Da Amazon al New York Times, siti down in tutto il mondo: perché si parla di Fastly

Martedì 8 giugno, nel primo pomeriggio, tantissimi siti hanno smesso di funzionare per circa 30 minuti: si è pensato a un attacco hacker, ma dietro il problema potrebbe esserci Fastly

Poco dopo le ore 12 di martedì 8 giugno, diversi siti online di tutto il mondo hanno smesso di funzionare. Inizialmente si è pensato a un attacco hacker, ma col passare dei minuti la causa è stata individuata nel crash tecnico del provider Fastly, che sorregge migliaia di portali.

Da Amazon al New York Times, siti down in tutto il mondo: perché si parla di Fastly

Un provider si occupa di garantire la fornitura di servizi a privati e aziende: in sostanza, dietro pagamento, consentono l’accesso a internet attraverso diversi punti (chiamati POP). Uno dei provider più gettonati è proprio Fastly, fornitore di servizi in cloud: il suo malfunzionamento ha causato il crollo di siti del calibro di Amazon, Reddit, Spotify, Twitch, Paypal, New York Times, Guardian, Bbc, Financial Times, Le Monde. In Italia, down anche i siti del Corriere della Sera, di Repubblica e della Gazzetta dello Sport.

Coinvolte anche le istituzioni, come ad esempio i domini del governo britannico e persino la Casa Bianca (il cui sito è tornato a essere raggiungibile dopo pochi minuti). Jake Moore, uno specialista informatico presso la società di sicurezza ESET, ha dichiarato: “Ciò evidenzia l’importanza e il significato di queste vaste società di hosting e di ciò che rappresentano”.

Da Amazon al New York Times, siti down in tutto il mondo: cosa è successo con Fastly

Alla base del crollo dei siti di mezzo mondo c’è un errore nei servizi di configurazione di Fastly, uno dei Content Delivery Network più importanti del pianeta (i CDN gestiscono e distribuiscono i contenuti digitali, principalmente multimediali: il loro compito è velocizzare il tempo di risposta alla richiesta di click di un utente verso un sito).

Fastly ha ufficialmente dichiarato sul proprio sito di aver individuato un bug nel servizio che ha causato il crollo dei siti, disabilitando la configurazione a cui è riconducibile l’interruzione. Dunque, nessun attacco hacker. Secondo gli esperti, però, questo episodio significherebbe che esiste una saturazione che ha portato a un collasso.

Nel frattempo i siti coinvolti, come per esempio ha reso noto il Corriere della Sera (rimasto offline per decine di minuti), hanno dovuto trovare soluzioni temporanee alternative, come ad esempio spostarsi sull’infrastruttura interna di backup.

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