Quali mascherine usare? Ilaria Capua spiega la “bolla di rispetto” e chi deve mettere cosa

Le mascherine sono davvero sicure, servono a proteggere dal Covid? Assolutamente sì, ma quanto? Quando è utile metterne una piuttosto che un'altra? Lo spiega la virologa

Le mascherine sono davvero sicure, servono a proteggere dal Covid? Assolutamente sì, ma quanto? Quando è utile metterne una piuttosto che un’altra?

Mascherine anti-Covid come creme solari

Una risposta importante è arrivata dalla virologa Ilaria Capua, che a DiMartedì su La7, a Giovanni Floris che gliene chiedeva conto, ha risposto facendo un efficace paragone con le creme solari. “Un irlandese dai capelli rossi non deve usare la stessa protezione di una persona dalle pelle scura”, ha detto. “Il primo ha bisogno di proteggersi di più, perché rischia di scottarsi. Gli diamo una crema con altissima protezione”.

Di conseguenza, “una persona fragile, che ha il diabete o è immunodepresso ha bisogno delle mascherine migliori, che sono le FFP2 o FFP3. Le mascherine chirurgiche o di stoffa sono una barriera, ma come una crema protezione 20. Anche sei scuro, sotto un sole forte, ti scotti”.

Metafora utile a capire quanto davvero le mascherine ci proteggano dal contagio da Covid. In una fase della pandemia (questa seconda ondata, dicono numerosi esperti, potrebbe persino rivelarsi peggiore della prima), in cui è necessario mettere in campo tutte le strategie utili a contrastare la diffusione del virus proprio per evitare un nuovo lockdown nazionale, nonostante sempre più esperti lo invochino, come il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi.

Capua su vaccino e lockdown

“Avevo detto che si vedevano i nuvoloni. Ora si vedono i lampi, ma non è una situazione che riguarda solo l’Italia. La pandemia sta accelerando e i contagi crescono ovunque” ha spiegato Capua, affermando che è “illusorio” pensare che il vaccino ci porterà fuori dall’inverno. Il vaccino ha effetto dopo alcuni giorni, non sappiamo se ci vorrà una o due somministrazioni” ha detto la direttrice dell’UF One Health Center.

Una pandemia che “ha colto tutti impreparati e ora stiamo arrancando. Stiamo chiedendo ai cittadini di mettere in atto misure antipatiche, che limitano la libertà, perché non eravamo pronti”. Ma “abbiamo anche fallito nel comunicare il rischio di questa emergenza alle persone, a cui chiediamo ora i sacrifici. Ognuno ha in mano il pallino, vorrei vedere tutti con la mascherina sempre. Mettiamoci questa benedetta mascherina”, chiosa.

La “bolla di rispetto”

Poi conclude con un po’ di speranza che “tutto questo finirà. Non è la prima brutta cosa con cui dobbiamo convivere. Conviviamo con tante altre brutte cose, non solo con il virus”, dice la scienziata. Ma precisa ancora che “se uno ha la mascherina e sta ad un metro di distanza, va bene. Io ragiono in termini di bolla di rispetto: faccio finta di essere all’interno di un pallone. Se qualcuno entra nel mio spazio di rispetto, mi scanso”.

L’invito è imparare a convivere con questo coinquilino, proteggendoci e mettendo in atto una serie di misure che aiutino la popolazione a rimanere il più possibile protetta. “Dobbiamo voler salutare il virus e, per mandarlo sotto la soglia di pericolosità, dobbiamo lavorare tutti insieme”.

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