Covid, da Ricciardi a Crisanti è allarme variante inglese: rischio lockdown

Alla vigilia della riapertura degli impianti sciistici gli esperti lanciano l'allarme per la diffusione della variante inglese

In Italia circa un contagio su 5 da coronavirus è della variante inglese. Il dato, il 17,8% sul totale dei casi, è stato reso noto dall’Istituto Superiore di Sanità che nei giorni scorsi ha chiesto alle Regioni un’analisi dei tamponi diretta a verificare la prevalenza della diffusione del ceppo britannico, considerato molto più contagioso rispetto alla versione originaria. Uno scenario che fa scattare l’allarme tra gli esperti e c’è chi invoca un nuovo lockdown.

Covid, da Ricciardi a Crisanti è allarme variante inglese: la richiesta dei virologi

In particolare il virologo Andrea Crisanti, riprendendo l’appello del consulente  del ministero della Salute Walter Ricciardi, dice all’AdnKronos: “Un lockdown nazionale? È quello che ho detto anche io. Fra una settimana la variante inglese si diffonderà a una velocità senza precedenti e qui si parla di riaprire tutto“.

“C’è un totale scollamento tra quelle che sono le aspirazioni della gente, come vengono interpretate dalla politica, e quella che è la realtà – spiega Crisanti. Ancora non ci siamo allineati con l’esigenza di fermare il contagio. La variante inglese è già nel 20% dei casi in Italia.”

“Il vero problema è che manca un piano nazionale di sorveglianza delle varianti. Se una variante emerge in qualche posto c’è solo una cosa da fare: non la zona rossa come quella di ora ma una zona rossa come era quella di Codogno. Per impedire che si diffonda non ci sono alternative. La variante inglese è destinata ad aumentare. In tre settimane è passata da meno di 1% al 20%, è quella che diventerà predominante nel nostro Paese” è l’analisi del professore di microbiologia e direttore del dipartimento di Medicina molecolare all’Università di Padova.

Covid, da Ricciardi a Crisanti è allarme variante inglese: la riapertura degli impianti sciistic

L’esigenza del ritorno a un lockdown nazionale è stata sollecitata nelle ultime ore dal professore Walter Ricciardi, consulte del ministro della Salute, anche alla luce della ripartenza della stagione sciistica.

Ma Ricciardi lancia l’allarme e spiega come a suo parere sia “urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata”, annunciando di volere riferire la sua proposta al ministro Roberto Speranza.

Sotto accusa la riapertura degli impianti sciistici a partire dal 15 febbraio nelle regioni gialle, che adesso ritorna in discussione.

“In questo momento – ha aggiunto il professore di Igiene – le attività che comportino assembramenti non sono compatibili con il contrasto alla pandemia da Covid-19 in Italia ed gli impianti da sci rientrano in tali attività. Non andrebbero riaperti“.

“Non dimentichiamo che la variante inglese è giunta in Europa proprio ‘passando’ dagli impianti di risalita in Svizzera” ha sottolineato Ricciardi.

Parole in linea con il parere che il Comitato tecnico scientifico ha consegnato al ministro Speranza, alla richiesta di valutare le condizioni per una ripresa delle attività sportive invernali.

Secondo la riposta del Cts, che rinvia la decisione alla politica, alla luce delle “mutate condizioni epidemiologiche” dovute “alla diffusa circolazione delle varianti virali” del virus, “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”.

Molto duro in merito ancora Andrea Crisanti: “Sembra che i consulenti del ministero si siano svegliati adesso. Riaprirli è una follia totale”.

“La responsabilità di questa situazione è tutta dei politici, se si fosse continuato il lockdown di maggio e invece di sparare al virus con le pistole ad acqua come gli antigenici, si fosse fatto un programma di sorveglianza non saremmo a questo livello. L’epidemia non si vince con la demagogia” conclude il virologo.

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