Cura domiciliare Covid, dopo l’ok del Senato cambia tutto: cosa fare e cosa no

Il Senato ha approvato l’ordine del giorno firmato da tutti i gruppi parlamentari affinché il Governo si attivi per l’istituzione di un protocollo unico nazionale per la gestione domiciliare dei pazienti Covid

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica

A fare da apripista era stato il Piemonte. Ora, le regole potrebbero cambiare per tutti. Dopo oltre un anno di pandemia, finalmente viene messo mano al protocollo per le cure domiciliari Covid da adottare per i pazienti a casa, che potrebbe subire importanti modifiche e diventare omogeneo in tutta Italia.

Dopo mesi di discussioni, tentativi falliti e “depistaggi”, anche involontari, venerdì 9 aprile il Senato ha approvato, con 212 voti favorevoli, e solo 2 contrari e 2 astensioni, l’ordine del giorno firmato da tutti i gruppi parlamentari affinché il Governo si attivi per l’istituzione di un protocollo unico nazionale per la gestione domiciliare dei malati Covid.

Il testo, esito non scontato di un accordo fra tutte le forze politiche, successivo al ritiro delle precedenti mozioni presentate da M5s e Lega, apre la strada alle cure utilizzate da oltre un anno da centinai di medici in tutta Italia, discordanti rispetto alle linee guida dell’AIFA e del ministero della Salute, che ad oggi ancora raccomandano nei primi giorni di sintomi potenzialmente riconducibili al Coronavirus “Tachipirina e vigile attesa”.

Perché bisogna agire subito: cosa fare con i primi sintomi Covid

Da tempo noi di QuiFinanza abbiamo acceso i riflettori sulle terapie per così dire “alternative”, che per mesi sono state trascurate da moltissimi media, medici ed esperti. Ora, l’evidenza clinica ha dimostrato chiaramente che è proprio nei primissimi giorni di comparsa dei sintomi, anche molto lievi, anche senza febbre, che bisogna agire, “anticipando” in un certo senso il virus, che potrebbe rapidamente degenerare, se affrontato nel modo sbagliato.

Come da tempo evidenziato dal prof. Giuseppe Remuzzi a Bergamo (qui trovate l’approfondimento di QuiFinanza) e dalle centinaia di medici che offrono il loro supporto, in modo completamente gratuito, nel gruppo Facebook #TERAPIADOMICILIARECOVID19 in ogni Regione, bisogna da subito trattare i sintomi potenzialmente Covid, ben prima del tampone, come una qualunque altra malattia infiammatoria, e dunque prescrivendo i cosiddetti FANS, come aspirina e Aulin ad esempio, in grado di inibire l’eventuale processo infiammatorio che potrebbe scatenarsi, fino, nei casi più gravi, alla tempesta di citochine che si abbatte sul corpo portando al ricovero, e in alcuni casi anche alla morte (qui trovate tutti i benefici dell’aspirina, anche in merito al Covid).

I FANS sono da preferirsi al paracetamolo (la Tachipirina è il più famoso paracetamolo, ma ce ne sono altri), perché quest’ultimo non solo ha una bassa attività antinfiammatoria ma, secondo alcuni esperti, diminuisce le scorte di glutatione, una sostanza che agisce come antiossidante. La carenza di glutatione potrebbe portare ad un ulteriore peggioramento dei danni causati dalla risposta infiammatoria, che si verifica durante l’infezione Covid.

Lo strano caso del Piemonte

Dicevamo del Piemonte, prima Regione in Italia ad abbracciare, almeno sulla carta, il nuovo protocollo. Un caso, tuttavia, emblematico. Perché nonostante sia stata la prima ad aggiornare le cure con le nuove indicazioni, pochissimi medici di base le applicano davvero, e l’esito di questo mancato adeguamento è evidente nei numeri dei ricoveri.

