Covid, cosa fare per viaggiare all’estero: anche fuori dall’Europa

Il Green Pass non è valido per tutti gli spostamenti: cosa succede se si viene contagiati in un altro paese

Cosa succede se ci si contagia in vacanza? In tal caso il Green Pass viene revocato ed entrano in vigore una serie di disposizioni previste dal regolamento del paese ospitante, che possono prevedere l’isolamento e coinvolgere l’Ambasciata Italiana. Al netto di prescrizioni che possono cambiare a seconda della nazione di destinazione, quelle riguardanti l’Italia sono chiare e invariabili. E prendono in considerazione non soltanto i positivi ma anche coloro che hanno avuto contatti con chi, dopo il test, è risultato contagiato.

Covid, cosa fare prima di partire per l’estero

Lo strumento più prezioso a disposizione del viaggiatore è, come più volte ribadito, il Green Pass, che si ottiene dopo la vaccinazione e consente di spostarsi nei paesi che lo hanno adottato (ovvero quelli che fan parte dell’Ue) in maggiore sicurezza. Qui come funziona il cosiddetto Certificato Verde, a questo link, invece, come fare se non lo si è ricevuto nonostante l’inoculazione. Un altro strumento a disposizione del turista è il questionario sul sito Viaggiare Sicuri, sviluppato dal ministero degli Esteri in collaborazione con l’Unità di Crisi della Farnesina. Sul portale è possibile compilare un questionario per avere tutte le informazioni sui documenti di cui bisogna essere in possesso prima di partire. Il consiglio dello staff di addetti alle relazioni internazionali è però anche quello di informarsi sulle regole del paese che si intende raggiungere.

Come comportarsi prima di viaggiare fuori dall’Europa

Detto questo, il dicastero presieduto da Luigi Di Maio raggruppa in cinque fasce le nazioni per le quali vigono disposizioni differenti. E che quindi si è deciso di trattare in un elenco a parte. Rientrano nel “gruppo A” Città del Vaticano e San Marino, stati per i quali non sono previste limitazioni negli spostamenti.

I paesi del “gruppo B” sono quelli a basso rischio epidemiologico. Si tratta di una categoria al momento completamente vuota. Si arriva quindi al “gruppo C”, in cui figurano Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco, Israele. Per questi è necessario compilare un formulario di localizzazione ed essere in possesso del Certificato Verde al momento del rientro in Italia, altrimenti scatta l’isolamento fiduciario. Nel caso della Gran Bretagna, restano in ogni caso obbligatori isolamento e tampone a causa della forte presenza della variante Delta.

Del quarto gruppo (indicato con la lettera “D”) fanno parte Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Ruanda, Singapore, Stati Uniti, Thailandia. La quarantena in questo caso raddoppia, e raggiunge i 10 giorni, mentre il tampone va fatto entro 3 giorni dal ritorno in patria. Va bene anche il modulo di localizzazione e basta, ma solo se si è in possesso di Green Pass e si è stati in Giappone, Stati Uniti o Canada.

I paesi del quinto e ultimo gruppo, il “gruppo E”, sono tutti quelli non inseriti in una delle categorie precedenti: il Green Pass in questo caso non ha alcuna utilità, quarantena di 10 giorni e tampone entro 72 ore sono sempre obbligatori.

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