Mascherine FCA distribuite a scuola pericolose? Ipotesi “frode pubblica”: cosa sappiamo

Non solo problemi di vestibilità. Secondo i test condotti in laboratorio non soddisferebbero i requisiti di norma. La denuncia di Rete Iside, USB e OSA

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica

Bufera sulle mascherine prodotte da FCA e distribuite nelle scuole italiane. “Non soddisfano i requisiti di norma”, dicono i test di laboratorio. Una scoperta che sta facendo preoccupare le famiglie italiane, che si sono viste infilare negli zaini dei propri figli mascherine marchiate FCA, peraltro scomode e strette, come lamentano molti studenti.

L’azienda in capo alla famiglia Agnelli è stata una di quelle che, in pandemia, ha deciso di riconvertire alcune linee storiche alla produzione di mascherine. Stando a quanto dicono le analisi di laboratorio, non garantirebbero adeguata protezione contro il Covid, rendendo le aule scolastiche dei luoghi molto meno sicuri di quanto potessimo auspicare.

Cosa dicono le analisi di laboratorio sulle mascherine FCA

Tutto parte dalla denuncia presentata da Rete Iside onlus, USB-Unione Sindacale di Base e OSA, e si basa sulle analisi di Archa srl, società accreditata da Accredia, ente designato dal Governo italiano proprio per attestare competenza, indipendenza e imparzialità dei laboratori che verificano la conformità di beni e servizi alle norme, sul potere filtrante di due lotti di mascherine FCA Italy: uno pediatrico per le scuole, prodotto a settembre 2020, e uno per adulti, prodotto per i lavoratori FCA a novembre 2020.

Le analisi, effettuate venerdì 15 gennaio con esposizione ad aerosol batterico della faccia interna del campione, con un flusso di aspirazione di 28,3 litri/minuto, dicono che le mascherine pediatriche hanno un potere filtrante di appena l’83,53-86,39%, invece del 98% previsto dalla norma UNI EN 14683:2019, mentre le mascherine per adulti un potere filtrante dell’89-90%, invece del 98%.

Insomma, le mascherine acquistate a milioni dalla Protezione Civile e fornite ogni giorno alle scuole per garantire agli studenti e al personale insegnante, tecnico e amministrativo la possibilità di stare a scuola in sicurezza avrebbero una capacità di filtraggio inferiore a quella necessaria a proteggerli.

Stesso discorso, peraltro, per gli operai di FCA e delle aziende collegate, ai quali vengono fornite identiche mascherine, che da tempo avevano denunciato insieme a USB l’inidoneità dei dispositivi di protezione.

Cosa prevede la deroga per la pandemia sulla produzione di mascherine

Ma facciamo un passo indietro. Con il Dpcm 17 marzo 2020, proprio per agevolare la riconversione industriale delle aziende e aiutare nella produzione dei dispositivi di protezione, era stata definita una deroga rispetto alla procedura per l’accertamento dei requisiti di conformità per la produzione e al vendita di mascherine chirurgiche per la protezione delle vie respiratorie.

In pratica, viene delegato all’Istituto Superiore di Sanità il compito di validare che le mascherine siano, in ogni caso, “sostanzialmente” a norma e cioè che, pur non avendo seguito l’iter formale per ottenere la prevista marcatura CE, abbiano comunque i requisiti previsti dalla norma tecnica di riferimento europea (EN 14683).

Per ottenere questa validazione, l’art. 15 del Dpcm prevede che i produttori e gli importatori delle mascherine chirurgiche e coloro che li immettono in commercio, che intendano avvalersi di questa deroga, inviino all’Istituto Superiore di Sanità un’autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestino le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarino che sono in grado di rispettare tutti i requisiti di sicurezza previste dalla normativa vigente. Sì, avete letto bene: un’autodichiarazione.

