Lavoratori fragili della scuola: cosa faranno gli insegnanti che non tornano in cattedra

Con una circolare, il Dipartimento di istruzione e formazione spiega quali mansioni svolgeranno gli insegnanti "fragili"

A poche ore dall’inizio dell’anno scolastico 2020/2021 (quanto meno per quelle regioni che hanno mantenuto il calendario indicato dal Ministero dell’Istruzione) dal “Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione” arriva una nota che spiega quale sarà il destino dei docenti “lavoratori fragili”. Ossia, come verranno impiegati quegli insegnanti e quei professori che, a causa di pregresse patologie, non potranno tornare in classe.

Una vicenda, quella dei “lavoratori fragili”, che ha fatto discutere non poco nelle settimane e nei giorni passati. Tanto che si è reso necessario l’intervento dei tecnici del ministero del Lavoro e del ministero della Salute per specificare cosa si intenda per “lavoratori fragili” e quali fossero i criteri per essere considerato un lavoratore a rischio a causa del Covid-19. Smarcato questo punto, il dicastero della Azzolina ha chiarito, con una circolare apposita, come verranno impiegati gli insegnanti ritenuti “fragili”.

Chi sono i “lavoratori fragili” della scuola

Nella circolare emanata dal “Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione viene richiamata, prima di tutto, la già citata circolare del 4 settembre a firma del ministero della Salute e del Lavoro. Nel documento si specifica che possono essere considerati lavoratori fragili tutti coloro che “in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico sia di tipo clinico”.

Come “certificare” la fragilità: la procedura da seguire

Per esser riconosciuto come un lavoratore fragile, l’insegnante dovrà seguire una precisa procedura. In particolare:

  • Il lavoratore chiederà al dirigente l’attivazione della sorveglianza sanitaria e di essere così sottoposto a visita medica da parte dell’autorità sanitaria competente;
  • Il dirigente attiva lo stato di sorveglianza sanitaria contattando il medico;
  • Dirigente e personale sanitario concordano le modalità di svolgimento della sorveglianza sanitaria, mettendo eventualmente a disposizione i locali scolastici, se ritenuti idonei;
  • Il dirigente fornisce al medico una descrizione accurata della mansione svolta dal lavoratore e la postazione/ambiente in cui presta la sua opera;
  • In seguito alla visita, il medico “esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria, indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice per fronteggiare il rischio da SARS-CoV-2(Covid-19), riservando il giudizio di inidoneità temporanea solo ai casi che non consentano soluzioni alternative”
  • Sulla base delle evidenze emerse nel corso della visita, il dirigente assume le necessarie determinazioni.

Cosa faranno i “lavoratori fragili” della scuola

Il medico chiamato in causa nel corso della sorveglianza sanitaria potrà fornire tre diversi giudizi di idoneità:

  • Idoneità “piena”;
  • Idoneità “con prescrizione”;
  • Inidoneità temporanea del lavoratore fragile in relazione al contagio.

Nel primo caso, ovviamente, l’insegnante prenderà il proprio posto in cattedra e continuerà a lavorare. Nel secondo caso, invece, sarà il dirigente scolastico a dover fornire, in base alle indicazioni del personale sanitario, misure di maggior tutela – come mascherine filtranti di tipo FFp2 – e individuare ambienti di lavoro maggiormente idonei.

Nel caso in cui venga riconosciuta l’inidoneità temporanea, invece, tutto dipenderà dalla tipologia di rapporto di lavoro che intercorre tra il dipendente e la scuola. Un insegnante con contratto a tempo indeterminato, infatti, potrà fare richiesta di essere destinato ad altra mansione, che svolgerà per 36 ore settimanali così come previsto dal Contratto di lavoro nazionale. Il docente verrà destinato ad attività di supporto alle funzioni istituzionali della scuola come

  • servizio di biblioteca e documentazione;
  • organizzazione di laboratori;
  • supporti didattici ed educativi;
  • supporto nell’utilizzo degli audiovisivi e delle nuove tecnologie informatiche;
  • attività relative al funzionamento degli organi collegiali, dei servizi amministrativi e ogni altra attività deliberata nell’ambito del progetto d’istituto.

Se tale richiesta non dovesse avvenire, il docente verrà posto in malattia per tutta la durata del periodo di inidoneità.

Un insegnante a tempo determinato, invece, non ha scelta: non potendo essere destinato ad altra mansione, potrà solamente usufruire del periodo di malattia.

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