Vaccini Covid, chi ha ricevuto due dosi diverse è protetto dalle varianti? Il nuovo studio

Vaccini Covid, qual è la risposta immunitaria in caso di mix: il nuovo studio sulle varianti

Dopo essersi interrogati a lungo sull’eventualità di procedere con un “mix” di vaccini, sono diverse le persone che in Italia – e nel mondo – hanno ricevuto con la seconda dose un vaccino diverso. È successo, per esempio, quando sono state cambiate le fasce di età per AstraZeneca, lasciando ai vaccinati la possibilità di decidere – anche sotto consiglio medico – se continuare con Moderna o Pfizer.

Chi ha ricevuto due dosi di vaccino diverse è protetto dalle varianti? Lo studio

Ma ad oggi, tenendo conto delle varianti Covid in circolazione, è possibile fare un bilancio sulle risposte immunitarie in caso di mix vaccini? Contro le mutazioni del virus si è protetti maggiormente in caso di vaccinazione eterologa? A questa domanda ha risposto un team di ricercatori tedeschi dell’Institute of Immunology dell’Hannover Medical School, analizzando i vari livelli di anticorpi sia nelle persone che hanno ricevuto due dosi uguali sia in quelle che invece hanno scelto di procedere mixando i vaccini.

Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature ed ha analizzato i dati relativi agli operatori sanitari dell’Hannover Medical School, che sono stati monitorati tenendo conto delle risposte immunitarie registrate sia in caso di vaccinazione eterologa (due dosi dello stesso vaccino) che di vaccinazione omologa (due dosi diverse).

Vaccino Covid e varianti: qual è l’efficacia dei vaccini

Il dato interessante emerso dallo studio è che, nel caso di richiamo eterologo, i soggetti risultano aver sviluppato una percentuale più elevata di anticorpi anti-proteina Spike di entrambe le sottoclassi IgG e IgA.

Si tratta, nello specifico, di anticorpi altamente efficienti nel neutralizzare tutte e le varianti analizzate durante la ricerca, ovvero: Alfa (cd. variante inglese), Beta (isolata per la prima volta in Sudafrica) e Gamma (cd. variante Brasiliana).

Nulla di certo (e simile) invece, è possibile oggi affermare sulla variante Delta, la più diffusa attualmente in Italia e nel mondo, per la quale – al momento dello studio – non c’erano ancora dati disponibili. Non è escluso però che, visti i numeri attuali, la ricerca continui analizzando anche le ultime mutazioni del virus Sars-Cov-2, provando a fornire risposte concrete anche in questo caso.

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