Covid e variante Delta: aumentano le zone rosse in Europa e cambiano i sintomi. Ma i vaccini ci salvano

Secondo l'Oms, in Europa la variante Delta sarà responsabile del 90% delle nuove infezioni da Coronavirus entro la fine di agosto

Non solo Gran Bretagna, da dove arriva un appello degli scienziati al premier Johnson contro le riaperture, ma anche Usa e Europa: la variante Delta fa rialzare i contagi ed è già prevalente nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Secondo l’Oms, che lo scrive chiaramente nella sua relazione settimanale sull’andamento del Covid, in Europa il ceppo indiano sarà responsabile del 90% delle nuove infezioni da Coronavirus entro la fine di agosto.

L’Oms Europa consiglia caldamente di stare ancora attenti ai viaggi: “Quest’estate, se vuoi viaggiare, pensa bene alla necessità” di partire. E “se decidi di farlo, fallo in sicurezza” scrive.

Covid, le nuove zone rosse in Europa

Si rialzano infatti le curve dei nuovi casi positivi un po’ ovunque, con intensità diverse, e mentre la variante Delta del Covid spinge i contagi in Europa, si allargano anche le zone rosse nella mappa dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, da cui dipendono di fatto le nuove linee decisionali sulle restrizioni ai viaggi in molti Paesi Ue.

Rispetto alla settimana scorsa si allargano le zone rosse in Europa. Cipro si tinge di rosso scuro, il colore che indica il massimo rischio epidemiologico.

Quasi tutta rossa anche la Penisola Iberica, tanto che la Francia è arrivata a sconsigliare ai francesi viaggi in queste terre. Tutto il Portogallo è rosso, escluse le isole Azzorre, arancioni, e Madeira, verde. Idem la Spagna, comprese le isole Canarie, con la sola eccezione della regione della Galizia e di Castilla-La Mancha, che sono in arancione.

A est rispetto a noi, situazione che inizia a destare preoccupazione è quella della Grecia, che si colora in parte di arancione, comprese alcune delle più belle e frequentate isole, come le Cicladi, Creta e Rodi.

A nord sono rosse anche tutta l’Irlanda, una parte della Svezia e della Norvegia, una piccola parte della Danimarca e della Finlandia, buona parte dell’Olanda, il Lussemburgo e la regione di Bruxelles in Belgio.

Variante Delta in Italia

Nella mappa disegnata dall’Ecdc l’Italia resta per ora ancora tutta verde (il colore che denota il minor rischio epidemiologico) ma con una novità: il Friuli-Venezia Giulia viene segnato in grigio, colore che segnala l’assenza di dati disponibili, e bisognerà poi capire perché.

Intanto, secondo riguarda il matematico Giovanni Sebastiani dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac), la variante Delta nel nostro Paese dovrebbe superare il ceppo inglese attualmente più diffuso già a metà luglio.

Vaccini contro variante Delta: cosa sappiamo

Grazie a un nuovo studio condotto in Israele ora sappiamo che il vaccino Pfizer è meno efficace del 30% contro la variante Delta rispetto a quanto ci si immaginava inizialmente.

Eppure, lo ribadiamo ancora con fermezza, i dati rivelano l’unica verità che in questo momento è essenziale per uscire dalla pandemia e tornare il prima possibile a una vita quanto più possibile normale: i vaccini, tutti, funzionano contro il Covid grave e il rischio ospedalizzazione e morte (qui tutti i dati sull’efficacia per ciascun vaccino).

Nel primo studio sulla variante Delta pubblicato sul New England Journal of Medicine, gli autori hanno indagato la capacità neutralizzante contro il ceppo indiano degli anticorpi presenti nel sangue dei vaccinati con vaccini a mRNA Pfizer e Moderna e di chi aveva avuto in passato un’infezione da Sars-Cov-2. Dalle analisi è emersa una riduzione della capacità neutralizzante, ma questa è stata rilevabile sempre fino a 3 mesi dopo l’infezione o dopo la seconda dose di vaccino. Pertanto, hanno concluso gli autori, “l’immunità protettiva conferita dai vaccini mRNA è molto probabilmente conservata contro le variante Delta”.

Riguardo al vaccino AstraZeneca, dalle analisi è emerso che, seppur ridotta, la capacità neutralizzante si è preservata con la doppia dose.

Tutto questo significa che, anche se dopo il vaccino completo ci si contagia, non ci si ammala gravemente perché si è protetti dal vaccino. Per questo motivo molto probabilmente, sostengono gli esperti, il Covid diventerà latente almeno per qualche anno, una simil influenza che si curerà a casa in maniera semplice.

I nuovi sintomi Covid in chi si è vaccinato

Proprio per chi si contagia nonostante il vaccino, alcune evidenze dimostrano che anche i sintomi stanno cambiando. I dati che arrivano dall’app ZOE Covid Symptom Study, che in Gran Bretagna raccoglie tutte le informazioni segnalate dai positivi sul Covid (oltre 4,6 milioni di inglesi la usano), rilevano che tutti coloro che hanno contratto il virus nonostante il ciclo completo di vaccinazione hanno riportato sintomi diversi da quelli prima comuni.

In particolare: mal di testa, naso che cola, gola infiammata, perdita del gusto (come nella prima ondata) e praticamente sempre starnuti. Tanto che moltissimi, soprattutto giovani, hanno scambiato il Covid per un banale raffreddore.

“Non mi piace che si faccia terrorismo: le forme da Covid per la variante Delta sulle persone vaccinate sono una sorta di raffreddore rafforzato, lo dicono i lavori scientifici” ha detto Matteo Bassetti, l’infettivologo dell’ospedale San Martino di Genova. “C’è mal di gola, scarico nasale, febbre, astenia: tutti sintomi che non abbiamo visto nella prima fase del coronavirus, in quei casi abbiamo visto polmoniti con perdita di gusto e olfatto”.

Lo studio inglese dimostra anche che i sintomi sono stati pochi e comunque per un periodo di tempo più breve rispetto a chi aveva già avuto una dose di vaccino e ancora di più rispetto a chi non si era vaccinato. Tradotto: chi si contagia dopo il vaccino si ammala meno gravemente e migliora più rapidamente.

Terza dose di vaccino?

Intanto, Pfizer ha annunciato l’intenzione di chiedere all’Fda, l’autorità del farmaco americana, l’autorizzazione per una terza dose del vaccino contro il Covid per dare “una protezione ancora maggiore” alla popolazione. Esistono “dati incoraggianti”, dice il colosso farmaceutico che per primo è riuscito nell’impresa di sviluppare un vaccino anti-Covid, che saranno resi pubblici nelle prossime settimane, sulla dose supplementare del vaccino.

La terza dose, affermano i dirigenti di Pfizer-BioNTech, aumenterebbe il livello degli anticorpi da 5 a 10 volte se somministrata dai 6 ai 12 mesi dopo la seconda dose.

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