In arrivo il nuovo green pass: tamponi, durata e regole al lavoro. Cosa cambia

Con l'aumentare dei contagi Covid in tutta Europa, e anche in Italia, il governo studia nuove regole per il green pass

Crescono i contagi Covid in tutta Italia. Secondo i dati della Fondazione Gimbe, nessuna Regione passa ancora in zona gialla con regole e misure più restrittive, ma alcune sono a rischio per le prossime settimane. Ben 66 province hanno un’incidenza pari o superiore a 50 casi per 100mila abitanti: oltre al Friuli, nel Lazio e nel Veneto tutte le province superano questa soglia.

In testa c’è il Friuli Venezia Giulia, che dopo le proteste dei portuali a Trieste ha registrato un boom di casi e ora è a forte rischio. In 3 province si contano addirittura oltre 150 casi per 100mila abitanti: Trieste (479), Bolzano (260) e Gorizia (221). “Numeri che dovrebbero indurre gli amministratori locali a considerare restrizioni su base comunale o provinciale, per evitare che la diffusione del contagio trascini l’intera Regione in zona gialla”, ha sottolineato il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta.

Green pass, quanto dura

Proprio per la situazione di allerta, che però in Italia, sottolineiamo, non è ancora critica e resta sotto controllo, grazie alla elevata copertura vaccinale e alle misure introdotte quali l’obbligo di green pass e le riaperture graduali, il governo a guida Draghi sta rivedendo ancora le regole sul certificato verde.

In Italia stiamo ancora in una fase di protezione relativamente elevata perché gran parte delle persone ha fatto il vaccino tra aprile e luglio. Oggi la durata del green pass per i soggetti vaccinati è di 12 mesi e per i guariti di 6 mesi, ma le evidenze dimostrano che la protezione del vaccino Covid si riduce mediamente a partire da 6 mesi dopo la seconda dose. La protezione dall’infezione, dopo 6 mesi dalla vaccinazione, diminuisce dal 95% a 40%, quindi aumenta la probabilità che ci si possa infettare.

Attenzione però: questo calo – è fondamentale sottolinearlo – è visibile nei contagi ma non nella prevenzione da malattia Covid grave o morte, che poi è il dato che davvero dovremmo monitorare, dicono gli esperti. Dopo 6 mesi rimane ancora molto elevata la probabilità che chi è vaccinato sia protetto dalla malattia e dai sintomi gravi, la cui protezione va dal 95% al 65%.

Per chi ha fatto la terza dose (ricordiamo che dal 1° dicembre sarà aperta anche alla fascia d’età 40-60, ma bisogna aspettare 6 mesi dalla secondo dose), il green pass viene emesso il giorno successivo alla vaccinazione e ha validità per 12 mesi.

L’aggiornamento della certificazione è automatico, quindi i cittadini non devono fare nulla. Chi si sarà sottoposto al terzo richiamo, dose booster aggiuntiva o terza dose a completamento del ciclo vaccinale per i fragili, troverà il nuovo green pass nelle consuete modalità.

Green pass, cosa potrebbe cambiare

Mentre la politica pianifica come affrontare i mesi che verranno (qui il piano anti-Covid di Draghi in 5 punti per il 2022), ecco quali potrebbe essere le novità in arrivo in merito al green pass, ancora da confermare:

  • green pass solo per i vaccinati, stop tamponi: questa la novità che, se confermata, cambierebbe tutto e inasprirebbe ancora di più il clima sociale e politico. Cioè passaporto Covid solo a chi si è sottoposto al vaccino, stop invece alla possibilità di averlo attraverso un tampone negativo. Il tema è molto delicato e nulla ancora è stato deciso: una opzione più soft al vaglio del governo potrebbe essere quella di ridurre la validità del test molecolare da 72 a 48 ore e di quello antigenico rapido da 48 a 24 ore
  • durata green pass per i vaccinati: la durata della certificazione verde, inizialmente proprio fissata a 9 mesi e poi portata a 12 per i vaccinati, potrebbe nuovamente essere ridotta di 3 mesi e tornare ad avere una validità di 9 mesi. Ma questo solo per chi ha fatto il vaccino. Una mediazione ritenuta valida dal ministro della Salute, che esclude si possa arrivare a 6 mesi. Ad anticiparlo al question time alla Camera mercoledì 10 novembre è stato il ministro della Salute Roberto Speranza. “L’attuale estensione del green pass fino a 12 mesi potrà essere rivista in futuro se emergeranno nuovi dati o studi” ha detto
  • durata green pass per i guariti: il governo intende avviare un percorso di approfondimento per capire se ci siano le condizioni per valutare diversamente il certificato verde rilasciato ai guariti. “Le evidenze suggeriscono che il rischi di reinfezione è basso se l’esposizione a variante si verifica entro 3-6 mesi dalla diagnosi iniziale”, ha spiegato Speranza.

Obbligo green pass al lavoro, tutte le regole

Per quanto riguarda le regole al lavoro, l’obbligo di green pass non è collegato al fatto che la sede in cui si presta servizio sia all’aperto o al chiuso, quindi vale per tutti, lavoratori dipendenti e autonomi. Obbligo anche a tutti coloro che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa, di formazione o di volontariato.

Per poter dimostrare di poter accedere ai luoghi di lavoro, i soggetti in attesa di rilascio di valido green pass e che ne abbiano diritto, nelle more del rilascio e dell’eventuale aggiornamento, possono avvalersi dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

Nel testo della legge sul green appena passato in Senato, c’è una importante novità per i lavoratori: ora possono richiedere di consegnare al proprio datore di lavoro copia della propria certificazione verde Covid in modo da essere così esonerati dai controlli quotidiani.

Per quanto riguarda l’obbligo di green pass al lavoro, ricordiamo che i soggetti che, per comprovati motivi di salute, non possono effettuare il vaccino anti-Covid, per accedere al luogo di lavoro devono esibire un certificato contenente l’apposito QR code in corso di predisposizione. Nelle more del rilascio del relativo applicativo, il personale esente, previa trasmissione della relativa documentazione sanitaria al medico competente dell’amministrazione di appartenenza, non potrà essere soggetto ad alcun controllo.

I datori di lavoro, che hanno l’obbligo di verifica del green pass per i propri lavoratori, devono prevedere prioritariamente, dove possibile, che i controlli siano effettuati al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro.

Multa da 400 a 1000 per i datori di lavoro che non controllano e da 600 a 1.500 euro per i lavoratori che si presentano al lavoro senza “passaporto verde”.

Il personale, nel caso in cui comunichi di non essere in possesso del green pass o qualora ne risulti privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per i giorni di assenza ingiustificata non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento.

In caso di specifiche esigenze organizzative, il datore di lavoro può verificare il possesso del green pass con anticipo rispetto al momento previsto per l’accesso in sede da parte del lavoratore. lavoratori sono tenuti a rendere le comunicazioni relative al mancato possesso del green pass con il preavviso necessario al datore di lavoro.

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