Monitoraggio Iss, quanti contagi e ricoveri Covid: quali regioni sono a rischio

Cosa è emerso dal rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità che riguarda la circolazione del coronavirus in Italia e la resilienza degli ospedali

Il nuovo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità sull’andamento dell’emergenza Covid in Italia, quello del 17 settembre e relativo al periodo tra il 6 e il 12 settembre 2021, riporta che tutti gli indicatori sono in flessione. Considerando però il periodo che può intercorrere tra l’esposizione al coronavirus, lo sviluppo dei sintomi, la diagnosi e la notifica alle autorità competenti, si tratta di dati che verosimilmente riguardano gli ultimi 10 giorni di agosto. E che quindi non fotografano la situazione attuale, pur fornendo un’ottima analisi sull’evoluzione dell’epidemia in Italia.

Covid, i dati del monitoraggio Iss: incidenza, indice Rt, saturazione degli ospedali

Per quanto riguarda l’incidenza settimanale si passa dai 64 casi ogni 100 mila abitanti rilevati nel precedente rapporto ai 54 attuali. Si tratta comunque di un valore sopra la soglia dei 50 casi, che consentirebbe il controllo della trasmissione del virus grazie alle operazioni di identificazione e contenimento dei positivi e del tracciamento dei loro contatti.

L’indice Rt medio calcolato sui casi sintomatici passa da 0,92 a 0,85, con un range compreso tra 0,83 e 0,95. Quello calcolato invece sui ricoveri ospedalieri passa dal 0,90 a 0,86. Si tratta anche in questo caso di valori in diminuzione e sotto la soglia epidemica di 1.

Cala lievemente il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva, che passa dal 6,2% al 6,1%, con i ricoveri che passano da 563 a 554. Si osserva una decrescita anche del tasso di occupazione delle aree mediche, che a livello nazionale passa dal 7,4% al 7,2%, con le degenze che passano da 4.307 a 4.165.

Covid, i dati del monitoraggio Iss: quali regioni sono a rischio moderato e perché

Due regioni e le due province autonome si trovano nella fascia di rischio moderato. Si tratta di Abruzzo, Molise, Trento e Bolzano., dove aumentano i trend relativi all’insorgenza di focolai. In Molise l’indice Rt ha raggiunto il valore di 1,55. Anche nelle Marche il parametro è sopra la soglia dell’1, a 1,27, mentre in Lombardia è pari a 1.

Nonostante la Liguria si trovi nella fascia considerata a rischio basso, in questa regione c’è un’alta probabilità che nei prossimi 30 giorni aumentino i tassi di occupazione di terapie intensive e aree mediche, raggiungendo le soglie del 30% e del 40%, oltre le quali viene meno la resilienza dei presidi ospedalieri.

Nessuno di questi territori rischia però la zona gialla. I dati emersi dal monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità prendono in considerazione infatti solo la circolazione del virus e la saturazione degli ospedali. Si tratta di parametri diversi rispetto a quelli che hanno fatto abbandonare la zona bianca alla Sicilia e che rischiano di portare la Calabria in zona gialla dal 27 settembre.

Covid, i dati del monitoraggio Iss: cosa ha detto il presidente Silvio Brusaferro

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, durante la consueta conferenza stampa di presentazione dei dati del monitoraggio settimanale, ha spiegato come interpretare i numeri del monitoraggio.

La circolazione del coronavirus, ha sottolineato, è più bassa rispetto ad altri Paesi. Questo è dovuto tanto al mantenimento delle misure di contenimento e protezione, quanto ai buoni livelli di copertura vaccinale raggiunti.

A rispondere meglio all’appello alla vaccinazione anti Covid sono stati i più giovani, cioè i cittadini appartenenti alle fasce di popolazione tra i 12 e i 19 anni e tra i 20 e i 29 anni, che in poco tempo hanno raggiunto fino all’75% di individui sottoposti alla prima dose. Un vero “messaggio di speranza”, per l’esperto.

Avere così tanti ragazzi vaccinati, pur non avendo diretta conseguenza sul numero di ricoveri e sulla mortalità, contribuisce in modo decisivo a fermare la circolazione del coronavirus. Permetterà inoltre di tenere aperte le scuole e continuare con la didattica in presenza.

Silvio Brusaferro sulla terza dose di vaccino anti Covid: a chi sarà iniettata

Il presidente dell’Iss ha anche fatto delle precisazioni sulla terza dose di vaccino anti Covid, spiegando che è ancora necessario condurre nuovi studi per capire se e quando somministrarla e a chi.

Se dalle ricerche future dovesse emergere un’effettiva perdita di protezione contro il coronavirus dopo una determinata finestra temporale, bisognerà dare priorità ad alcune categorie come gli operatori sanitari e gli anziani ricoverati nelle Rsa e nelle strutture a lunga degenza.

Tuttavia l’obiettivo attuale rimane continuare a coprire la platea di più giovani che frequentano scuole e università, e per questo potrebbero veicolare il virus e contagiare i parenti, e convincere la popolazione over 50, più esposta alle complicanze gravi del Covid e con più alta mortalità, a sottoporsi ai vaccini anti Covid.

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