Indice Rt sotto 1 dopo cinque settimane, ma spaventa la variante inglese “più letale”

Migliora, seppur di poco, la situazione generale relativa all'emergenza in Italia. Ma cresce la paura riguardo alla variante inglese al Coronavirus

L’incidenza del Covid nel nostro Paese è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e del tracciamento dei loro contatti. Nel periodo 30 dicembre 2020-12 gennaio 2020, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,97, in diminuzione per la prima volta dopo cinque settimane di crescita.

Situazione Covid in Italia al 22 gennaio

Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella terza decade di dicembre e l’inizio di gennaio.

Migliora dunque, seppur di poco, la situazione generale. Ma cresce la paura riguardo alla variante inglese al Coronavirus, che sarebbe “più letale“. L’allarme arriva dagli scienziati del New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group, che hanno informato il governo britannico. Per ora gli studi sulla mortalità della variante inglese B117 “rimangono in una fase preliminare”, mentre altri studi hanno già dimostrato che “può diffondersi più facilmente”, tanto che ormai è stata segnalata in oltre 50 Paesi.

In Italia si osserva comunque una lieve diminuzione dell’incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni (339,24 per 100mila abitanti tra il 04/01/2021 e il 17/01/2021, contro 368,75 per 100mila abitanti tra il 28/12/2020 e il 10/01/2021). Sebbene questa settimana il dato di incidenza settimanale non sia pienamente confrontabile con la settimana scorsa per via dell’estensione dal 15 gennaio della definizione di caso a test antigenici rapidi.

Il rischio delle Regioni

Migliora anche il livello generale del rischio (qui il dettaglio con le Regioni virtuose e quelle più a rischio), sebbene siano ancora nove le Regioni/PPAA a rischio alto o ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane. Complessivamente, sono 4 le Regioni/PPAA con una classificazione di rischio alto (contro le 11 la settimana precedente), 11 con rischio moderato (di cui 5 ad alto rischio di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e 6 con rischio basso. Due Regioni/PPAA (Sicilia e Puglia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario tipo uno.

Una Regione (Umbria) e una Provincia Autonoma (Bolzano) sono state classificate a rischio alto per la terza settimana consecutiva, il che prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale si colloca intorno alla soglia critica del 30%. Sono 12 le Regioni/PPAA che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica, stesso numero della settimana precedente. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 2.636 a 2.487; il numero di persone ricoverate in aree mediche è anche in diminuzione, passando da 23.712 a 22.699.

Si osserva infine una diminuzione delle allerte di resilienza riportate dalle Regioni/PPAA, con 13 Regioni/PPAA senza allerte segnalate, contro le 10 di settimana precedente. Ma una, la Sicilia, ha riportato molteplici allerte di resilienza.

Qui trovate tutti gli indici Rt Regione per Regione.

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