La curva dei contagi crescerà per almeno altre 4 settimane. Perché l’epidemia ora potrebbe essere peggio di ottobre

Secondo i numeri raccolti e elaborati dall'Osservatorio dei dati epidemiologici dell'Università di Trento e previsioni di Roberto Battiston, bisogna intervenire con lockdown immediati

L’indice di contagio Rt nazionale è piuttosto stazionario all’1,16, ma è aumentato di circa 25 centesimi in una settimana, con una progressione che non si vedeva da fine settembre 2020. Le ospedalizzazioni e le terapie intensive anche hanno iniziato a risalire, arrivando vicine alla soglia critica.

Quando Rt è sopra a 1, come ormai abbiamo imparato a conoscere, il numero di infetti torna a crescere. Il che conferma un evidente rischio connesso con le riaperture nelle attuale fase dell’epidemia. Cosa aspettarci per le prossime settimane? Senza dubbio un nuovo aumento, che potrebbe essere relativamente smorzato solo a fronte di decisioni drastiche da parte della politica.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Se il neo Governo Draghi non farà scattare il lockdown nazionale, eventualità di cui l’Esecutivo starebbe discutendo in queste ultime ore per imprimere una netta inversione di tendenza al virus, la curva epidemiologica continuerà a salire per almeno le prossime 4 settimane. E se non si interverrà rapidamente con ulteriori strette, l’incremento durerà ancora di più.

Serve agire subito per osservare gli effetti sull’Rt in 1-2 settimane. Se ritardiamo le azioni di contenimento, ci fermeremo solo quando il sistema sanitario non reggerà più l’urto. Se non si agisce subito e in maniera forte rischiamo dunque di trovarci presto in una situazione molto peggiore di ottobre.

A spiegarlo molto chiaramente è Roberto Battiston, professore di Fisica Sperimentale presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, che da mesi studia l’andamento dell’epidemia. Proprio sulla base dei numeri raccolti e dagli algoritmi realizzati dall’Osservatorio dei dati epidemiologici dell’Università di Trento, è appena iniziata la pubblicazione sul sito di Agenas dell’andamento nazionale, regionale e provinciale delle relative proiezioni (i dati vengono aggiornati con cadenza settimanale).

Piena seconda ondata, ma peggio di ottobre?

“Sta avvenendo qualcosa di simile a quanto avvenuto a ottobre, quando all’improvviso l’Rt ha iniziato a crescere, passando in tre settimane e mezzo da 1,15 a 1,85” ha spiegato Battiston in una intervista a Repubblica. Allora però avevamo una serie di frecce al nostro arco per piegare la curva e riportarla a valori accettabili, cosa avvenuta ai primi di dicembre”.

Il punto, ora, è che stiamo già usando tutti gli strumenti a disposizione: mascherine, distanziamento, vaccini, immunità di gregge di chi si è già ammalato, “ma abbiamo di fronte le varianti, molto più aggressive del virus ordinario, che stanno diventando le forme più diffuse”.

“Il numero degli infetti sta crescendo rapidamente” scrive l’esperto sul suo sito. Molte tra le Regioni e Province vedono una rapida crescita di Rt. Siamo dunque ancora in piena seconda ondata, con forte ripresa della crescita, probabilmente a causa delle varianti più contagiose.

Fanno eccezione Sicilia e Sardegna, che beneficiano dell’isolamento naturale, Bolzano e Perugia, che sono rimaste a lungo in zona rossa, e in parte ancora Lazio, Puglia, Calabria e Valle d’Aosta.

Come funziona l’Rt di Trento

Il metodo di Battiston e dei suoi colleghi si fonda sul calcolo di un indice Rt che non è confrontabile con quello pubblicato dall’Iss, poiché viene calcolato con differenti algoritmi matematici e su una diversa base dati, costituita da quanto pubblicato giornalmente dalla Protezione Civile.

La stima dell’andamento del numero di infetti a 7 giorni permette di verificare se nella settimana successiva all’ultimo dato disponibile ci sarà un aumento o una diminuzione nel numero di infetti nell’area territoriale presa come riferimento, con un certo intervallo d’incertezza. In corrispondenza di intervalli meno ampi, le stime risultano più precise. Nel caso di basse numerosità, le stime risultano meno accurate.

È possibile che nei dati pubblicati dalla Protezione Civile si evidenzi in un determinato periodo di tempo un numero di infetti attivi e/o di guariti disomogeneo o con variazioni rispetto alla settimana precedente, non spiegabili dal punto di vista epidemiologico. Questo può essere dovuto a cambi di numerosità degli infetti o dei guariti derivanti dall’eventuale applicazione di nuove definizioni di caso o dei tempi di quarantena, e problematiche connesse all’invio o alla rettifica dei dati da parte delle Regioni. In questi casi, nei periodi in cui il dato non è coerente, si è deciso di non calcolare la curva dell’Rt.

Ad ogni modo, in alcuni casi tempestive misure di contenimento hanno avuto i primi effetti positivi. E infatti In varie regioni sono iniziati lockdown a livello provinciale o comunale per contrastare efficacemente lo sviluppo di focolai delle varianti più aggressive. “Se il Covid si combatte con le misure di mitigazione i risultati si ottengono, ma bisogna essere rapidi” precisa Battiston.

Le Regioni e Province più a rischio nelle prossime settimane

Ora preoccupa la Toscana, che ha raggiunto Rt di 1.31, con valori alti nella maggior parte delle province. Quelle in condizioni più gravi sono una ventina: ci sono Pescara, Chieti, Matera, Salerno, Imperia, Bergamo, Brescia, Ancona, Ascoli, Campobasso, Monza, Trento e buona parte delle province della Toscana.

Tra le zone che invece peggiorano ci sono il comune di Napoli, il Piemonte, l’Emilia Romagna, alcune province del Friuli e province lombarde come Como e Cremona.

Secondo i dati illustrati da Battiston ci sono alcune Regioni/Province che mostrano segni di crescita anomala:

  • Lombardia
  • Friuli
  • Provincia di Frosinone
  • Provincia di Como
  • Provincia di Cremona
  • Provincia di Caserta
  • Provincia di Avellino
  • Provincia di Napoli.

Cosa bisognerebbe fare? Secondo Battiston occorrono delle restrizioni dure, un lockdown, “ma va trovato un percorso meno impattante. Invece di chiudere tutto per un tempo lungo, magari decidendo tra una settimana, sarebbe meglio scegliere interventi pesanti ma rapidi e in zone limitate, come si è incominciato a fare in alcune Regioni.

Le Regioni che rischiano di cambiare colore

Intanto, oggi come ogni venerdì è atteso il nuovo monitoraggio settimanale dell’Iss. Una settimana fa l’indice Rt si attestava a 0.99 ma superava la soglia di 1 in ben 10 regioni. Oggi la mappa dell’Italia, che archivia il 4 marzo con 22.865 contagi e il tasso di positività al 6,7%, verrà ridefinita in base ai nuovi dati. Il monitoraggio di oggi cambierà con ogni probabilità il colore di molti territori.

Rischiano la zona rossa da lunedì 8 marzo:

  • Abruzzo
  • Campania
  • Emilia-Romagna.

A rischio invece zona arancione:

  • Calabria
  • Friuli-Venezia Giulia
  • Veneto.

Lazio e Puglia sono al limite. Un caso a parte è la Lombardia, appena entrata in zona arancione scuro, dove la percentuale di positività sui tamponi è salita dal 5% delle scorse settimane a quasi il 10% degli ultimi giorni, mentre i ricoveri continuano a salire.

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