Green pass per viaggi, spostamenti e cerimonie: quando è obbligatorio, come funziona e come ottenerlo

Un vero e proprio certificato verde che attesta la sussistenza, per chi lo richiede, di una delle tre condizioni per potersi spostare e partecipare a eventi

Anche una volta che il coprifuoco sarà abolito in zona gialla come stabilito nel nuovo decreto Riaperture di maggio dal governo Draghi (qui trovate le tre date da segnarsi sul calendario che porteranno al progressivo stop), gli spostamenti tra Regioni di colore diverso resteranno comunque vincolati alle regole di prima. E cioè, in zona arancione e rossa il coprifuoco resterà ancora in vigore fino alle 22.

La speranza, naturalmente, è che l’Italia resti gialla o finisca in parte addirittura in bianco: anche la Valle d’Aosta, unica in questo momento in zona arancione “speciale”, punta al cambio di colore, mentre da giugno dovrebbero scattare le prime 6 Regioni in zona bianca (qui trovate quali, quando e le regole).

Ma se ciò non dovesse accadere a causa di una recrudescenza dell’emergenza sanitaria, e dovessero permanere zone arancioni o rosse, in quelle aree il limite orario serale resterebbe attivo. E dunque, tra le 22 e le 5, ci si potrebbe spostare solo per i soliti motivi, e cioè lavoro, salute o necessità. A meno di avere un green pass.

Green pass: quando serve

Per gli spostamenti dunque cosa cambierebbe? In alcuni casi bisognerebbe dotarsi del green pass Covid per potersi muovere. Ecco quali:

  • spostamenti tra Regioni di diverso colore (non gialle e bianche)
  • viaggi all’estero
  • partecipazione a cerimonie, feste e matrimoni (come stabilito dal nuovo decreto Riaperture, che fissa la ripartenza dal 15 giugno, anche al chiuso, di feste e ricevimenti successivi a cerimonie civili o religiose, ma solo appunto in presenza della certificazione verde)
  • visite ad anziani nelle RSA (qui tutte le regole in vigore per le case di riposo).

Green pass, i 3 casi in cui si può richiedere

Ma cos’è esattamente il green pass e come funziona? Si tratta di un vero e proprio certificato verde che attesta la sussistenza, per chi lo richiede, di una di queste condizioni:

  • effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo fino a 48 ore prima.
  • stato di avvenuta vaccinazione (ciclo completo nel caso di 2 dosi)
  • guarigione dal Covid.

Quali test Covid si possono effettuare per avere diritto al green pass

Ricordiamo che, come specificato nel primo decreto Riaperture, per test molecolare si intende test molecolare di amplificazione dell’acido nucleico (NAAT), quali le tecniche di reazione a catena della polimerasi-trascrittasi inversa (RT-PCR), amplificazione isotermica mediata da loop (LAMP) e amplificazione mediata da trascrizione (TMA), utilizzato per rilevare la presenza dell’acido ribonucleico (RNA) del SARS-CoV-2, riconosciuto dall’autorità sanitaria ed effettuato da operatori sanitari.

Per test antigenico rapido si intende test basato sull’individuazione di proteine virali (antigeni) mediante immunodosaggio a flusso laterale, riconosciuto dall’autorità sanitaria ed effettuato da operatori sanitari.

A questi, seppur non sia ancora stato precisato ufficialmente, molto probabilmente dovrebbe aggiungersi anche il test salivare, cui il ministero della Salute ha appena dato il la in seguito alle nuove indicazioni dell’ECDC europeo (qui trovate tutte le info su come funziona, dove e quando farlo e quanto costa).

Green pass, come richiederlo e quanto dura

Il green pass Covid ha una validità non di 6 mesi come stabilito inizialmente ma di 9, come sancito nella versione finale del decreto aperture firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a far data dal completamento del ciclo vaccinale.

E’ rilasciato, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria o dall’esercente la professione sanitaria che effettua la vaccinazione e contestualmente alla stessa, non più al termine del ciclo ma già contestualmente alla somministrazione della prima dose, ed è valido dal 15esimo giorno dopo la somministrazione fino alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale.

Contestualmente al rilascio, tramite i sistemi informativi regionali, la certificazione viene resa disponibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato.

Chi ha già completato il ciclo di vaccinazione può richiedere la certificazione verde Covid-19 alla struttura che ha erogato il trattamento sanitario o alla Regione o alla Provincia autonoma in cui ha sede la struttura stessa.

La certificazione verde cessa di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, l’interessato venga identificato come caso accertato positivo.

Le certificazioni rilasciate negli Stati membri dell’Unione europea sono inoltre riconosciute come equivalenti, così come quelle rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione europea.

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