Green pass, cosa rischia chi lo ha condiviso o mostrato sui social

Attenzione a condividere il proprio Green pass (o quello altrui) sui social, i rischi sono enormi

Probabilmente a molti di voi, almeno una volta da quanto è stato approvato il certificato, sarà capitato di vedere sui social post o foto di gente che – entusiasta – ha condiviso sui propri profili l’avvenuto rilascio del Green pass.

Presi dall’euforia e inconsapevoli dei rischi, gli utenti attivi sulle varie piattaforme web (su Facebook, Instagram, Twitter o TikTok tanto per citarne alcuni) non si rendono conto di quali possono essere effettivamente le conseguenze di un tale gesto.

Attenzione infatti a condividere il Green pass sui social.

L’allarme del Garante della Privacy: “Pericoloso mettere sui social il Qr-Code del Green pass”

Il primo a lanciare l’allarme, anticipando i potenziali pericoli della condivisione su Internet, è stato il Garante della Privacy.

“È una pessima idea – è stato ribadito in una nota – è pericoloso condividere sui social i qr-code dei Green pass. Quel QR-code è una miniera di dati personali invisibili a occhio nudo ma leggibili da chiunque avesse voglia di farsi i fatti nostri. Chi siamo, se e quando ci siamo vaccinati, quante dosi abbiamo fatto, il tipo di vaccino, se abbiamo avuto il Covid e quando, se abbiamo fatto un tampone, quando e il suo esito e tanto di più”.

Green pass, cosa rischia chi lo condivide sui social

Se il Green pass viene utilizzato per scopi diversi da quelli per cui è stato ideato (e la condivisione sui social rientra tra questi), si possono venire a creare situazioni di pericolo per sé e per gli altri.

Per sé perché la condivisione con QR-code visibile permette a chiunque, attraverso il post social, di scansionare lo stesso, avendo accesso a tutte le informazioni dell’utente. Basta appoggiare un dispositivo mobile (tablet, smartphone etc.) sullo schermo, scansionare il codice condiviso e dedurre, per esempio, che la persona ha patologie incompatibili con la vaccinazione o è contraria al vaccino. E di qui negare impieghi stagionali, tenere lontani da un certo luogo, insomma per varie forme di discriminazione. O anche per fare truffe mirate o per fare profilazione commerciale. Immaginiamo la possibilità che questi dati finiscano in un database venduto e vendibile.

Inoltre, questa prassi potrebbe facilitare la circolazione di QR-Code falsi, mancando l’obiettivo principale del Green pass stesso, ovvero la circolazione sicura e protetta delle persone.

Green pass, quando va esibito il QR-code

Proprio perché fonte di dati sensibili, il QR-code deve essere esibito solo in determinate circostanze, evitando quindi che qualcuno faccia o possa fare un uso fraudolento dello stesso.

“Il QR-code in questione deve essere esclusivamente esibito alle forze dell’ordine e a chi è autorizzato dalla legge a chiedercelo per l’esercizio delle attività per le quali la legge ne prevede l’esibizione e deve essere letto esclusivamente attraverso l’apposita APP di Governo che garantisce che il verificatore veda solo se abbiamo o non abbiamo il green pass e non anche tutte le altre informazioni e, soprattutto, non conservi nulla”, ha infatti ricordato il Garante.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Green pass, cosa rischia chi lo ha condiviso o mostrato sui social