Niente assegno di mantenimento se il figlio è un fannullone: la sentenza

La Corte di Cassazione si è espressa sul caso di un cosiddetto "Neet" revocando l'obbligo di mantenimento

Al figlio maggiorenne e nullafacente si possono tagliare i viveri. È il principio, in altre parole, espresso nella sentenza della Cassazione che si è pronunciata su un caso di “Neet”, Not in education, employment or training, cioè un individuo che non lavora e non studia, arrivato fino all’ultimo grado di giudizio. Gli ermellini hanno respinto il ricorso di una madre di Caltanissetta, presentato in difesa del figlio 32enne che viveva a spese dei genitori, dando ragione all’ex marito.

Niente assegno di mantenimento se il figlio è un fannullone: il caso

La sesta sezione civile ha dunque confermato, con un’ordinanza di luglio depositata in cancelleria l’8 novembre, la correttezza della motivazione della sentenza della corte d’appello siciliana che revocava l’assegnazione della casa coniugale alla donna e l’obbligo di mantenimento del figlio non autosufficiente da parte del padre (qui abbiamo parlato delle nuove regole sul mantenimento)

Come riscontrato dai giudici, infatti, il 32enne ha abbandonato gli studi a 16 anni, limitandosi a frequentare di corsi di formazione nel 2011 e nel 2012, e ad accumulare esperienza lavorativa saltuaria, nonostante la Corte non abbia riscontrato difficoltà per il suo inserimento in un contesto lavorativo.

Niente assegno di mantenimento se il figlio è un fannullone: i limiti al diritto

La Cassazione si espressa ancora una volta contro i “Neet” dando attuazione al principio di auto responsabilità “che impone al figlio di non abusare del diritto di essere mantenuto dal genitore oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, perché l’obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione”.

Sulla base di questo principio, nel momento in cui viene meno il raggiungimento dell’obiettivo della realizzazione dell’individuo, secondo i giudici, una decisione in merito deve essere presa “con un rigore che cresce al crescere dell’età del beneficiario”.

Sebbene l’obbligo del mantenimento dei figli venga sancito dalla Costituzione, esiste sul tema una giurisprudenza consolidata con dei limiti stabiliti negli anni dalle sentenze dei giudici (qui abbiamo scritto del bonus genitori).

La carta costituzionale recita, infatti, all’articolo 30: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità”. Ma senza approfittarne.

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