Italia primo Paese a vietare il riconoscimento facciale: cosa cambia

Per la prima volta uno stato vieta l'uso di sistemi di videosorveglianza che utilizzano tecnologie di identificazione con i dati biometrici, ma ci sono delle eccezioni

Il 7 dicembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un testo normativo che converte in legge, con modificazioni, il decreto legge Capienze, dell’8 ottobre 2021, il numero 139. Al suo interno sono previste le nuove disposizioni urgenti che riguardano l’accesso contingentato alle attività culturali, ricreative e sportive e la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Italia primo Paese a vietare il riconoscimento facciale: cosa prevede la legge

La vera novità sono però i grandi cambiamenti che riguardano la protezione dei dati personali, l’installazione e l’utilizzo degli impianti di videosorveglianza che fanno ricorso a sistemi di identificazione con tecnologie biometriche, e che sono stati introdotti con un emendamento del Partito Democratico.

L’Italia diventa così il primo Paese a vietare il riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, con l’approvazione del Garante per la protezione dei dati personali. Anche se sono già state mosse molte critiche alla norma, poco chiara sulle deroghe e le eccezioni della sua applicazione, e con il rischio concreto che possa essere aggirata facilmente.

Italia primo Paese a vietare il riconoscimento facciale: chi rischia una multa

In attesa dell’entrata in vigore di una disciplina legislativa in materia, e comunque non oltre il 31 dicembre 2023, è vietato installare e utilizzare impianti di videosorveglianza con sistemi di riconoscimento facciale che operano attraverso l’uso dei dati biometrici in luoghi pubblici o aperti al pubblico, da parte delle autorità pubbliche o di soggetti privati.

Chi non rispetta questo divieto può incorrere in multe salate, ma oltre alle sanzioni amministrative bisogna stare anche attenti a non commettere eventuali reati, che possono portare a pene più severe.

Italia primo Paese a vietare il riconoscimento facciale: le critiche alla legge

Il trattamento dei dati personali per il riconoscimento biometrico, però, può continuare a essere effettuato dalle autorità competenti per la prevenzione e la repressione di reati o l’esecuzione di sanzioni penali. Dunque, ad esempio, per la ricerca dei latitanti.

Rimane da capire in che modo questo testo, molto generico, sarà interpretato e quali possibilità si profilano per lo Stato e le forze dell’ordine. Il timore, è quello che l’uso dei dati biometrici possa avere ripercussioni sulla vita dei cittadini.

Controlli che dovrebbero essere mirati a prevenire reati, infatti, potrebbero trasformarsi, aggirando una legge troppo vaga, in strumenti di coercizione sul piano economico o addirittura politico, come già avviene in Paesi dove la libertà non è un’opinione.

L’Italia sta mettendo le basi affinché questo non avvenga, creando nuovi anticorpi per salvaguardare l’organismo democratico. Ma si tratta solo di un primo passo, per quanto molto importante e unico a livello mondiale. Sarà necessario legiferare ulteriormente in materia per evitare l’abuso di tecnologie potenzialmente così pericolose.

E se da un lato si cerca di prevenire l’utilizzo di sistemi così invasivi sul piano pubblico, nel settore privato si rema in direzione opposta, con le compagnie internazionali e le big tech che potrebbero sfruttare sempre più il riconoscimento facciale. Ad esempio nel metaverso, per fare acquisti, come vi abbiamo anticipato qui.

E potrebbero anche essere utili a scoprire i furbetti del cartellino. Come il bot che controlla i politici, di cui vi abbiamo parlato qua. I dati biometrici trovano applicazione in diverse branche della tecnologia e anche della salute. È il caso di OrCam, che permette ad Annalisa Minetti di vedere, come spiegato qui.

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Italia primo Paese a vietare il riconoscimento facciale: cosa cambia