Covid, la variante inglese allunga la quarantena? Quanto dura la malattia

La variante inglese è più contagiosa, ma secondo uno studio dell'Università di Harvard potrebbe anche avere una durata maggiore rispetto al ceppo non mutato

La variante inglese è più contagiosa: i numeri parlano di una trasmissibilità superiore, stimata del 50% rispetto al ceppo non mutato di coronavirus. Gli studiosi di tutto il mondo la stanno studiando da settimane e in alcuni laboratori è stato osservato che la forma della proteina Spike, decisiva per alcuni vaccini, si lega meglio ai recettori delle cellule. Per questo motivo potrebbe essere più contagiosa. Il problema è che anche l’infezione dura di più e questo potrebbe portare a rivedere i termini della quarantena.

Covid, la variante inglese allunga la quarantena? Quanto dura l’infezione

Il virus della variante inglese sembra entrare nelle cellule con maggior facilità. Secondo l’Università di Harvard questo inciderebbe anche sulla durata della malattia e, quindi, sul tempo in cui si è contagiosi. Uno scenario che potrebbe incidere sulla durata della quarantena.

L’università americana ha studiato 65 pazienti, di cui solo sette con il ceppo britannico, tutti sottoposti a tamponi giornalieri. Si tratta di campioni troppo piccoli per poter trarre conclusioni, ma la durata media dell’infezione nei pazienti con la variante inglese è stata di 13,3 giorni.

In Italia, al momento, chi ha dei sintomi riconducibili al Covid e non ha bisogno di essere ricoverato in ospedale può rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi. Lo prevede il Ministero della Salute. Questo perché il virus non mutato dà invece un’infezione di 8,2 giorni di media.

Covid, cosa sappiamo sulla variante inglese

La variante inglese è stata scoperta per la prima volta nel Sud-Est del Regno Unito lo scorso dicembre 2020, anche se sembra essere iniziata a circolare già da settembre. A inizio febbraio 2021 è stata registrata in 80 Paesi, Italia compresa.

Questa mutazione preoccupa perché ha una maggiore trasmissibilità: è fino al 70% più contagiosa rispetto alle altre varianti n circolazione. Tanto che potrebbe diventare la variante dominante entro marzo, in tutto il mondo.

Al momento, comunque, non c’è la certezza scientifica che sia più letale. Ciò che è noto è che la variante consente al coronavirus di legarsi fortemente alle cellule umane. La maggiore preoccupazione è legata anche alla diffusione tra i bambini. Contrariamente a quanto è successo finora con il virus, questa volta i più a rischio potrebbero essere proprio gli individui fino ai 9 anni.

A questo link, come riconoscere i sintomi della variante inglese.

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