Epidemia di Ebola in Guinea: dai sintomi alla trasmissione, cosa sappiamo. Dobbiamo preoccuparci?

L'Africa occidentale affronta la sua prima recrudescenza di Ebola dalla fine dell'epidemia devastante che ha colpito il continente tra il 2013 e il 2016

In piena pandemia Covid, mentre da più parti in Italia gli esperti invocano un nuovo lockdown nazionale, si torna a parlare di Ebola. L’Africa occidentale sta affrontando la sua prima recrudescenza di Ebola dalla fine dell’epidemia devastante che ha colpito il continente tra il 2013 e il 2016, la peggiore mai registrata del virus.

La nuova epidemia di Ebola in Guinea

Anche allora l’epidemia era iniziata in Guinea, nella stessa regione sud-orientale dove sono stati scoperti i nuovi casi. Il nuovo focolaio è scoppiato in Guinea dopo che tre persone sono morte e almeno sette nuovi casi del virus mortale sono stati confermati, tanto che il primo ministro Ibrahima Kassory Fofana ha subito parlato di “epidemia”.

Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1976 nello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Il capo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria Keita ha spiegato che una persona è morta alla fine di gennaio a Gouecke, nella Guinea sud-orientale, vicino al confine con la Liberia. La vittima è stata sepolta il 1° febbraio e alcuni giorni dopo alcune persone che hanno preso parte al funerale hanno iniziato ad avere diarrea, vomito, sanguinamento e febbre. Proprio i sintomi tipici dell’Ebola.

I campioni testati da un laboratorio istituito dall’Unione europea a Gueckedou, situato nella stessa regione, hanno rivelato la presenza del virus Ebola in alcune di queste persone. I pazienti sono stati isolati ed è stata ordinata un’indagine per determinare i villaggi di origine di tutti coloro che hanno preso parte alla sepoltura per eseguire la ricerca dei contatti. Secondo gli esperti, il tempo di diagnosi sarebbe stato ridotto a meno di due settimane rispetto ai tre mesi e mezzo del 2014.

L’Oms si è già attivata per fornire assistenza garantendo vaccini rapidi e adeguati, mentre la vicina Liberia è in stato di massima allerta precauzionale. Il presidente George Weah ha incaricato le autorità sanitarie liberiane di intensificare la sorveglianza e le attività preventive del Paese.

Il lato positivo è che sia la Guinea che l’Organizzazione mondiale della sanità hanno affermato di essere meglio preparate ad affrontare l’Ebola ora rispetto a cinque anni fa grazie ai buoni progressi sui vaccini. Guinea, Sierra Leone e Liberia hanno sopportato il peso della precedente epidemia, ma come molti Paesi dell’Africa occidentale, la Guinea ha risorse sanitarie limitate. Senza considerare che ha anche registrato circa 15mila casi di Covid e 84 morti per Coronavirus.

Il caso del Congo

L’Oms ha osservato con grande preoccupazione ogni nuova epidemia di Ebola dal 2016, trattando quella più recente nella Repubblica Democratica del Congo dell’Africa centrale come un’emergenza sanitaria internazionale.

Il Congo ha affrontato diversi focolai della malattia e proprio una settimana fa ha annunciato una recrudescenza, tre mesi dopo che le autorità avevano dichiarato la fine del precedente episodio nel Paese.

L’uso diffuso delle vaccinazioni contro l’Ebola, somministrate a più di 40mila persone, ha contribuito a contenere la diffusione della malattia.

L’epidemia del 2013-2016 in Africa occidentale ha accelerato lo sviluppo di un vaccino contro l’Ebola, portando a una produzione pianificata di scorte di emergenza globale di 500mila dosi proprio per rispondere rapidamente a eventuali epidemie.

L’epidemia del 2013-2016 in Africa

La prima ondata di Ebola fu identificata il 23 marzo 2014 dall’Organizzazione mondiale della sanità, che segnalò casi di malattia da virus Ebola nella regione rurale boscosa della Guinea sud-orientale. L’identificazione di questi primi casi segnò l’inizio dell’epidemia di Ebola in Africa occidentale, la più grande nella storia.

Il caso iniziale, il cosiddetto paziente indice, è stato segnalato nel dicembre 2013. Si ritiene che un ragazzo di 18 mesi di un piccolo villaggio della Guinea sia stato infettato da pipistrelli. Dopo che in quella zona si sono verificati altri cinque casi di diarrea fatale, il 24 gennaio 2014 è stato emesso un allarme medico ufficiale ai funzionari sanitari del distretto.

Il virus Ebola si è presto diffuso nella capitale della Guinea, Conakry, e il 13 marzo 2014 il ministero della Salute della Guinea ha emesso un avviso per una malattia non identificata. Poco dopo, l’Istituto Pasteur in Francia ha confermato la malattia come EVD causata dall’ebolavirus dello Zaire. Il 23 marzo 2014, con 49 casi confermati e 29 decessi, l’OMS ha dichiarato ufficialmente un focolaio di Ebola.

