Rt basso ma contagi alti: perché non è un errore e cosa significa davvero

Com'è possibile che il cosiddetto indice di trasmissibilità Covid nazionale non sempre cresca sopra 1 anche a fronte di un aumento consistente dei casi di contagi?

Dopo la pubblicazione dei vari report Iss delle ultime settimane in molti avete chiesto a QuiFinanza come sia possibile che il cosiddetto indice di trasmissibilità Covid, Rt, nazionale non sempre cresca sopra 1 anche a fronte di un aumento consistente dei casi di contagi. Come interpretarlo questo Rt?

Partiamo con il dire che l’indice Rt (dove t è la variabile che indica tutti gli istanti successivi al momento iniziale 0) indica la variazione nel tempo dello stato di contagiosità in una certa zona (regionale), che a sua volta dipende da quali misure le regioni hanno messo in campo e dalla loro efficacia.

Cosa misura l’Rt e cosa l’andamento dei contagi

Rt e andamento dei contagi non sono in contraddizione ma danno informazioni complementari. Spieghiamo perché.

I due indicatori sono calcolati su dati leggermente diversi. Infatti il conteggio dei casi si riferisce al numero complessivo delle persone con infezione confermata da SARS-CoV-2 diagnosticate ciascun giorno sul territorio italiano (per data di diagnosi), mentre l’Rt è calcolato sul sottogruppo dei casi con sintomi non importati e riferito ai tempi in cui questi sintomi si sono sviluppati, per data di inizio sintomi.

Il calcolo dell’Rt è relativo ad una parte della curva e ad un periodo temporale “sfalsato” di circa 1 settimana. Inoltre, l’Rt viene calcolato solo sui casi sintomatici. Perché?

Come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, il metodo statistico di calcolo di Rt è robusto se viene calcolato su un numero di infezioni individuate secondo criteri sufficientemente stabili nel tempo. Regione per regione, i criteri con cui vengono individuati i casi sintomatici o i criteri con cui vengono ospedalizzati i casi più gravi sono costanti, e il numero di questo tipo di pazienti è quindi strettamente legato alla trasmissibilità del virus.

Screening e trasmissibilità del Covid

Al contrario, l’individuazione delle infezioni asintomatiche dipende molto dalla capacità di effettuare screening da parte dei dipartimenti di prevenzione e questa può variare molto nel tempo.

Ad esempio, la capacità di fare screening può aumentare significativamente quando diminuisce l’incidenza totale della malattia e quindi il carico di lavoro sul sistema sanitario. Il risultato è che un maggiore o minore aumento dei casi asintomatici trovati non dipende dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate.

Per questo l’Iss ha scelto di stimare la trasmissibilità di SARS-COV-2 nelle diverse Regioni italiane fin da febbraio 2020 a partire dalla curva dei casi sintomatici giornalieri in quanto meno influenzato dal cambiamento che si è verificato in Italia nelle politiche di accertamento diagnostico su soggetti asintomatici, che sono mediamente circa il 40% dei positivi scovati con i tamponi.

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