Ue cambia i colori, ecco la zona rosso scuro: come funziona e le Regioni italiane a rischio

La Commissione europea ha proposto di aggiungere ai colori di rischio Covid anche il rosso scuro (“dark red”) per indicare le aree in cui il virus circola a livelli molto elevati

L’Europa travolta dalla pandemia tenta di resistere al Covid, anche provando a immaginare il modo migliore per consentire alle persone di incontrare amici e familiari e per garantire la libera circolazione di cittadini, beni e servizi, nel pieno rispetto delle misure di salute e sicurezza.

Mentre avanzano le varianti del Coronavirus la più pericolosa, dicono gli esperti, potrebbe essere quella brasiliana, ma anche quella inglese pare più contagiosa e più letale – e in pieno caos vaccino con le grandi Big Pharma che dettano le regole del gioco e piegano la politica all’olimpo dell’economia, ecco che Bruxelles prova a inasprire le regole.

A ottobre l’Ue aveva raggiunto un accordo su un approccio coordinato per le restrizioni di viaggio, un grande passo avanti per frenare la diffusione del virus, preservando i viaggi essenziali e, soprattutto, il funzionamento del mercato unico.

La chiusura delle frontiere non aiuterà, le misure comuni sì: questo l’approccio di fondo di Bruxelles. Da qui l’idea di arrivare a un aggiornamento del codice colore comune, da applicare a tutti i Paesi membri. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) continua a pubblicare versioni aggiornate della mappa sulla base dei dati forniti dagli Stati membri.

La mappa Ue di rischio Covid

Oltre ai colori già esistenti che suddividono i territori per gravità di diffusione e contagio Covid – verde, arancione, rosso e grigio (quest’ultimo indica assenza di sufficienti dati) – la Commissione europea ha proposto di aggiungere il rosso scuro (“dark red”) per indicare le aree in cui il virus circola a livelli molto elevati.

Ma i colori europei non sono esattamente uguali a quelli italiani. L’Italia ha diviso le proprie Regioni in tre colori in base a:

  • dati del contagio
  • indice di trasmissione Rt
  • indicatori relativi alla situazione degli ospedali e delle terapie intensive.

La mappa costruita dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie è basata invece sui dati forniti dagli Stati membri ogni settimana:

  • numero di nuovi casi notificati ogni 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni
  • numero di test per 100mila abitanti effettuati nell’ultima settimana (tasso di test)
  • percentuale di test positivi effettuati nell’ultima settimana (tasso di positività del test).

Sulla base di questi dati, l’Ecdc pubblica la mappa settimanale degli Stati membri combinando il numero di nuovi casi notificati con la percentuale di test positivi, che si traduce nei cinque colori. Le restrizioni saranno applicate in base ai criteri che uno Stato membro è libero di decidere.

Zona rosso scuro: cos’è e come funziona

Ecco le caratteristiche della zona rosso scuro:

  • tasso di contagi a 14 giorni superiore a 500 per 100mila persone: si applicherebbe alle aree con queste caratteristiche
  • tampone obbligatorio: per le persone che viaggiano da un’area rosso scuro, gli Stati membri dovrebbero richiedere loro di sottoporsi a un tampone prima dell’arrivo (anche per i viaggiatori essenziali, cioè coloro che lo fanno per lavoro o necessità)
  • quarantena obbligatoria: le persone che viaggiano da un’area rosso scuro dovrebbero essere sottoposte a quarantena come raccomandato dal Comitato per la sicurezza sanitaria e attualmente praticato da diversi Stati membri (anche per i viaggiatori essenziali)
  • scoraggiati tutti i viaggi non essenziali, fino a quando la situazione epidemiologica non sarà notevolmente migliorata: questo riguarda in particolare i viaggi da e verso le aree rosso scuro
  • misure di permanenza a domicilio e chiusura temporanea di alcune aziende: in considerazione dei rischi legati a un numero molto elevato di nuove infezioni, la Commissione continua comunque a raccomandare, sulla base degli orientamenti dell’ECDC, che gli Stati membri accettino di adottare, mantenere o rafforzare gli interventi non farmaceutici come, in particolare nelle aree classificate come rosso scuro, per rafforzare i test e il tracciamento e per aumentare la sorveglianza e il sequenziamento dei casi COVID-19 per raccogliere informazioni sulla diffusione di nuove varianti di coronavirus più infettive.

