Perché in Germania è partito l’assalto ai medici per il vaccino AstraZeneca

La corsa dei giovani tedeschi al preparato di Oxford legato ai casi di trombosi sta creando problemi ai medici, che non riescono a far fronte agli appuntamenti

Il vaccino AstraZeneca ora è talmente richiesto che rischiano di non bastare più le quantità ordinate. Sembra una notizia incredibile, ma è quello che è successo davvero. Da una parte, infatti, la sfiducia dei cittadini di alcune regioni italiane (in Sicilia, Calabria e Basilicata sono avanzate rispettivamente il 49,3%, il 46,9% e il 42,5% delle fiale di vaccino anglo svedese – i dati sono dell’8 maggio). Dall’altra l’assalto ai medici, in Germania.

Perché in Germania AstraZeneca va a ruba, chi lo vuole e cosa c’entrano i medici

È andata così: il governo federale e i Laender (enti simili alle regioni italiane, ma con maggiore indipendenza dallo stato centrale) hanno inaugurato il via libera. Nessuna precedenza alle fasce d’età più avanzate, né alle categorie professionali. Il maggiore carico è ricaduto sulle spalle dei medici, coinvolti nella campagna di vaccinazione, che avrebbero dovuto disdire appuntamenti fissati già da tempo per la corsa dei giovani ad AstraZeneca.

Nonostante il vaccino sia stato consigliato per la somministrazione agli over 60, previo consiglio medico è possibile usufruirne anche al di sotto della soglia precauzionale. Ed è per questo che i dottori si trovano sommersi dagli impegni.

Ciò che renderebbe più appetibile il preparato di Oxford rispetto agli altri vaccini, pur sempre disponibili, è la possibilità di anticipare il richiamo a quattro settimane. In vista dei prossimi mesi, dunque, auspicabilmente segnati da riaperture, vacanze e allenamenti, i ragazzi tedeschi vogliono acquisire una protezione completa nel più breve tempo possibile.

Perché la situazione italiana, per il momento, è molto diversa

Di segno contrario la situazione in Italia, dove AstraZeneca non va esattamente a ruba. Da questo punto di vista, Nord e Sud procedono a due velocità, con Piemonte, Lombardia e Veneto a fare la parte del leone nella somministrazione del vaccino collegato ai casi di trombosi grave, e Campania e Sicilia costrette a ricorrere a iniziative particolari, come gli Astra-day, per ridurre le scorte accumulate a causa delle disdette.

Il 9 maggio invece l’ufficialità, largamente anticipata, della decisione dell’Ue di non rinnovare il contratto con AstraZeneca (qui cosa succederà adesso). Una scelta, hanno tenuto a precisare dall’Unione, che non dipende dalla qualità del prodotto (“molto buono” per il responsabile Commercio interno europeo Thierry Breton) ma che invece consegue alla difficoltà dell’azienda nel rispettare i tempi delle consegne. Uno studio aiuta a far luce sulla possibilità di ricevere la seconda dose di un diverso vaccino, una mossa che a questo punto non può essere esclusa.

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