Green pass, controlli dei documenti e sanzioni: tutte le regole

Chi verifica il green pass, e come? Chi ha il dovere di controllare se siamo in regola e quali documenti ci possono chiedere? Le risposte in una circolare del Viminale

Chi verifica il green pass, e come? Chi ha il dovere di controllare se siamo in regola con le certificazioni verdi e quali documenti ci possono chiedere? Cosa si rischia in caso di falsità? Con una circolare, il Viminale ha chiarito alcuni aspetti sull’uso del certificato Covid nei luoghi in cui è obbligatorio averlo (qui l’elenco completo dei luoghi e delle attività).

Come ormai sappiamo, il controllo del green pass è obbligatorio da parte dei gestori di attività come ristoranti e bar, ma molti dubbi si erano aperti nei giorni scorsi riguardo alla verifica del documento d’identità. Anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese era intervenuta sul tema, dicendo che non la carta di identità non poteva essere chiesta da ristoratori e baristi.

Posizione smentita dal Garante della Privacy, che ha confermato che i gestori di bar o ristoranti possono chiedere ai clienti di esibire i documenti di identità durante i controlli. Una precisazione che è arrivata al termine di una seduta straordinaria riunita per rispondere ad un quesito rivolto dalla Regione Piemonte sull’attività di verifica e di identificazione da parte degli esercenti.

Green pass, come funzionano i controlli

La circolare del Viminale, firmata dal capo di Gabinetto Bruno Frattasi, spiega che il controllo del green pass è obbligatorio da parte dei gestori di attività, mentre la verifica del documento d’identità è necessaria solo se c’è incongruenza con i dati della certificazione.

Dunque, la verifica dell’identità della persona in possesso del green pass ha natura discrezionale ed è rivolta a garantire il legittimo possesso della certificazione. Cosa che si rende necessaria nei casi di abuso o elusione delle norme, come quando si usano green pass di altri (cosa già accaduta…).

Nella circolare si legge anche che le vigenti disposizioni individuano due diverse successive fasi:

  • la prima consiste nella verifica del possesso del green pass da parte dei soggetti che intendono accedere alle attività per le quali è obbligatoria. Questa prima verifica ricorre in ogni caso e proprio in ragione di questo è “un vero e proprio obbligo a carico dei soggetti ad essa deputati”
  • la seconda fase invece consiste nella dimostrazione da parte del soggetto intestatario del green pass della propria identità personale mediante l’esibizione di un documento d’identità. “Si tratta – precisa il Viminale – di un’ulteriore verifica allo scopo di contrastare i casi di abuso o di elusione delle disposizioni”. Diversamente dalla prima, questa verifica “non ricorre indefettibilmente”, come dimostra la locuzione ‘a richiesta dei verificatori’.

La verifica, spiega ancora il Viminale, dovrà in ogni caso essere svolta con modalità che tutelino anche la riservatezza della persona nei confronti di terzi.

Green pass, le sanzioni per clienti e esercenti

Nel caso in cui il green pass fosse contraffatto oppure venisse accertata la non corrispondenza fra il possessore della certificazione verde e l’intestatario, la sanzione si applica solo al cliente, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità a carico dell’esercente.

Le sanzioni vanno dai 400 ai 1.000 euro, sia per i clienti che per i gestori (nel caso ci fosse una responsabilità). Chi possiede un locale e viola l’obbligo di controllo per almeno 3 volte in 3 giorni diversi, potrebbe andare incontro alla chiusura dell’attività, da 1 a 10 giorni.

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