Covid, le donne incinte e vaccinate trasmettono protezione e anticorpi ai bambini: lo studio

Il vaccino anti Covid non è solo consigliato ma fortemente raccomandato alle donne incinte, un recente studio ha confermato l'estensione della protezione al feto: così i bambini nascono già con gli anticorpi

Vaccino sì, o vaccino no alle donne incinte? Mentre molti continuano ad interrogarsi sulla questione, la prima risposta ufficiale a questa domanda arriva da uno studio portato a termine dai ricercatori della New York University, che hanno dimostrato come – nel caso di donne in gravidanza – il vaccino sia in grado di estendere la propria protezione contro il virus al bambino in grembo, che sviluppa in questo modo gli anticorpi già prima della nascita.

Vaccino alle donne incinte: lo studio che conferma l’efficacia

Lo studio newyorkese, pubblicato sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology – Maternal Fetal Medicine, in questo modo ha confermato non solo che il vaccino non rappresenta alcuna minaccia per le donne stato interessante, ma al contrario: i dati dimostrano che protegge le pazienti e anche i nascituri.

Nello specifico, i ricercatori della New York University hanno prelevato campioni di sangue da 36 bambini partoriti da madri che avevano ricevuto il vaccino Pfizer o Moderna e i risultati hanno mostrato che tutti avevano sviluppato – in grembo – anticorpi anti Covid. La ricerca inoltre ha rilevato che le madri nella seconda metà della gravidanza avevano i più alti livelli di anticorpi nel sangue nel cordone ombelicale.

Secondo gli esperti, questi dati dimostrano che i vaccini hanno il “potere di proteggere due vite contemporaneamente prevenendo malattie gravi sia nelle madri che nei bambini”.

Vaccino in gravidanza: le indicazioni ISS

Già a gennaio 2021, nonostante non fossero disponibili ancora questi studi, l’Istituto Superiore di Sanità affermava che non vi erano controindicazioni per la vaccinazione delle donne in gravidanza o in allattamento.

“Le donne ad alto rischio di contrarre la malattia in forma grave dovrebbero discutere i potenziali benefici e rischi della vaccinazione con i professionisti sanitari che le assistono, mentre se una donna scopre di essere incinta dopo la prima o la seconda dose non c’è alcuna motivazione per interrompere la gravidanza”, era stato comunicato proprio all’inizio della campagna vaccinale nel documento ad interim su “Vaccinazione contro il COVID19 in gravidanza e allattamento” elaborato dall’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS) dell’Istituto Superiore di Sanità e condiviso e sottoscritto dalle principali società scientifiche del settore (SIGO, AOGOI, AGUI, AGITE, FNOPO, SIMP, SIN, SIP, ACP e SIAARTI).

Per le donne incinte o che allattano, dunque, queste principali indicazioni:

  • in gravidanza e allattamento non sono state incluse nei trial di valutazione dei vaccini Pfizer-BioNtech mRNA (Comirnaty) e Moderna per cui non disponiamo di dati di sicurezza ed efficacia relativi a queste persone;
  • gli studi condotti finora non hanno evidenziato né suggerito meccanismi biologici che possano associare i vaccini a mRNA ad effetti avversi in gravidanza e le evidenze di laboratorio su animali suggeriscono l’assenza di rischio da vaccinazione;
  • se una donna vaccinata scopre di essere in gravidanza subito dopo la vaccinazione, non c’è evidenza in favore dell’interruzione della gravidanza;
  • se una donna scopre di essere in gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino può rimandare la seconda dose dopo la conclusione della gravidanza, eccezion fatta per i soggetti ad altro rischio;

La vaccinazione dovrebbe pertanto essere presa in considerazione per le donne in gravidanza che sono ad alto rischio di complicazioni gravi o da infezioni. Da qui, l’invito alle donne in queste condizioni – comprese le neo mamme – a valutare, con i sanitari che le assistono, i potenziali benefici e rischi e la scelta deve essere fatta caso per caso.

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