I deboli sistemi di sorveglianza e le scarse infrastrutture sanitarie pubbliche hanno contribuito alla diffusione del virus, che ha duramente colpito Guinea, Liberia e Sierra Leone. Entro luglio 2014, l’epidemia si è diffusa nelle capitali di tutti e tre i Paesi. Aree urbane affollate, aumento della mobilitazione oltre i confini e conflitti con la cultura e la medicina tradizionale prevalenti nell’Africa occidentale hanno generato il caos.

L’8 agosto 2014, l’OMS ha dichiarato il deterioramento della situazione in Africa occidentale un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale, che viene designata solo per eventi con un rischio di potenziale diffusione internazionale o che richiedono una risposta internazionale coordinata. Nel corso dell’epidemia, l’Ebola si è diffusa in altri sette Paesi: Mali, Nigeria, Senegal, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e Italia.

La Liberia è stata dichiarata per la prima volta libera da Ebola nel maggio 2015, ma sono stati trovati e trattati ulteriori casi anche dopo. La Guinea nel giugno 2016. Due anni e mezzo dopo la scoperta del primo caso, l’epidemia si è conclusa con oltre 28.600 casi e 11.325 morti.

Come si trasmette l’Ebola

L’Ebola è una malattia grave e spesso fatale per l’uomo: la letalità varia dal 25% al 90%, a seconda del ceppo. La trasmissione avviene attraverso il contatto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di animali infetti. In Africa è stata documentata l’infezione a seguito di contatto con scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi e porcospini trovati malati o morti nella foresta pluviale.

Ma anche per contatto interumano diretto con organi, sangue e altri fluidi biologici (saliva, urina, vomito) di soggetti infetti vivi o morti, e indiretto con ambienti contaminati da questi fluidi.

Il contagio è più frequente tra familiari e conviventi, per l’elevata probabilità di contatti. In Africa, dove si sono verificate le epidemie più gravi, le cerimonie di sepoltura e il diretto contatto con il cadavere dei defunti hanno probabilmente avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione della malattia.

In 4 casi è stata documentata anche la trasmissione per via sessuale, e sospettata in molti altri, per cui l’Oms raccomanda ai soggetti di sesso maschile, convalescenti da Ebola, di mantenere più elevati livelli di igiene e avere rapporti sessuali più protetti nei 12 mesi successivi all’inizio dei sintomi della malattia o finché il liquido seminale non risulti per due volte negativo ai test per virus Ebola.

Infezioni asintomatiche sono state documentate in uomini adulti in buona salute a contatto con scimmie o maiali infetti da un particolare ceppo di Ebola chiamato Restv.

Come si manifesta la malattia: i sintomi del virus Ebola

L’infezione ha un decorso acuto: i soggetti malati sono contagiosi fino a quando il virus è presente nel sangue e nelle secrezioni biologiche.

L’incubazione può andare da 2 a 21 giorni, a cui fa seguito generalmente un esordio acuto caratterizzato da febbre, astenia, mialgie, artralgie e cefalea. Con il progredire della patologia possono comparire astenia profonda, anoressia, diarrea (acquosa talvolta con presenza di muco e sangue), nausea e vomito. Questa prima fase prodromica può durare fino a 10 giorni.

La malattia evolve con la comparsa di segni e sintomi ascrivibili a danni in diversi organi e apparati, alla funzione epatica e renale, respiratoria, gastrointestinale, del sistema nervoso centrale (cefalea, confusione), vascolare (iniezione congiuntivale/faringea) e cutanea (esantema maculo papuloso).

Diagnosi, cura e vaccino per l’Ebola

Gli esami di laboratorio per la conferma diagnostica di un’infezione da virus Ebola sono finalizzati alla identificazione del genoma virale, di antigeni virali o di anticorpi contro il virus. Esistono però pochi test commerciali disponibili per la diagnosi. In alcuni casi può essere necessaria la diagnosi post mortem.

Non esiste ancora una cura per l’Ebola. Tuttavia, è attualmente in fase di valutazione una gamma di potenziali trattamenti tra cui emoderivati, terapie immunitarie e terapie farmacologiche. Inoltre una terapia di supporto – reidratazione con fluidi orali o endovenosi – e il trattamento di sintomi specifici migliora la sopravvivenza.

Mentre il mondo combatte contro la pandemia Covid anche grazie ai vaccini (un nuovo studio Pfizer lo dà efficace al 94%), un vaccino sperimentale si è dimostrato però altamente protettivo in un importante studio in Guinea nel 2015. Il vaccino, chiamato rVSV-ZEBOV, è stato studiato in un’indagine che ha coinvolto 11.841 persone. Tra le 5837 persone che hanno ricevuto il vaccino, nessun caso di Ebola è stato registrato 10 giorni o più dopo la vaccinazione. In confronto, ci sono stati 23 casi 10 giorni o più dopo la vaccinazione tra coloro che non hanno ricevuto il vaccino.

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