Finanziamento pubblico, tornano i soldi ai partiti? Cosa succede

Perché si è tornato a parlare dei soldi pubblici alle formazioni politiche

Si torna a parlare del finanziamento pubblico ai partiti. Uno dei cavalli di battaglia del Movimento Cinque Stelle – che voleva eliminarlo e si è vantato di non aver mai preso soldi dallo Stato – ritorna nelle parole di un esponente di primo piano della politica.

Di chi si tratta? E in che misura, in quale circostanze vorrebbe il ritorno dei soldi pubblici alle formazioni politiche?

Ecco tutti i dettagli.

Che cos’è il finanziamento pubblico ai partiti

In Italia il finanziamento pubblico ai partiti è stato introdotto con la cosiddetta Legge Piccoli. Si tratta, nello specifico, della legge del 2 maggio 1974 n. 195. Il nome è quello di Flaminio Piccoli, all’epoca esponente della Democrazia Cristiana. Tutti i partiti si dissero d’accordo con la norma, che venne approvata in tempo record – poco più di due settimane – pur registrando l’opposizione del Partito Liberale Italiano.

La legge è poi passata attraverso due referendum, alcune modifiche, negli anni Ottanta, poi ha preso la forma dei cosiddetti “rimborsi elettorali”. Anche questi ultimi, soprattutto grazie al pressing dei Cinque Stelle, all’epoca sulla cresta dell’onda in termini di consensi, furono aboliti, nel 2013. All’epoca era Enrico Letta, attuale segretario del Partito Democratico, il presidente del Consiglio.

L’abolizione avvenne per mezzo della decretazione di urgenza, tramite il dl del 28 dicembre 2013, n. 149, convertito in legge 21 febbraio 2014, n. 13. Il testo del provvedimento finale prevedeva espressamente l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Perché adesso se ne ritorna a parlare?

Cosa ha detto Massimo d’Alema sul finanziamento pubblico ai partiti

Il tema è comparso in un’intervista sul Corriere della Sera del 6 novembre. A tirare in ballo il finanziamento pubblico ai partiti è stato Massimo d’Alema, ex presidente del Consiglio e da sempre legato all’area politica di centro-sinistra attraverso diversi partiti e formazioni.

“Il finanziamento della politica” è una misura che d’Alema vorrebbe. “Mi rendo conto di dire cose impopolari – continua nell’intervista – però, utili al Paese”. L’esempio evocato dall’intervistato è quello della Germania in cui si finanziano non i partiti, ma le fondazioni culturali, dove è previsto che si formi la classe dirigente.

“Siamo in un dopoguerra – conclude l’ex premier – la ricostruzione passa anche attraverso i partiti”.

A proposito di soldi pubblici ai partiti, ecco chi ha incassato di più nel 2020 e chi sono i più generosi. A proposito di vecchie battaglie dei Cinque Stelle, si è assistito, nelle scorse settimane, a un rinnovo che ha anche lo scopo di rinverdire i fasti della formazione politica: qui una spiegazione puntuale della mossa riguardante i sette saggi.

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