Gli effetti del vaccino AstraZeneca e le Regioni con rischio Covid più alto

Continua a restare alta l'incidenza Covid nel nostro Paese. Il picco della terza ondata è stato superato, tuttavia questa discesa appare molto lenta rispetto alle ondate precedenti

Mentre quasi 5,6 milioni di studenti tornano in classe (Lombardia, Lazio, Veneto e Campania le Regioni più interessate dalle riaperture), si discute del vaccino AstraZeneca e dei suoi legami con gli episodi di trombosi verificatasi in più parti d’Europa e d’Italia, e si attendono nuove decisioni da parte dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco.

I rischi del vaccino AstraZeneca e le nuovi dosi Pfizer

L’orientamento potrebbe essere quello di limitare l’uso del vaccino anti-Covid e non somministrarlo più alle donne under 55, oppure, sulla falsariga della Germania, somministrarlo solo agli over 60, dove i soggetti di età inferiore a 60 anni che hanno già ricevuto la prima dose di AstraZeneca potrebbero ora ricevere un vaccino a mRna, cioè Pfizer o Moderna, per la seconda dose.

In arrivo oggi anche nuove forniture di vaccino Pfizer: 1,5 milioni di dosi nella prima consegna alle Regioni, il lotto di vaccini più consistente mai consegnato dall’inizio della campagna, di cui beneficeranno in modo particolare i soggetti più vulnerabili. Nell’ultima settimana è intanto cresciuto del 20% il numero di persone over 80 cui è stata somministrata una dose di vaccino.

Ad oggi, mercoledì 7 aprile, questi i numeri delle vaccinazioni in Italia:

  • Totale vaccini distribuiti: 14.136.480
  • Totale somministrazioni: 11.510.905
  • Persone che hanno effettuato 1° e 2° dose: 3.555.242
  • Somministrazioni over-80: 3.956.531
  • Somministrazioni 70-79 anni: 1.077.233
  • Somministrazioni ad ospiti RSA: 573.896
  • Somministrazioni personale sanitario: 3.080.421
  • Somministrazioni personale scolastico: 1.073.409.

Vaccini anche in azienda: il Protocollo

Proprio ieri è arrivato anche il via libera di Governo, imprese e sindacati all’accordo che potenzierà la campagna nazionale consentendo le vaccinazioni anche in azienda su base volontaria. Un percorso parallelo alla rete ordinaria e non una procedura alternativa, spiega Palazzo Chigi: costituirà infatti, si legge nel Protocollo, un’attività di sanità pubblica nell’ambito del Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-Covid-19 predisposto dal Commissario straordinario generale Figliuolo.

E non si tradurrà in norme vincolanti: presupporrà l’adesione volontaria dei datori di lavoro e dei lavoratori. Tutte le aziende potranno candidarsi liberamente, non è previsto nessun requisito minimo numerico o dimensionale, e la vaccinazione sarà offerta a tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale.

Se la vaccinazione verrà eseguita in orario di lavoro, prosegue il Protocollo, il tempo necessario sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro, mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, sono interamente a carico del datore di lavoro. Altro aspetto importante è che viene esclusa la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino.

Incidenza Covid

Intanto, continua a restare alta l’incidenza Covid nel nostro Paese e decisamente lontana dalla soglia di 50 casi per 100mila abitanti per settimana che consentirebbero il ripristino del tracciamento dei contagi e un allentamento delle misure.

La curva epidemiologica sta finalmente decrescendo, il picco della terza ondata è stato superato, tuttavia questa discesa appare molto lenta rispetto alle ondate precedenti e gli ospedali continuano ad essere in grande affanno: sia le terapie intensive che le aree mediche sono in sovraccarico. Per questo, oggi, secondo molti analisti è quantomeno sorprendente sentir parlare di riaperture.

Ipotesi riaperture e proteste

Il governo sta discutendo l’ipotesi di una riapertura di ristoranti, cinema e teatri, e forse anche palestre, che potrebbe arrivare dal 30 aprile. Proprio ieri in piazza Montecitorio a Roma si è svolto un sit-in di protesta dei ristoratori e di altre categorie sull’emergenza chiusure per il Covid. La situazione è persino degenerata e si è arrivati a uno scontro tra manifestanti e forze dell’ordine, con lancio di fumogeni e oggetti.

Anche se, è bene chiarirlo, quella piazza rappresentava in stragrande maggioranza persone vicine all’estrema destra e ai no vax (quasi tutti senza mascherine e tantissimi i cartelli di Casapound, tra i manifestanti uno indossava un copricapo con le corna simile a quello visto durante l’assalto a Capitol Hill, e gli interventi di Vittorio Sgarbi e le bandiere di Italexit, il movimento fondato da Gianluigi Paragone), è evidente che la frustrazione a livello sociale sta diventando esplosiva.

La situazione negli ospedali

Ma il Covid non molla. I dati dell’ultimo bollettino Iss che fotografa l’epidemia in Italia tra il 22 e il 28 marzo indica chiaramente che rimane alto il numero di Regioni che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva o aree mediche sopra la soglia critica (ben 14 contro le 12 della settimana precedente).

Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento e sopra la soglia critica (41% contro 39% della scorsa settimana). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è ancora in aumento da 3.546 a 3.716. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è anche in aumento e sopra la soglia critica (44%) con un aumento nel numero di persone ricoverate, da 28.428 a 29.231.

Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati hanno contratto l’infezione nella prima metà di marzo.

Per la seconda settimana consecutiva l’incidenza diminuisce leggermente rispetto alla settimana precedente: 232.74 per 100mila abitanti contro 240,3 della settimana scorsa, ma la strada è ancora lunghissima.

Rt e rischio Regioni

Nel periodo che va dal 10 al 23 marzo anche l’indice Rt medio calcolato sui casi sintomatici è sceso, fissandosi a 0,98 (range 0,87– 1,11). 11 Regioni/PPAA hanno un Rt puntuale maggiore di 1. Tra queste, 2 Regioni (Campania e Valle d’Aosta) hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 3. 6 Regioni hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre sono nello scenario di tipo 1 (qui tutti gli indici Rt per Regione).

Guardando al rischio, questo si mantiene a livelli elevati in 6 Regioni, 13 hanno una classificazione di rischio moderato, di cui 7 ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane, e solo una Regione e una Provincia Autonoma hanno una classificazione di rischio basso. Ecco il livello di rischio delle Regioni.

Regioni con rischio basso

  • Basilicata
  • Provincia autonoma di Bolzano

Regioni con rischio moderato

  • Abruzzo
  • Molise
  • Piemonte
  • Sicilia
  • Umbria
  • Valle d’Aosta

Regioni con rischio moderato ad alta probabilità di progressione

  • Campania
  • Friuli Venezia Giulia
  • Lazio
  • Lombardia
  • Marche
  • Provincia autonoma di Trento
  • Sardegna

Regioni con rischio alto

  • Calabria
  • Liguria
  • Toscana

Regioni con rischio alto con molteplici allerte di resilienza

  • Emilia-Romagna
  • Puglia
  • Veneto.

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