Nuovo Dpcm 3 novembre, Conte cambia idea su parrucchieri ed estetisti

Tutti i servizi alla persona sono stati confermati nel nuovo Dpcm 3 novembre che il premier Conte ha firmato nella notte

AGGIORNAMENTO: Nella versione definitiva del Dpcm 3 novembre pubblicato in Gazzetta Ufficiale, tra i servizi alla persona esclusi dalla chiusura nelle zone rosse compare esplicitamente la categoria dei parrucchieri e dei barbieri, ma non quella degli estetisti. Dunque, a differenza della notizia data per certa fino all’ultimo, gli estetisti nelle Regioni a massima gravità, cioè Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, sono costretti a chiudere per almeno 2 settimane. Il Dpcm entra in vigore con un giorno di ritardo, e cioè venerdì 6 novembre.

No, i parrucchieri non chiuderanno questa volta. Ma i centri estetici purtroppo sì. Un lungo tira e molla con il Governo, con in campo tutte le associazione del settore che chiedevano a gran voce di essere risparmiate da questo secondo lockdown, seppur “light” com’è stato ribattezzato.

Cosa dice il Dpcm 3 novembre

I servizi alla persona, ma non tutti, sono stati confermati nel nuovo Dpcm 3 novembre che il premier Conte ha firmato nella notte. Proprio i parrucchieri, che inizialmente venivano dati per chiusi, sono poi stati inclusi nella lista delle attività che possono restare aperte. Gli estetisti no.

Da venerdì 6 novembre a giovedì 3 dicembre (l’entrata in vigore del Dpcm è slittata di un giorno) restano aperti dunque tutti i negozi di parrucchieri e barbieri, ma non i centri estetici (qui trovate la mappa delle Regioni “colorate” a seconda del tipo di rischio Covid).

Parrucchieri aperti quindi anche nelle cosiddette zone rosse, dove scatteranno misure decisamente più restrittive, ma soltanto per due settimane, ma estetisti chiusi.

Nel far cambiare idea a Conte sui parrucchieri molto ha fatto nel confronto con il Governo il pressing delle associazioni di categoria, che hanno continuato a difendere la sicurezza dei propri luoghi di lavoro definendoli tra i meno a rischio per il contagio Covid. Ma non è bastato quello dei centri estetici, che pure hanno standard di sicurezza elevatissimi.

Controlli e sicurezza igienico-sanitaria

Nei negozi di parrucchieri regolari i controlli sono serratissimi e le misure igieniche e di sicurezza elevatissime. Idem nei centri estetici. Non si capisce dunque come mai il Dpcm consenta ai primi di restare aperti e ai secondi no.

“I centri estetici sono tra le attività più sicure, in quanto si avvalgono di un protocollo rigidissimo paragonabile a quello di una sala operatoria” ha continuato ad insistere in questi giorni Confestetica, associazione maggiormente rappresentativa con 21mila centri estetici iscritti, su un totale di 35mila presenti in Italia.

Le estetiste infatti lavorano solo su appuntamento, utilizzano guanti, mascherine FFP2, visiere, camici, rilevano la temperatura, sanificano le cabine al termine di ogni trattamento, redigono un registro di sanificazione, tracciano ogni cliente con nome, cognome, data, ora dell’appuntamento e numero di telefono e tantissime altre precauzioni molto restrittive al fine di garantire la massima sicurezza anti-contagio.

>>> Scarica qui il Dpcm 3 novembre in Gazzetta Ufficiale e qui gli allegati <<<

Il problema degli abusivi

La categoria dei centri estetici ricomprende oggi circa 80mila estetiste regolarmente occupate, autorizzate dalla legge e adeguatamente formate a rispettare tutte le regole.

Ma questa categoria vanta un triste primato: l’osservatorio di Confestetica ha stimato che oltre 120mila abusivi “sine titulo” svolgono servizi di cura alla persona sia presso il proprio domicilio che in quello del cliente: il numero degli abusivi supera quello delle estetiste regolari di oltre un terzo.

I centri estetici regolari sono stati peraltro i primi a chiudere già l’8 di marzo, ancor prima dell’obbligo nazionale. E questa volta, ancora di più di quanto già accaduto nel primo lockdown, la minaccia è reale: secondo Confestetica, con la chiusura degli estetisti il rischio sarà che migliaia di italiani si riverseranno nelle case di questi pseudo esercenti, o nei negozi chiusi, aggirando le regole, con un elevatissimo rischio di contagio.

Gli abusivi nel primo lockdown hanno svolto una media di quattro trattamenti al giorno: ora che i centri estetici regolari sono costretti alla chiusura, Confestetica ha calcolato che i falsi estetisti potrebbero entrare in contatto con quasi un milione di persone al giorno, ovvero 30 milioni di persone al mese, con tutte le inevitabili conseguenze del caso.

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