Torna l’influenza aviaria in Italia: cosa sapere e quanto è pericolosa

A Roma un caso di influenza aviaria, quasi una ventina nel Nordest Italia. Cosa sapere sul virus dell'influenza aviaria

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

A Roma un caso di influenza aviaria, quasi una ventina nel Nordest Italia. Come spiega l’assessorato alla Sanità della Regione Lazio, a seguito dei regolari controlli in seguito all’insorgenza di una mortalità anomala in un allevamento avicolo non commerciale, è stato rilevato un caso di virus di influenza aviaria in alcuni campioni di volatili.

Anche il centro di referenza nazionale dell’Istituto zooprofilattico conferma l’insorgenza di un focolaio di influenza aviaria: si tratta del sottotipo H5 Hpai in un allevamento avicolo rurale non commerciale in zona Ostia antica. “La situazione al momento è sotto controllo, ma è necessario eseguire una sorveglianza serrata. Gli strumenti di allerta hanno funzionato” ha commentato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

Cosa prevede l’ordinanza a Roma contro l’influenza aviaria

Subito è arrivata un’ordinanza da parte del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti su proposta dell’assessore alla Sanità per adottare misure straordinarie. Sono in corso le notifiche a tutte le aziende agricole, anche non commerciali, che rientrano nei limiti delle zone interdette: si tratta di aziende di piccole dimensioni e non sono presenti grandi allevamenti di carattere intensivo.

Le misure, immediatamente in vigore per almeno 21 giorni dopo l’esecuzione della disinfestazione del focolaio, prevedono:

  • una zona di protezione con raggio di 3 Km dall’allevamento sede di focolaio di influenza
  • una zona di sorveglianza con un raggio di 10 Km
  • tutti gli allevamenti dovranno essere verificati
  • non sono ammessi senza l’autorizzazione del veterinario l’ingresso e l’uscita da un’azienda di pollame, altri volatili in cattività o altri mammiferi domestici
  • chiunque entri o esca da un allevamento deve rispettare opportune misure di biosicurezza
  • tutte le carcasse dei volatili morti vengono immediatamente distrutte
  • i veicoli e le attrezzature utilizzate per trasportare pollame sono sottoposti a procedure di disinfestazione, così come tutti i veicoli utilizzate dal personale o da altre persone
  • vietati il trasporto di carne di pollame, la movimentazione e il trasporto tra aziende, su strada
  • vietate l’introduzione e l’immissione di selvaggina
  • vietate fiere di pollame e altri volatili.

Quanto è diffusa nel mondo l’influenza aviaria negli animali

Stando all’ultimo rapporto dell’Oms disponibile, datato 21 ottobre 2021, tra l’8 e il 21 ottobre non sono stati segnalati 2 nuovi focolai di influenza aviaria dalla regione del Pacifico occidentale.

Il primo focolaio di virus dell’influenza aviaria A(H5N5) ad alta patogenicità tra il pollame è stato segnalato il 20 ottobre in un macello nel distretto di Wanhua: 1 caso senza decesso è stato segnalato tra 13 uccelli, tutti e 13 sono stati abbattuti.

Il secondo focolaio di virus dell’influenza aviaria A(H5N5) ad alta patogenicità tra il pollame è stato segnalato sempre il 20 ottobre in una fattoria nella cittadina di Gukeng. Un totale di 490 casi, che hanno provocato 490 decessi, segnalati tra 18.427 uccelli suscettibili: i restanti 17.937 sono stati abbattuti.

Come si trasmette l’influenza aviaria da animale a uomo

Ogni volta che i virus dell’influenza aviaria circolano nel pollame, c’è il rischio di infezioni sporadiche e piccoli gruppi di casi umani a causa dell’esposizione a pollame infetto o ad ambienti contaminati. Pertanto, casi umani sporadici non sono inaspettati. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, il rischio di trasmissione da uomo a uomo rimane bassa.

L’influenza aviaria si trasmette per stretto contatto con un volatile infetto, vivo o morto. In pratica il rischio c’è quando:

  • si toccano uccelli infetti
  • si toccano escrementi o biancheria da letto
  • si uccide o si prepara pollame infetto per cucinare
  • si frequentano molto mercati in cui vengono venduti uccelli vivi.

Quanto è diffusa l’influenza aviaria nell’uomo e quanto è pericolosa

Per quanto riguarda invece i casi sull’uomo, sono stati segnalati nella regione del Pacifico occidentale nuovi casi di infezione umana da virus dell’influenza aviaria A(H5N1): Cambogia, Cina, Laos e Vietnam. Al 21 ottobre 2021, dal gennaio 2003 sono stati segnalati in questi Paesi un totale di 239 casi di infezione umana da virus dell’influenza aviaria A(H5N1). Di questi casi, 134 sono stati fatali, con un tasso di mortalità del 56%. L’ultimo caso è stato segnalato dal Laos, con data di inizio del 13 ottobre 2020 (un caso, nessun decesso).

A livello globale, dal gennaio 2003 al 21 ottobre 2021 sono stati segnalati 863 casi di infezione umana da virus dell’influenza aviaria A(H5N1) da 18 Paesi. Di questi 863 casi, 456 sono stati fatali, con un tasso di mortalità del 53%. L’ultimo caso è stato segnalato dall’India nel luglio 2021.

Il 5 ottobre 2021, la Commissione sanitaria nazionale della Repubblica popolare cinese ha segnalato all’OMS nella regione del Pacifico occidentale un nuovo caso di infezione umana da un altro ceppo del virus dell’influenza aviaria, l’A(H5N6).

Il caso è un maschio di 66 anni, della città di Yongzhou, provincia di Hunan, con insorgenza della malattia il 26 settembre 2021. Ricoverato in ospedale il 27 settembre, riportato in gravi condizioni, ora è ancora ricoverato. L’uomo è stato esposto a pollame domestico prima dell’inizio della malattia. Nessun membro della famiglia ha sviluppato sintomi al momento della segnalazione.
Campioni ambientali raccolti dal pollame sono risultati positivi all’influenza A(H5).

Ad oggi, dal 2014 sono stati segnalati all’OMS nella regione del Pacifico occidentale un totale di 49 casi confermati in laboratorio di infezione umana da questo ceppo del virus A(H5N6), inclusi 25 decessi.

Il 18 febbraio 2021, il National Focal Point RSI della Russia ha notificato all’OMS il rilevamento del ceppo dell’influenza aviaria A(H5N8) in 7 campioni clinici umani. Questi sono i primi casi segnalati di influenza aviaria A(H5N8) nell’uomo.

Campioni clinici positivi sono stati raccolti da lavoratori di allevamenti di pollame che hanno partecipato a un’operazione di monitoraggio per contenere un focolaio di influenza aviaria A(H5N8) rilevato in un allevamento di pollame nell’Oblast di Astrakhan nella Federazione Russa. I casi sono rimasti asintomatici per l’intera durata del follow-up di diverse settimane. Tutti i contatti stretti di questi casi sono stati monitorati clinicamente e nessuno ha mostrato segni di malattia clinica.

Con la continua incidenza dell’influenza aviaria dovuta ai virus dell’influenza A(H5) esistenti e nuovi nel pollame, è necessario – spiegano gli esperti – rimanere vigili. La consapevolezza della comunità dei potenziali pericoli per la salute umana è essenziale per prevenire l’infezione nell’uomo. La sorveglianza dovrebbe essere continuata per rilevare casi umani e cambiamenti precoci nella trasmissibilità e infettività dei virus.

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