L’Iss teme nuovo rapido aumento dei casi Covid: quali Regioni rischiano di più

La fotografia scattata dalla Cabina di regia dell'Iss e del ministero della Salute il 10 febbraio, con periodo di riferimento che va dall'1 al 7 febbraio, parla chiaro

Nonostante la ripresa e l’aggiornamento del piano vaccinale nazionale grazie all’arrivo di AstraZeneca, potrebbe arrivare un nuovo, rapido aumento diffuso dei casi Covid nel nostro Paese. La fotografia scattata dalla Cabina di regia dell’Iss e del ministero della Salute il 10 febbraio, con periodo di riferimento che va dall’1 al 7 febbraio, parla chiaro.

Ci troviamo, ancora, in una fase molto delicata dell’epidemia, soprattutto per via della circolazione diffusa di varianti più contagiose (inglese, che secondo gli esperti potrebbe presto diventare prevalente, brasiliana e sudafricana), anche tra bambini e ragazzi, che purtroppo confermano segnali di contro-tendenza nell’evoluzione epidemiologica.

Se non verranno rafforzate o innalzate le misure di contenimento, sia a livello nazionale che regionale, è molto probabile che andremo incontro a un fine febbraio/inizio marzo davvero difficili.

L’Iss nel suo ultimo report (qui quello della scorsa settimana) avverte senza mezzi termini che, in alcuni contesti, un nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare ad un sovraccarico dei servizi sanitari, perché si inserirebbe in un contesto in cui l’incidenza di base è ancora molto elevata e sono ancora numerose le persone ricoverate per Covid in terapia intensiva o semi.

L’incidenza Covid in Italia

Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella seconda metà di gennaio.

L’incidenza a livello nazionale è sostanzialmente stazionaria rispetto alla settimana precedente (133,13 per 100mila abitanti contro 132,64).

Incidenza che però è ancora lontana dai livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti, e cioè 50 per 100mila. E supera la soglia di 250 casi per 100mila abitanti in ben 3 Regioni/PA: Provincia Autonoma di Bolzano (770,12 per 100mila abitanti) Provincia Autonoma di Trento (254,85) e Umbria (283,28).

Il livello di rischio per Regione

Guardando il rischio, 2 Regioni/PPAA sono classificate a rischio alto, 10 (contro le 11 di settimana scorsa) a rischio moderato (di cui 5 ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e 9 con rischio basso.

Regioni con rischio basso

  • Calabria
  • Lazio
  • Lombardia
  • Piemonte
  • Puglia
  • Sardegna
  • Sicilia
  • Valle d’Aosta
  • Veneto.

Regioni con rischio moderato

  • Abruzzo (ad alto rischio di progressione)
  • Basilicata
  • Campania
  • Emilia Romagna
  • Friuli Venezia Giulia (ad alto rischio di progressione)
  • Liguria
  • Marche
  • Molise (ad alto rischio di progressione)
  • Provincia autonoma di Trento (ad alto rischio di progressione)
  • Toscana (ad alto rischio di progressione).

Regioni con rischio alto

  • Provincia autonoma di Bolzano
  • Umbria.

La situazione negli ospedali

Passando alla situazione negli ospedali, si osserva una diminuzione nel numero di Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva o aree mediche sopra la soglia critica, che sono ad oggi 5.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua ad essere alto ma sotto la soglia critica del 30%, pari al 24%. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve diminuzione, da 2.214 a 2.143.

Anche il numero di persone ricoverate in aree mediche è in lieve diminuzione, passando da 20.317 a 19.512. Sempre con forti variazioni inter-regionali, con alcune Regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’incidenza, impongono comunque misure restrittive.

Il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione note rimane stabile (28.360 contro 28.144 la settimana precedente).

Si mantengono anche stabili la percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti (31,4% contro 31,2%) e la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (32,5% contro 32,7% la settimana precedente). Infine, il 19,1% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 17% non è stata riportata la ragione dell’accertamento diagnostico.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

L’Iss teme nuovo rapido aumento dei casi Covid: quali Regioni ri...