvolti oltre al pane), non troveranno più baguette, tartarughe e tutti gli altri tipi di pane sfuso.

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