Mascherine Ffp2 certificate non a norma? Attenzione al marchio CE2163

Emergono pesanti dubbi rispetto all'efficacia di alcune mascherine, in particolare le Ffp2. Siamo sicuri che proteggano davvero contro il Covid? A cosa fare attenzione

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Da inizio pandemia abbiamo tutti quanti imparato a conoscere le diverse tipologie di mascherine e le loro caratteristiche. Per quanto ci siano ancora dubbi rispetto a quelle cosiddette di comunità, cioè di stoffa (proteggono o no? È ancora poco chiaro), ciò che è certo è che l’unico modo per essere sicuri di non contrarre il Covid è indossare una mascherina Ffp2 o Ffp3.

Anche se, come sappiamo, le mascherine da sole non bastano: serve anche mantenere il distanziamento sociale e areare frequentemente i luoghi chiusi.

Mascherine di comunità/di stoffa

Le mascherine di comunità, cioè di stoffa, quando espiriamo inibiscono il flusso d’aria e quindi la distanza che i germi possono percorrere. Naturalmente più strati hanno (possibilmente 3) meglio è.

Questo in parte riduce già il rischio di infezione per altre persone. Il loro scopo non è però quello di proteggere le persone che le indossano dalle infezioni: proteggono gli altri dai germi di chi le indossa. Devono essere cambiate frequentemente e lavate in acqua molto calda per evitare che i virus sopravvivano.

Dal momento che tutti siamo potenziali portatori del virus, e visto che la trasmissione è anche causata da persone asintomatiche, la logica alla base delle mascherine di comunità è che se tutti le indossano, il rischio complessivo di infezione nella società diminuisce.

Mascherine chirurgiche

Le mascherine chirurgiche da 50 centesimi usa e getta garantiscono una protezione soprattutto in uscita, cioè nei confronti degli altri nel caso in cui noi che le indossiamo fossimo positivi al Coronavirus.

Sono costituite da un tessuto speciale sottile monouso. Se chi le indossa tossisce o starnutisce, la maggior parte delle goccioline dalla bocca e dalla gola rimangono impigliati nella mascherina. Però funzionano solo se vengono cambiate regolarmente (almeno ogni 2 ore) e smaltite in modo igienico e sicuro. Se invece vengono indossate ripetutamente, perdono rapidamente la loro efficacia.

Mascherine filtranti

Esistono poi le mascherine con un vero e proprio effetto filtro. Possono essere sia usa e getta, solitamente realizzate in cellulosa dura pressata con elemento filtrante e valvola di espirazione, sia in plastica, in cui viene poi inserito un filtro da cambiare regolarmente.

Nell’Unione Europea, questi tipi di mascherine sono suddivisi in tre classi di protezione Ffp. Solo le Ffp2 o Ffp3 proteggono anche in entrata, cioè proteggono noi dagli altri.

Ffp1

Delle Ffp1 praticamente non si sente mai parlare. Sebbene siano migliori delle mascherine chirurgiche, non offrono la protezione desiderata contro il Covid e gli altri virus. Sono destinate ad esempio a chi lavora in ambienti estremamente polverosi, come falegnami, costruttori, decoratori e muratori.

Ffp2 / N95 / KN95/ P2

Le mascherine Ffp2, equivalenti agli altri standard internazionali N95, KN95 e P2, forniscono un certo livello di protezione contro i virus per chi le indossa, ma non devono essere utilizzate a contatto con pazienti altamente infettivi.

Ffp3 / N99 / EN149 / P3

Solo le mascherine Ffp3, più o meno equivalenti agli standard internazionali N99, EN149 e P3, proteggono efficacemente chi le indossa da goccioline di aerosol, virus, batteri, funghi e spore e persino da polveri altamente pericolose come le fibre di amianto. A differenza delle altre, queste mascherine filtranti di alta qualità possono proteggere chi le indossa anche da un agente patogeno altamente infettivo come il morbillo o la tubercolosi.

Le Ffp3 sono utilizzate quasi esclusivamente dal personale sanitario, visto il costo e il livello di protezione. Le Ffp2 si trovano invece ormai facilmente in commercio, a un costo medio di circa 2 euro. In alcuni Paesi, e da noi anche in Alto Adige, sono diventate obbligatorie nei luoghi chiusi, come locali e negozi, proprio per la loro maggiore efficacia, e quindi anche sicurezza rispetto alle varianti Covid più contagiose. Qualcuno è arrivato anche a proporle obbligatorie nelle scuole per i bambini.

