Cosa significa il numero 3783 dei no green pass

Durante le manifestazioni no green pass abbiamo notato un numero affisso su cartelli e striscioni: il 3783. Cos'è? E perché è un clamoroso errore

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Mentre proseguono le manifestazioni No pass da Nord a Sud, con scontri, momenti di tensione e numerose note tanto stonate quanto imbarazzanti e pericolose (come quella di Fabio Tuiach, portuale ex pugile, già consigliere comunale leghista, espulso dal partito per le sue posizioni estremiste e poi passato temporaneamente a Forza Nuova, che è arrivato a dire “ho il Covid perché sono stato sotto gli idranti della Polizia che mi hanno fatto prendere freddo”), il dato che emerge dalla Cgia di Mestre è che dall’entrata in vigore dell’obbligo del green pass al lavoro, il 15 ottobre scorso, sarebbero circa 1 milione i dipendenti tra pubblico e privato ancora senza certificato verde (qui i dati completi su dove il fenomeno è più diffuso).

Il rischio, che in alcuni casi è già certezza, è che molti di questi possano andare regolarmente sul posto di lavoro aggirando le regole, quelle stesse che invece milioni di italiani hanno rispettosamente accettato, come unica arma per uscire davvero dalla pandemia.

Come ha ben spiegato Paolo Acanfora, studioso e docente di Storia contemporanea, le misure di carattere sanitario e le regole di comportamento introdotte per contrastare la pandemia non sono affatto una spia di una pulsione antidemocratica, anzi è molto più pericolosa la sempre più diffusa tendenza a sottrarsi, in nome dei propri presunti diritti individuali, al dovere di prendersi cura della comunità in cui si vive.

Cos’è il numero 3783 dei no green pass

Eppure, durante queste manifestazioni no green pass, soprattutto negli ultimi giorni, abbiamo notato un numero affisso su cartelli e striscioni: il 3783. Una sorta di mantra che ormai vediamo ripetuto nei gruppi no vax e tra chi sostiene che il Covid sia tutta una montatura, ad opera della dittatura sanitaria che ci vuole “controllare” se non addirittura “uccidere”.

Ma cerchiamo di capire da dove arriva questo numero e cosa significa. Il numero deriva da un editoriale pubblicato alcuni giorni fa sul giornale Il Tempo dal suo direttore Franco Bechis dal titolo “Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l’Iss gran parte dei morti non li ha causati il Covid”: nell’articolo si sostiene che solo 3.783 persone siano effettivamente morte a causa del Coronavirus, un numero quindi molto inferiore rispetto ai rapporti forniti dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.

Il punto è che questa cifra non solo è falsa, ma rischia di essere anche tendenziosa. Perché è stata ricavata da un rapporto ufficiale Iss ma con clamorosi errori. Nel rapporto Iss del 19 ottobre sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia leggiamo che al 5 ottobre risultavano 130.468 morti tra persone positive al Covid da inizio della pandemia.

Come sempre in questi report, anche in questo caso è stato scorporato il dato medio delle malattie osservate in un campione di persone decedute, in questo caso pari a 7.910 individui. Tra questi, a non presentare patologie pregresse erano 230 pazienti, pari al 2,9% del campione.

Il direttore, commettendo un errore grossolano, ha preso questo 2,9% e lo ha utilizzato per stabilire il numero di malati Covid senza malattie pregresse in rapporto ai 130.468 segnalati dall’ISS, ottenendo come risultato questo fatidico 3.783, pari a quelle che secondo Bechis sarebbero i veri morti per Covid in Italia. Alterando clamorosamente il dato, che essendo riferito a un campione di persone (i 7.910 individui che abbiamo detto prima), non può certo essere vero.

In pochi minuti è partito il tam tam delle condivisioni sui social e sui gruppi no vax e no pass, che rapidamente sono arrivate alle piazze. Un errore di calcolo talmente eclatante che in molti si sono interrogati sulla “buona fede” del giornalista. Tutto questo all’interno di un quadro dai contorni indefiniti, visto che lo stesso Bechis ha raccontato di aver perso la madre per Covid: la donna avrebbe seguito il consiglio del suo primario a non vaccinarsi.

