Discoteche: capienza, green pass, mascherine. Le regole per la riapertura

Con un'incidenza a 35 su 100mila abitanti, e circa il 70% di italiani vaccinati, il CTS pensa ad allentare, finalmente, le restrizioni

Con una incidenza nazionale che si attesta attorno a 35 su 100mila abitanti, il CTS pensa ad allentare, finalmente, le restrizioni nei confronti delle discoteche. Nonostante i contagi più alti nella Provincia autonoma di Bolzano, in Basilicata, Sicilia e Veneto, i numeri parlano chiaro: la variazione percentuale di nuovi casi Covid negli ultimi 7 giorni è ancora ampia, in diminuzione: una riduzione del 10,4%, segno evidente che i vaccini stanno facendo il loro dovere, cioè stanno gradualmente depotenziando la capacità di replicazione del virus, e soprattutto stanno evitando ricoveri e decessi.

Discoteche, a quanto ammontano i ristori previsti e come funzionano

Per questo, dopo la lenta riapertura di quasi tutte le altre attività, e dopo ben 20 mesi di chiusura continuativa, sta per arrivare anche il momento delle discoteche. Un settore letteralmente in ginocchio questo, “dimenticato” se così si può dire a luglio quando l’ennesimo decreto Covid aveva stabilito l’utilizzo del green pass per l’accesso a bar e ristoranti al chiuso e a manifestazioni sportive e culturali, ma nulla era stata deciso in merito alle sale da ballo, se non che avrebbero dovuto ancora restare ferme.

Allora il sottosegretario alla Salute Andrea Costa aveva promesso una riflessione sull’unico settore ancora fermo, ma i proprietari dei locali hanno continuato a protestare e tentare ricorsi contro la decisione. Avrebbero dovuto arrivare 20 milioni secondo i primi annunci per le attività chiuse causa Covid, visto che il governo Draghi aveva annunciato l’istituzione di un fondo discoteche per i ristori alle discoteche.

Il 1° settembre sono arrivati finalmente gli aiuti per discoteche e sale da ballo, così come per palestre, teatri e cinema, grazie all’attivazione di un fondo da 140 milioni di euro da parte del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che, ha detto, “può essere rifinanziato se sarà necessario”. Discoteche e sale da ballo possono richiedere i contributi a fondo perduto fino a 25mila euro. Palestre, impianti sportivi, parchi tematici, eventi di teatro, cinema, arte, fiere e cerimonie invece possono fare richiesta fino a 12mila euro.

Il decreto interministeriale definisce l’elenco delle attività che hanno diritto a usufruire del contributo a fondo perduto: si tratta di quelle che sono rimaste chiuse per un periodo complessivo di almeno 100 giorni, nonché i criteri e le modalità per richiedere il contributo. Di queste risorse, 20 milioni sono riservati in via prioritaria in favore delle attività che, alla data di entrata in vigore del decreto-legge 23 luglio 2021, risultano chiuse, e cioè appunto alle discoteche.

Nel caso il denaro stanziato non fosse sufficiente, il decreto prevede che, fermo restando il riconoscimento di un contributo per tutte le istanze ammissibili fino a 3mila euro, l’Agenzia delle Entrate provveda a ridurre in modo proporzionale il contributo sulla base delle risorse finanziare disponibili e del numero di istanze ammissibili pervenute, tenendo conto delle diverse fasce di ricavi e compensi.

Discoteche, a quanto ammontano le perdite

Secondo i numeri di Silb-Fipe, il Sindacato italiano dei locali da ballo, le discoteche e i locali simili che promuovono attività da sala da ballo nel 2021 sono circa 3mila. Nel 2020 erano 3.500. 500 hanno chiuso dopo la batosta del Covid, e secondo il presidente Maurizio Pasca “di questo passo almeno metà delle discoteche spariranno dalla circolazione, nella migliore delle ipotesi diventeranno parcheggi, mobilifici, show-room, centri commerciali. Nella peggiore delle ipotesi diventeranno facile preda della malavita”.

E’ pur vero che il trend del settore è in perdita da tanti anni – i locali da ballo hanno praticamente sempre chiuso in perdita negli ultimi anni -, ma il Covid ha inferto il colpo finale. Tutto il comparto locali, da febbraio a giugno 2020 ha perso il 100% del fatturato, da giugno ad agosto 2020 con le riaperture si era registrata una piccola ripresa poi interrotta di nuovo fino all’aprile di quest’anno.

Le perdite solo per le discoteche e sale da ballo sono state di ben 500 milioni di euro. Si sono salvate, solo un po’, quelle discoteche che hanno potuto in qualche modo adattarsi puntando ad attività di ristorazione, pochissime però rispetto al totale.

Discoteche, ok del Cts alla riapertura: tutte le regole

Ora, finalmente,- sarà possibile riaprire per i locali in cui si balla solo in zona bianca, e comunque rispettando una serie di paletti, ma una data ufficiale per la riapertura ancora non c’è.

Il Cts ha sottolineato che queste attività sono tra quelle che presentano i rischi più elevati per la diffusione del virus. Per questo, gli accessi a discoteche e locali devono avvenire esclusivamente attraverso un meccanismo di registrazione che consenta un eventuale tracciamento e comunque solo in presenza di green pass valido.

Ma il Cts va anche oltre, ritenendo che se ne possa considerare l’apertura con una progressiva gradualità anche tenendo conto della necessità di valutare l’impatto delle misure già adottate. Ecco quindi tutte le regole per la riapertura delle discoteche e delle sale da ballo, solo in zona bianca:

  • obbligo green pass
  • registrazione nominativi all’ingresso
  • utilizzo della mascherina chirurgica nei vari momenti ad eccezione di quello del ballo, paragonabile alle attività fisiche al chiuso
  • presenza pari al 35% della capienza massima al chiuso, compreso il personale dipendente
  • presenza pari al 50% all’aperto, compreso il personale dipendente
  • presenza di impianti di aerazione senza ricircolo d’aria e rispondenti ai requisiti qualitativi specificati nei documenti di indirizzo Iss
  • uso obbligatorio di bicchieri monouso
  • frequente igienizzazione delle mani
  • frequente pulizia e sanificazione dei locali.

Discoteche, la protesta di Silb

Durissima comunque la reazione del Silb: “Negli stadi e nei cinema aumentano la capienza, per le discoteche il 35% è una capienza talmente ridotta… è inaccettabile” ha commentato all’Adnkronos il presidente Maurizio Pasca, che sottolinea come sia fondamentale aprire ma praticamente impossibile mantenere quella capienza, per via dei costi di gestione ingenti “che certamente non riusciremmo a coprire”.

Una discoteca che ha una capienza di 1000 persone ha almeno 50-60 persone che lavorano, allora significa che potrebbero entrare solo in 200. Una misura che il Silb bolla come “ridicola, solo il Cts poteva pensarlo. Ci dicano che vogliono tenere le discoteche chiuse, sarebbe più onesto, e ci diano ristori sostanziali”, attacca.

Risulta quanto mai evidente che servono più controlli e soprattutto più aiuti economici, altrimenti si alimenta l’illegalità. Ovunque si organizzano feste clandestine in cui si balla, ed è chiaro che a questo punto della pandemia il settore va regolamentato, ma fatto ripartire.

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