Due mascherine sovrapposte meglio di una

Anche indossare due mascherine sovrapposte è un’ottima soluzione: prima una mascherina chirurgica, o Ffp2, e poi una di stoffa aderente sopra, per impedire all’aria di fluire dentro o fuori.

La Food and Drug Administration (CDC) degli Stati Uniti ha condotto test con doppia mascherina e ha concluso che può ridurre il rischio di infezione addirittura del 95% rispetto a una semplice mascherina (trovate l’approfondimento completo qui).

Tutti i dubbi sulle Ffp2

Ora, però, emergono pesanti dubbi rispetto all’efficacia di alcune mascherine, in particolare le Ffp2. Dopo l’allarme sulle mascherine realizzate appositamente da FCA su mandato del Governo e distribuite a scuole, risultate non abbastanza efficaci, e dopo le critiche nei confronti delle già ribattezzate “mascherine dei vip” U-Mask, siamo sicuri che le Ffp2 proteggano davvero?

A ben vedere parrebbe di no. La denuncia arriva da una società internazionale che si occupa di import-export tra Italia e Cina. “Da quando è iniziata la pandemia si sono moltiplicati i clienti che vogliono importare dispositivi di protezione dall’Asia” hanno raccontato sulle pagine del Corriere della Sera i due legali rappresentanti, entrambi altoatesini. Ma “la maggior parte del materiale in commercio non corrisponde alle certificazioni”.

La società ha fatto eseguire una serie di test su circa 20 modelli diversi in commercio, e i risultati sono stati allarmanti: la maggior parte delle mascherine infatti non ha superato la prova del cloruro di sodio e dell’olio paraffina, utilizzate per verificare il filtraggio, e alcune non sono state nemmeno in grado di contenere il respiro.

Perché stare attenti al marchio CE2163

La maggior parte dei dispositivi difettosi è stata certificata con il cosiddetto marchio CE2163, codice appartenente al laboratorio Universalcert di Istanbul, Turchia. Perché? Le mascherine, ma anche altri dispositivi medici come tamponi antigenici e test sierologici, in questo contesto pandemico beneficiano di un canale privilegiato: in questi casi cioè l’autocertificazione europea non è soggetta ad alcun controllo.

In pratica, chi produce mascherine e le vuole vendere in Europa deve rivolgersi a un laboratorio europeo accreditato per la certificazione. La documentazione va quindi inviata all’apposito ufficio della Comunità europea dove viene rilasciato il marchio CE. “A questo punto tutti gli Stati membri sono autorizzati ad acquistare le mascherine” ha spiega sempre sul Corriere il presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici italiani Pierangelo Clerici.

E qui emergono tutte le criticità relative al marchio CE: che non dovrebbe essere successivo all’acquisizione di una semplice autocertificazione, ma concesso solo a seguito di accurate verifiche volte a controllare quanto dichiarato dalle aziende. Il problema, dicono gli esperti, si pone soprattutto con le mascherine Ffp2, più complesse da produrre, mentre in genere con le chirurgiche l’eventuale differenza tra il livello di protezione autodichiarato e quello necessario (filtraggio del 95%) è minimo.

Mancati controlli e procedure in deroga dell’Inail

Gli eventuali controlli da parte dell’Istituto Superiore di Sanità o del Ministero della Salute, che comunque non sono obbligatori, sono in genere affidati ai Politecnici o a Istituti di Fisica delle Università, ma vista la particolare situazione pandemica, c’è una deroga e lo schema salta: quindi questi ulteriori test non vengono proprio effettuati.

E questa è solo la prima parte del problema. L’Inail, infatti, tramite procedura d’urgenza attivata per favorire l’approvvigionamento di mascherine, può autorizzare alla commercializzazione presidi fabbricati in Cina che diversamente non sarebbero validi in Europa. L’Inail non ha l’obbligo di verifica ma solo di rilasciare parere in deroga.

L’attenzione deve essere dunque massima quando acquistiamo, perché una buona mascherina “può fare la differenza tra la vita e la morte” spiegano i due imprenditori che hanno effettuato i test, “specialmente in luoghi come case di riposo, ospedali, servizi sociosanitari e scuole”.

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Mascherine Ffp2 certificate non a norma? Attenzione al marchio CE2163