Il Piemonte, infatti, si colloca al primo posto tra le Regioni per numero di ricoveri rispetto al totale dei positivi accertati. I dati dell’Agenas fissano la media nazionale al 6%, mentre il Piemonte è al 13,6, fa peggio solo la Provincia autonoma di Bolzano al 15,7.

Vero è, come ha precisato l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi, che il Piemonte ha una popolazione tra le più anziane, ma soprattutto “ci sono ancora problemi nella medicina territoriale. I dati ci dicono che dove il protocollo per le cure domiciliari viene applicato in maniera diffusa, i ricoveri calano”. Nel capoluogo Torino, ad esempio, il protocollo stenta a decollare: difficile capirne le ragioni, visto che eviterebbe centinaia di accessi in ospedale.

Antonio Barillà, segretario regionale dello Smi, uno dei sindacati dei medici di famiglia, ha spiegato che sul protocollo per le cure domiciliari, sia per la parte che prevede l’attivazione delle Usca sia per quella che contempla l’assistenza domiciliare integrata, ci sono una serie di problemi che sono già stati segnalati alla Regione. “Problemi circa l’effettiva disponibilità e capacità di fornire tutte le prestazioni necessarie, a partire dagli esami del sangue a domicilio, le radiografie e altri accertamenti.

Le Usca, dove attive, faticano, tantissimo. 15mila richieste solo a marzo in Piemonte, eppure l’assistenza domiciliare integrata, con visite del medico e assistenza infermieristica, che vede riconoscere 75 euro al medico per ogni pratica e 27 euro per ogni visita a domicilio, latitano.

Cosa cambia per le cure anti-Covid dopo l’approvazione in Senato

Ora, l’approvazione in Senato potrebbe davvero rappresentare un cambio di rotta per migliaia di italiani che fino ad oggi si sono visti trascurare dai propri medici di base o non curati nel modo corretto, con un eccesso di ricoveri in ospedale che ha portato a un sovraccarico pesantissimo per il sistema sanitario, sia nelle aree mediche che nelle terapie intensive.

L’Italia, a differenza di altri vicini europei, ha raggiunto il plateau, e la curva ha iniziato a scendere, ma ancora troppo lentamente.

La straordinaria esperienza del Comitato Cura Domiciliare Covid-19

Quella in Senato è senza dubbio una vittoria. Una battaglia vinta in primis da parte di tutti i medici del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 creato dall’avvocato Erich Grimaldi, che in questo anno hanno curato a casa i pazienti, dimostrando l’efficacia dello schema terapeutico e di un lavoro di squadra mai realizzatosi prima in Italia.

Grimaldi è riuscito a dare vita ad un gruppo di lavoro coordinato e composto da migliaia di professionisti con un solo obiettivo: aiutare i pazienti, curarli in modo tempestivo e adeguato, ed evitare loro il ricovero il ospedale. Tutto in modo assolutamente gratuito.

Nel suo comunicato stampa ufficiale il Comitato ha voluto esprimere un ringraziamento anche a chi, in politica, “ha dato ascolto alle nostre richieste e si è attivato ed impegnato in prima persona per raggiungere il risultato, in particolar modo il senatore Massimiliano Romeo, capogruppo Lega, e il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri”.

Il prossimo passaggio è già operativo: sedersi a un tavolo per ridefinire al più presto il protocollo di cura domiciliare precoce. “Siamo orgogliosi di aver raggiunto questo risultato, al netto di un anno di impegno senza sosta da parte di tutti”, ha commentato il presidente del Comitato Grimaldi, “sono sempre stato certo dell’importanza del lavoro che abbiamo svolto e continuiamo a svolgere e questo risultato ne è la conferma”.

Al tavolo di lavoro Grimaldi auspica che siederanno anche il professor Luigi Cavanna e il dottor Andrea Mangiagalli, membri del consiglio scientifico del Comitato, quali espressione delle due realtà più che mai necessarie in questa pandemia: quella ospedaliera e quella della medicina territoriale, “che hanno collaborato in maniera eccellente per dare vita allo schema terapeutico che ha guarito migliaia di persone nel nostro Paese”.

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