Detto questo, la conclusione ovviamente è che è vero che la maggior parte dei deceduti aveva altre patologie al momento dell’infezione da Covid, ma questo non significa che siano state le malattie pregresse a determinarne la morte e non il Covid stesso. Anzi, dimostra proprio che il Coronavirus è molto più pericoloso per chi ha già delle patologie, e dunque è un soggetto più fragile, motivo per cui è assolutamente fondamentale che si vaccini, e con lui le persone che lo frequentano, proprio per proteggerlo.

Obbligo vaccinale in Italia?

Fortunatamente il numero di vaccini in Italia è altissimo: ad oggi è di 88.748.661 il totale delle somministrazioni nel nostro Paese. Il totale delle persone con almeno una dose è pari all’86,03% della popolazione over 12, quello di chi ha completato il ciclo vaccinale dell’82,17%. Il totale delle persone che hanno ricevuto la dose addizionale è pari al 24,03% della popolazione potenzialmente oggetto di dose addizionale, e 27,42% è la percentuale della popolazione potenzialmente oggetto di dose booster che ha ultimato il ciclo vaccinale da almeno 6 mesi.

Intanto, mentre altrove si ripristina il lockdown ma solo per i non vaccinati (ve lo abbiamo raccontato qui), in Italia si torna a discutere di obbligo vaccinale, per costringere quei resistenti a mettersi in sicurezza, soprattutto se frequentano ambienti di lavoro dove potrebbero rappresentare un veicolo di contagio, e dunque un rischio, anche per i colleghi.

In quale direzione si sta muovendo il Governo? Il premier Draghi per ora ha deciso di scongiurare questa ipotesi, ma le cose potrebbero cambiare nei prossimi mesi. Sul tema è intervenuto anche il presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Franco Locatelli dalla poltrona di Che Tempo Che Fa. A Fabio Fazio che gli chiedeva se esista o meno l’opzione obbligo vaccinale, lui ha risposto che sì, potrebbe succedere “qualora ve ne fossero le indicazioni e gli estremi”.

Evidenziando i numeri che dicono “che non abbiamo pagato un prezzo per le riaperture” proprio grazie alla gradualità di questa mossa, al mantenimento delle misure sociali come mascherine e distanziamento, ma indiscutibilmente soprattutto grazie all’alta copertura vaccinale nel nostro Paese, una delle più alti in Europa, Locatelli ha sottolineato come nella campagna vaccinale si sia partiti “con una strategia di convincimento e di persuasione, che ha fatto largamente breccia e ha permeato la coscienza di tanti cittadini”, ma ora bisogna dare lo sprint finale.

Se da un lato la nostra situazione è “largamente più favorevole” rispetto a quella in Gran Bretagna e in Germania in termini di circolazione virale, ha lanciato un appello a vaccinarsi. “È vero che siamo all’86% di persone coperte con una dose, e all’82% con due dosi, e nella fascia sopra 70 anni andiamo addirittura sopra al 90%, ma le persone che mancano devono imparare a volersi bene perché vaccinarsi significa volersi bene e soprattutto volere bene agli altri”.

Quando toglieremo green pass e mascherine

Anche il sottosegretario dalla Salute Pierpaolo Sileri è tornato sull’argomento. “Non credo che mettendo l’obbligo vaccinale si guadagnino punti percentuali della vaccinazione” ha detto. “Si ottengono invece parlando con le persone e cercando di convincerle”.

Sileri si dice anche “non molto preoccupato” rispetto alla nuova variante Delta Plus che ha riportato in alto i contagi nel Regno Unito (qui trovate come riconoscerla, quali sintomi provoca e quanto è pericolosa). Lì, come sappiamo, il grande problema è stato abbandonare subito le misure restrittive e aprire tutto. Non a caso ora, dopo settimane di “andiamo avanti così”, il premier Johnson sta facendo marcia indietro, tanto da valutare lui stesso l’introduzione del green pass.

In Italia invece “la transizione da pandemia a endemia accadrà anche in una parte del 2022. Le mascherine prima o poi le toglieremo, ma non è una cosa da fare oggi” spiega Sileri. Il virus circola ancora in maniera aggressiva in molti Paesi, serve cautela. E riguardo al green pass anticipa che “sarà l’ultima cosa che sarà rimossa”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Cosa significa il numero 3783 dei no green pass