Cosa sta facendo FCA

Nella denuncia ufficiale che QuiFinanza ha esaminato si legge che la società FCA Italy S.p.A. ha presentato domanda e ha ottenuto la validazione di 5 tipologie di mascherine (4 per adulti e 1 pediatrico) di tipo 2R.

Questo implica che il colosso dell’auto che ora si è messo anche a produrre mascherine ha autocertificato, o comunque avrebbe dovuto autocertificare, che tutte le mascherine prodotte siano conformi ai parametri previsti dalla norma EN 14683, in particolare per il parametro “potere filtrante (BFE)”, per il quale il potere di protezione deve essere del 98% rispetto agli agenti inquinanti, in questo caso il Sars-Cov-2.

Dopo aver ottenuto la validazione la società FCA Italy ha concordato con il governo italiano nei mesi estivi del 2020 la fornitura di circa 11 milioni al giorno di mascherine per la protezione delle vie respiratorie destinate al fabbisogno delle scuole per garantire la sicurezza di studenti e docenti.

Nei mesi di novembre e dicembre 2020 Usb Scuola e Rete Iside, sulla base di un’analisi tecnica interna, avevano già individuato alcune criticità relative alle mascherine fornite da FCA con riguardo ai parametri di “vestibilità”, previsti sempre dalla norma, e avevano inviato una lettera all’Istituto Superiore di Sanità in cui denunciavano il fatto che, a causa di queste criticità nella vestibilità, le mascherine non venivano indossate dalla maggioranza di studenti e docenti.

La denuncia: ipotesi “frode pubblica”

Rete Iside onlus, USB-Unione Sindacale di Base e OSA hanno sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Roma e alla Procura regionale del Lazio presso la Corte dei Conti sul caso. L’ipotesi, da verificare, è che sussistano gli estremi del reato di frode in pubbliche forniture, ma anche ogni altra ipotesi di reato in relazione al pericolo cagionato all’incolumità pubblica, anche con riguardo agli eventuali omessi controlli dei dispositivi di protezione forniti a bambini e ragazzi in aula.

Non ultimo, c’è da capire anche se possa derivarne un danno erariale per lo Stato, vista l’elevata produzione, pari a 11 milioni di mascherine al giorno, ben il 70% del fabbisogno delle scuole italiane, degli impianti FCA, a Mirafiori e a Pratola Serra (Avellino).

Per questo associazioni e sindacati coinvolti chiedono non solo di individuare i responsabili, ma anche di adottare provvedimenti cautelari, quali eventualmente il sequestro, per bloccare la situazione e garantire l’incolumità di studenti e lavoratori.

Del caso si è anche occupata Striscia la Notizia (ve ne avevamo parlato qui), trasmissione con la quale USB, Rete Iside onlus e OSA si stanno confrontando proprio per approfondire il caso di quella che si potrebbe realisticamente configurare come “una frode gravissima”.

Il ruolo del ministero dell’Istruzione e dell’Istituto Superiore di Sanità

Pesanti le responsabilità che potrebbero essere imputate al ministero dell’Istruzione, perché “fin dal primo giorno tutti i lavoratori della scuola si sono resi conto dell’inadeguatezza delle mascherine, segnalandola al ministero”.

La denuncia è stata presentata dagli avvocati Carlo Guglielmi e Arturo Salerni. “I fatti che denunciamo ci sembrano gravi anche perché riguardano minori – ha commentato l’avvocato Salerni –, per questo chiediamo alla procura di verificarli in fretta e, in caso di conferma, di adottare i provvedimenti cautelari per evitare ulteriori conseguenze”.

Accuse gravissime, in una fase già incandescente della politica italiana che attraversa l’ennesima (evitabile?) crisi di governo, in un contesto di emergenza sanitaria e forti pressioni sul sistema sanitario, che permangono gravi e preoccupanti: con una media di 15-20mila casi al giorno di nuovi contagi Covid, e almeno 300 morti, un’altra pesante tegola rischia di piovere addosso al Governo, o a ciò che ne resta.

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