Nuove zone rosse e arancioni: quali Regioni cambiano colore

C'è grandissima attesa per il nuovo report settimanale dell'Iss in cui verrà ufficializzato, molto probabilmente, il “cambio di colore” di alcune Regioni

AGGIORNAMENTO: Nel tardo pomeriggio di oggi venerdì 27 novembre, con la pubblicazione del nuovo report settimanale dell’Iss, è stato stilato l’elenco definitivo delle Regioni che cambiano colore. Sono 5 e le trovate qui, dove trovate anche tutti gli aggiornamenti relativi. Le informazioni riportate qui di seguito sono pertanto da considerarsi superate.

Oggi, 27 novembre, è il giorno del giudizio. C’è grandissima attesa per il nuovo report settimanale dell’Iss sulla situazione Covid in Italia, in cui verrà ufficializzato, molto probabilmente, il “cambio di colore” di alcune Regioni.

Lo stesso premier Conte ha detto che “è una giornata importante”, perché si attendono grandi cambiamenti rispetto all’evoluzione delle misure restrittive imposte nelle varie Regioni.

Rt vicino all’1

A livello nazionale il dato appare incoraggiante: l’indice di contagio Rt si aggira attorno all’1, e quasi tutte le Regioni potrebbero far registrare un valore inferiore a 1,25, che di fatto colorerebbe l’Italia tutta di giallo. Ma per uscire dalla zona arancione o rossa non basta avere un Rt basso, serve anche mantenerlo, e rispettare gli altri 20 parametri, per almeno due settimane.

In seguito alle misure restrittive messe in campo dal Governo, alcune Regioni che erano rosse potranno passare ad arancioni. Al contrario, ci sono altre Regioni che rischiano di peggiorare la loro posizione, scivolando nella zona rossa.

Le tre Regioni che probabilmente diventeranno arancioni settimana prossima sono le due più colpite dal Covid, sia nella prima che nella seconda ondata: Lombardia e Piemonte. Più la Toscana.

Piemonte

Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi, il Piemonte è già certo della “promozione”. Ad annunciarlo in diretta Facebook è stato ieri il governatore Alberto Cirio, che ha anticipato gli esiti dell’Istituto Superiore di Sanità. L’indice di contagio regionale è sceso sotto l’1, la soglia di pericolo. Quando il Piemonte è diventato zona rossa a inizio novembre era a 2,16.

Vero è che il contact tracing, il sistema di tracciamento dei contatti positivi, praticamente è saltato, quindi i nuovi dati a disposizione devono pur sempre essere valutati con grandissima cautela. Dire che in Piemonte l’Rt è sotto 1 non significa assolutamente che il virus se ne stia andando, ma semplicemente che sì sino ridotti i contagi ma anche viene scoperto meno.

Detto questo, “i numeri dicono che il sacrificio è servito”, dice Cirio, che però chiede prudenza. “È un passo questo, non un risultato. Dobbiamo stabilizzare i risultati fin qui ottenuti per non dovere tornare a richiudere”.

Dopo la formalizzazione della pagella, il ministro Speranza firmerà un’ordinanza con la quale posizionerà il Piemonte nella zona arancione. Quando? Nei primi giorni della prossima settimana, tra martedì 1 e giovedì 3 dicembre probabilmente.

Lombardia

Diversa invece la situazione in Lombardia, dove il passaggio da zona ad arancione al momento non è ancora certa. Uno scontro durissimo è andato in scena tra il presidente Attilio Fontana, che spingeva per la riapertura, e il Governo Conte, che vorrebbe allentare le restrizioni solo dopo il 3 dicembre.

A chiedere cautela, tra gli altri, è Antonio Pesenti, direttore del dipartimento di Uoc Anestesia-Rianimazione del Policlinico di Milano e coordinatore delle terapie intensive nell’unità di crisi della Regione Lombardia per l’emergenza Coronavirus.

Pesenti ha spiegato senza mezzi termini che “siamo preoccupati”, perché “l’allentamento delle restrizioni sicuro porterà a un aumento dei ricoveri, è matematico. Difficile dire se il sistema regge. Adesso vediamo una foto di quel che succedeva 15 giorni fa, se da lunedì si allenta noi vedremo comunque che i numeri continuano a scendere e potrebbe darci una falsa sicurezza”.

Secondo le ultime parole del premier Conte, Milano e gli altri capoluoghi lombardi potrebbero tornare arancioni a partire dal 4 dicembre.

Le Regioni che non cambiano colore

Attesa per la possibile svolta di Milano e province lombarde, dunque. Nessun cambiamento invece, quasi certamente, per Valle d’Aosta, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano, che resteranno ancora in zona rossa.

Niente di fatto per la Toscana. Nonostante il governatore Eugenio Giani avesse anticipato che la sua Regione stava registrando numeri in diminuzione in merito ai nuovi contagi, facendo ben sperare, i toscani dovranno aspettare ancora un po’ per la promozione.

“La Toscana ha condizioni che sono quelle di zona arancione, anzi io direi di zona gialla in realtà. Ne ho parlato col ministro Speranza e dobbiamo rispettare le procedure di legge per rientrare quantomeno in zona arancione. Oggi la Toscana è in zona rossa e lo deve restare per legge per almeno 14 giorni per garantire continuità di condizioni migliori per 14 giorni. Venerdì 4 il ministro Speranza potrà firmare l’ordinanza che riporterà la Toscana in zona arancione”, ha annunciato con un video sulla sua pagina Facebook il presidente Giani.

Punto interrogativo anche per la Sicilia, che rischia il rosso ma bisogna aspettare l’esito delle ispezioni.

Chi rischia di diventare zona rossa

Ma in Italia c’è anche chi teme per un peggioramento. Si tratta di Basilicata e Puglia, che da zone arancioni potrebbero essere declassate a rosse. Proprio la Basilicata mercoledì scorso ha fatto registrare il record di positivi.

In Puglia si è osservato invece un numero elevato di casi soprattutto in alcune province, situazione che ha spinto il governatore Michele Emiliano a chiedere l’istituzione della zona rossa per la BAT e Foggia.

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