Le Regioni che rischiano di finire in zona rosso scuro

La cartina mostrata dal commissario europeo per la Giustizia, Didier Reynders, mostra un’Unione quasi tutta rossa. Ma alcuni territori sono delimitati da un colore più scuro, segno di un’elevata circolazione dell’infezione.

Tra le aree a rischio rosso scuro ci sono e alcuni territori in Francia, Germania e Paesi scandinavi. Ma anche ampie zone di Portogallo, Spagna e Irlanda. E ci siamo anche noi: l’Italia è tra i Paesi Ue che presto potrebbero avere zone rosso scuro.

Sarebbero tre le Regioni più una Provincia autonoma che rischierebbero di diventare rosso scuro (condizionale d’obbligo perché per ora si tratta solo di una proposta):

  • Emilia Romagna
  • Friuli Venezia Giulia
  • Provincia autonoma di Bolzano
  • Veneto.

La mappa presentata dal commissario è stata disegnata secondo gli ultimi dati raccolti dall’Ecdc lo scorso 17 gennaio, quando il Friuli Venezia Giulia presentava un tasso di 768 casi ogni 100mila abitanti, Bolzano 696, il Veneto 656 e l’Emilia Romagna 528.

I presidenti di Emilia, Friuli e Veneto, alla notizia secondo cui le loro Regioni rischiano di entrarvi secondo i parametri Ue, hanno reagito con grande durezza: “Imporre ai nostri cittadini test e quarantena per viaggiare nell’Ue significherebbe penalizzare” chi fa tanti tamponi e non “operare una valutazione su parametri epidemiologici oggettivi”.

“L’Emilia-Romagna, con i dati attuali, non correrebbe certo il rischio di entrare a livello europeo in zona rosso scuro, ammesso che l’ennesima sfumatura cromatica possa essere il miglior modo per contrastare l’epidemia”, ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini.

Il governatore veneto Luca Zaia, invece, ha detto: “Immagino che l’Ecdc parta dalla considerazione che i dati italiani siano uniformi. È un errore di fondo che porta a dati fuorvianti. Bisogna ribadire per l’ennesima volta che il numero di positivi a settimana su centomila abitanti dipende dalle positività che si trovano facendo tamponi”. Fonti di governo al momento fanno sapere che non c’è alcuna ipotesi di inasprimento delle misure restrittive in Italia.

Le regole di viaggio in Ue per chi viaggia per lavoro o necessità

Dato l’aumento del rischio, anche i viaggiatori essenziali come gli operatori sanitari, le persone che viaggiano per motivi familiari o di lavoro imperativi provenienti da aree rosso scuro dovrebbero sottoporsi a test e a quarantena, a condizione che ciò non abbia un impatto sproporzionato sull’esercizio del loro funzione o esigenza essenziale.

I lavoratori dei trasporti, la cui esposizione alla popolazione generale durante i viaggi è tipicamente limitata, non dovrebbero essere tenuti a mettersi in quarantena e in linea di principio essere esentati dai tamponi relativi al viaggio. Le stesse esenzioni dovrebbero applicarsi in caso di transito di viaggiatori essenziali.

Gli Stati membri potrebbero fare un uso maggiore dei test prima della partenza anche per le aree attualmente mappate come arancione, rosso o grigio. Le persone che tornano nel loro Stato membro di residenza dovrebbero invece essere autorizzate a sostenere un test dopo l’arrivo.

Per chi vive nelle regioni di confine

Le persone che vivono nelle regioni di confine dovrebbero essere esentate da alcune delle restrizioni di viaggio. Se hanno bisogno di attraversare frequentemente il confine, ad esempio per motivi familiari o lavorativi, non dovrebbe essere richiesto di sottoporsi a quarantena e la frequenza dei test richiesta dovrebbe essere proporzionata.

Se la situazione epidemiologica su entrambi i lati del confine è simile, non dovrebbe essere imposto alcun requisito di test.

Gli Stati membri dovrebbero anche cercare di evitare interruzioni dei viaggi essenziali, in particolare per mantenere i flussi di trasporto in linea con il sistema delle “strade verdi” ed evitare interruzioni della catena di approvvigionamento.

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