Mascherine U-Mask ritirate dal mercato: quanto sono sicure davvero

Il ministero della Salute ha deciso il divieto di immissione in commercio e il ritiro dal mercato delle "mascherine dei vip". Ma per Altroconsumo il problema non è l'efficacia

Stop alle mascherine U-Mask. Dopo le denunce sollevate da Striscia la Notizia, dopo che i Nas di Trento hanno segnalato che erano state validate come dispositivi medici da un laboratorio privo di autorizzazione, e dopo l’avvio di un’indagine da parte della Procura di Milano, il ministero della Salute ne ha deciso il divieto di immissione in commercio e il ritiro dal mercato a causa di irregolarità nelle procedure di autorizzazione.

Perché le mascherine U-Mask sono state ritirate

Lo scorso gennaio, la Procura di Milano aveva disposto il sequestro in 10 farmacie milanesi e nella sede della società di 15 mascherine con l’ipotesi di frode in commercio. Secondo gli inquirenti la capacità di filtraggio sarebbe inferiore rispetto a quanto dichiarato dall’azienda.

L’indagine è nata in seguito all’esposto di un’azienda concorrente, con tanto di documenti che attesterebbero che la capacità di filtraggio della U-Mask sarebbe del 70-80% a fronte del 98-99% dichiarato ufficialmente. Filtrerebbe insomma meno di quelle da 50 centesimi, pur costando (adesso con sconto) 33,60 euro, e sarebbe persino sotto il livello fissato per legge del 95%.

A metà febbraio l’Antitrust aveva avviato un procedimento contro la promozione e la vendita delle mascherine U-Mask perché veniva enfatizzata l’efficacia di questi dispositivi con modalità “ingannevoli e aggressive”, sfruttando la situazione di emergenza sanitaria in corso per indurre il consumatore a comprare a prezzi elevati il prodotto reclamizzato. Il procedimento istruttorio ha interessato le società U-Earth Biotech Ltd. e Pure Air Zone Italy S.r.l.

Le “mascherine dei vip”, come sono state soprannominate, perché spesso indossate da personaggi noti, da Fedez e Chiara Ferragni ai lombardi Beppe Sala e Letizia Moratti, ora non si possono più acquistare. Il ministero ha sottolineato che le U-Mask non possono essere considerate dispositivi medici e quindi potrebbero presentare potenziali rischi per la salute.

Le caratteristiche dello speciale filtro Refill

Leggendo nel dettaglio sul sito ufficiale le caratteristiche, la U-Mask non sarebbe una semplice mascherina. Autosanitizzante, antiproliferativa, l’unica mascherina biotech in grado non solo di bloccare i contaminanti dell’aria sulla superficie della maschera, ma persino di distruggerli all’interno del filtro.

Insomma, una mascherina anti-Covid davvero rivoluzionaria, dotata di uno speciale strato attivo biotech in grado di intercettare le polveri più fini: il Refill, tecnologia innovativa naturale e atossica per l’uomo, che offrirebbe, spiega l’azienda sul suo sito, risultati garantiti per almeno 150-200 ore di utilizzo efficace.

Distribuita in 121 Paesi del mondo, è stata adottata da diverse federazioni sportive, in Formula 1 ce l’hanno Ferrari, Mercedes e McLaren, tantissime le aziende che l’hanno scelta e si trova negli shop di grandi marchi automobilistici.

Problemi nella certificazione

La Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del ministero della Salute segnala di essere venuta a conoscenza di irregolarità nel processo di immissione in commercio delle U-Mask, perché, come peraltro riscontrato anche da una verifica sul sito web, la conformità del prodotto è basata anche sulla scorta di certificazione rilasciata da un laboratorio di analisi che è risultato privo di autorizzazione sanitaria “e sottoscritta da un soggetto privo dei prescritti titoli abilitativi (non in possesso di laurea)”. E quindi ci sono potenziali rischi “in termini di sicurezza ed efficacia”.

Il ministero evidenzia i “potenziali rilevanti rischi per la salute“ derivanti “dall’assenza di un regolare processo valutativo”. Il provvedimento ha carattere d’urgenza: entro cinque giorni l’azienda dovrà provvedere al ritiro dal mercato dei prodotti a sue spese.

Intanto, l’associazione di consumatori Codici ha avviato una class action per chi ne ha acquistata una e intende richiedere il rimborso (tutte le info su come partecipare qui).

Il marchio U come sigillo di qualità

L’azienda intanto ha annunciato che farà ricorso contro la decisione del ministero e presenterà lunedì 22 febbraio nuove certificazioni di analisi, eseguite da uno dei pochissimi laboratori accreditati Accredia: i risultati dei test, dicono da U-Mask, confermano una capacità di filtrazione batterica al 99%.

“Siamo esterrefatti dal provvedimento cautelare. Contestiamo radicalmente il provvedimento e ci difenderemo nelle sedi opportune”, afferma la società. “Difenderemo in ogni sede la qualità dei nostri prodotti, la reputazione e l’operato della nostra azienda, certi delle nostre ragioni e della trasparenza della nostra condotta”.

L’azienda spiega che U-Mask è un prodotto “sicuro, non nuoce in alcun modo alla salute e risponde in pieno alle caratteristiche qualitative e alle norme di legge per cui è stata registrata”.

Inoltre, al fine di evitare possibili contraffazioni da parte di soggetti terzi, che potrebbero ledere la salute dei consumatori, da alcuni giorni l’azienda ha integrato le proprie mascherine con un sigillo di qualità, il marchio U, a ulteriore garanzia della loro autenticità. “Difenderemo in ogni sede la qualità dei nostri prodotti, la reputazione e l’operato della nostra azienda, certi – hanno concluso – delle nostre ragioni e della trasparenza della nostra condotta”.

I test di Altroconsumo danno ragione a U-Mask

In effetti le cifre sembrano non tornare. Anche Altroconsumo ha effettuato dei test indipendenti sulle mascherine U-Mask e i risultati sarebbero molto positivi. I risultati delle prove di laboratorio di Altroconsumo dimostrano che hanno una capacità filtrante del 98% (la soglia minima necessaria per la certificazione di una mascherina chirurgica è del 95%). La filtrazione batterica della U-Mask rimane più o meno immutata dopo i lavaggi, al 97%.

Anche la respirabilità è decisamente buona, anche dopo 5 lavaggi in lavatrice a 60 °C sia della cover che del filtro. Questo significa che il filtro, che secondo le indicazioni del produttore è utilizzabile per 150 o 200 ore, può invece essere riutilizzato, con beneficio per l’ambiente e le tasche dei consumatori.

La respirabilità ha un valore iniziale di 28 Pa/cm2 e peggiora lievemente (30 Pa/cm2) dopo i lavaggi. Il filtro si può anche lavare in lavatrice e mantiene la capacità di filtrazione anche dopo 5 lavaggi. Tuttavia non è garantito che dopo il lavaggio il filtro mantenga la capacità antibatterica vantata dal produttore. Il consiglio è di lavarlo quando è maleodorante o dopo una giornata di utilizzo.

La U-Mask, spiega Altroconsumo, ha una performance esattamente in linea con quella richiesta da una normale mascherina chirurgica, non è meno sicura o pericolosa come è stato detto. Tuttavia, ha un problema di immagine, perché il produttore ha spinto in maniera “un po’ troppo spregiudicata” sulle caratteristiche innovative di questa mascherina. Giocando su immagini e parole mutuate dalla scienza, ha dato la sensazione a molti consumatori che la U-Mask avesse delle qualità speciali.

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